Di Clotilde Formica–  

 

Il rapporto con il mio paese natio non è mai stato semplice, quando sei un’adolescente con la testa fra le nuvole e i libri, vivi la realtà del paese come un limite, una sorta di gabbia dalla quale vorresti scappare.

Crescendo ho avuto la possibilità di studiare nella Capitale, una città che mi ha offerto tutto ciò che il paese non era capace di darmi. Non avrei però mai pensato che dopo un paio d’anni mi sarebbe mancato proprio quel paesino tra le montagne. Improvvisamente ho realizzato tutto quello che, di contro, la città non era in grado di offrirmi. È proprio vero che, a volte, è necessario perdersi per ritrovarsi.

Ho riscoperto me stessa tuffandomi nell’acqua fredda del fiume di casa, nel fresco vento estivo, nell’odore e nel calore dell’acqua sulfurea, nei tramonti che si adagiano sulle mie montagne e nelle notti infinite al sapore di birra con le amicizie di sempre, che per quante volte potrai cadere, sapranno sempre come farti rialzare.

Nell’ultimo anno ho imparato quanto sia importante viaggiare, aprire sempre la mente a ciò che è nuovo. Maggiormente, però, ho capito che è proprio la magia della novità ad alimentare la nostalgia dell’ordinario.

“Le radici sono importanti” dice la Santa a Jep Gambardella, proprio così “La Grande Bellezza” potrebbe nascondersi sotto il nostro naso, mentre siamo intenti a cercarla altrove.