a cura di Leonardo Esposito

Quando si vuole cambiare un paese, deve essere tenuta a mente una regola base: 1) le cose devono essere ribaltate, altrimenti il vulgus non se ne accorgerà mai, e 2) il processo durerà anni.

Il Governo del Cambiamento è riuscito a infrangere questa regola in modo paradossalmente preciso: non è cambiato nulla, ed è successo incredibilmente in fretta.

Anzitutto, le basi. Qual era l’idea fondamentale del MoVimento 5 Stelle? Stop alla vecchia politica e basta compromessi e inciuci. In 88 giorni sono riusciti ad andare a letto con un partito fondato nel 1989, uno dei simboli della tanto odiata seconda Repubblica. E che si chiami “contratto di governo alla tedesca” o “regierungsvertrag”, un inciucio rimarrà sempre un inciucio.

Ma fondato il Governo arlecchino, queste sottigliezze sono necessariamente state accantonate. Era legittimo allora attendersi una squadra di governo che finalmente fosse preparata. Insomma, un taglio ai ministri con la terza media, non più il primo quivis de populo preso dalla strada. Esce poi fuori un Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico con la quinta superiore e che in sostanza non ha mai lavorato.

Sono dettagli, l’Italia dev’essere cambiata. Allora perché non riprendere dal governo precedente parte della politica migratoria (il fastidioso “#chiudiamoiporti”), fare un po’ di disinformazione e condire il tutto con qualche incidente diplomatico? Un’altra bella trovata sarebbe una riforma del lavoro, che finalmente tuteli i dipendenti ed incentivi all’assunzione. Poi è uscito il “Decreto Dignità” (che di degno non ha nemmeno il nome, piuttosto cacofonico), che non piace ai lavoratori, alle imprese, ai sindacati, alle associazioni datoriali, e personalmente neanche a me.

Tragedia a Genova: finalmente un governo che eviterà di saccheggiare voti sulle macerie. Poi, il vicepremier, sul luogo della tragedia, lancia una campagna di nazionalizzazioni dal sapore vagamente sovietico e viola qualsiasi regola di condotta in Borsa sparando informazioni privilegiate (la revoca della concessione ad Autostrade) in diretta nazionale, acuendo il tonfo di Atlantia.

Insomma, il Governo del Cambiamento non ha cambiato proprio niente. Anzi, ha riproposto il miglior ciarpame politico degli ultimi anni e lo ha lanciato a media sbavanti come la rivincita dei piccoli contro i fantomatici poteri forti.

Fortuna che per Di Maio il prossimo autunno sarà rovente. Perché finora tutto questo mi è sembrato una brutta freddura.

La barzelletta del Governo del Cambia-a-stento.