A cura di Pierpaolo Moroni

Se è vero che le valute digitali crescono e diventano sempre più importanti, è comunque il contante a dominare la maggior parte dei pagamenti europei. Secondo un recente report della BCE, il 79% dei pagamenti nell’eurozona durante gli ultimi due anni è stato effettuato tramite contanti. La situazione varia fortemente tra i 19 stati membri. I contanti sono predominanti nell’Europa meridionale, mentre la percentuale si abbassa notevolmente nei Paesi Nordici. Così, ad esempio, in Svezia i pagamenti cash, dal 2009 ad oggi, sono crollati del 44%. In Gran Bretagna, la quota delle transazioni senza moneta fisica è passata dal 47% nel 2011 al 58% del 2017. Nella lontana Corea del Sud c’è addirittura l’ipotesi che dal 2020 verrà fatta cessare la circolazione delle stesse monete. Insomma, il futuro è dei pagamenti elettronici. E l’Italia come affronta la questione? Il nostro bel Paese è aggrappato al contante. Siamo terzultimi in Europa per pagamenti cashless, solo il 14% contro l’86% in contanti (la peggior performance appartiene alla Grecia con l’88%). Un altro dato molto significativo è quello relativo ai prelievi presso gli Atm. L’Italia è il Paese dove la cifra di denaro prelevato agli sportelli fa registrare la crescita più alta nei 5 paesi europei definiti “big five” (Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna). Nel nostro Paese infatti, dal 2008 al 2016, i prelievi sono aumentati dell’8,9%, passando da 97,9 a 193,6 miliardi di euro. Di pari passo, rimaniamo nelle retrovie (quartultimi prima di Grecia, Romania e Bulgaria) per utilizzo di carte di pagamento: nel 2016 sono state 43,1 le transazioni pro-capite effettuate con carta in Italia. Ma c’è di più: il contante in circolazione continua ad aumentare, è tra i valori più alti dell’Eurozona in rapporto col Prodotto interno lordo e ci pone davanti a problemi già noti, come la tracciabilità del denaro e l’irrefrenabile economia sommersa che sfugge al fisco. La soluzione sarebbe rappresentata da una serie di norme, che i singoli Stati dell’Unione hanno dovuto recepire nella propria legislazione nazionale entro il 13 gennaio 2018, il cui scopo è quello di promuovere lo sviluppo di un mercato interno dei pagamenti al dettaglio efficiente, sicuro e competitivo, rafforzando la tutela degli utenti dei servizi di pagamento, sostenendo l’innovazione e aumentando il livello di sicurezza dei servizi di pagamento elettronici. In questo modo, l’introduzione di tale normativa UE chiamata PSD2 (payment service directive) potrebbe dare nuovo ossigeno al settore. O almeno questo è quello che ad oggi si spera. Pagamenti elettronici e innovazione o contanti nel portafoglio?