Di Roberto Vigorita

 

Netflix ha introdotto nelle case italiane un meccanismo fondamentale: tanto il giovane – che sia millenial o post 2000 – quanto l’adulto, sono attratti dal turbinio prorompente: serie, pubblicate per intero, favoriscono il binge-watching, ossia le maratone di molti, moltissimi episodi che, in cambio di una discreta connessione e un abbonamento, aprono un mondo di contenuti e intrattenimento.
Soffermandoci su una serie in particolare, anzi un blocco di serie, possiamo concentrare l’attenzione sul ciclo narrativo dei Defenders, della Marvel, che si occupa di narrare le storie dei nostri eroi preferiti. Diciamoci la verità, salvo qualche nerd patentato, nessuno conosceva le vicissitudini di Luke Cage, Jessica Jones o Iron Fist. Daredevil lo si può trovare più facilmente nella cultura pop: uno dei personaggi di punta della Marvel, sicuramente riconoscibile dai più (anche per il dimenticabilissimo film del 2003), ma di certo non al livello del fascino che esercitano gli eroi maggiori, come Iron Man e Captain America – attualmente verso la chiusura di un notevole ciclo narrativo del Marvel Cinematic Universe. Collocare quindi i nostri eroi “for hire”, come recitava una delle prime testate che introduceva Luke Cage, in un setting più piccolo dà i suoi frutti, cioè delle prime stagioni molto promettenti: visualizzazioni record, addirittura alcuni rumors hanno parlato di una possibile inclusione nel Cinematic Universe. Eppure, ci si sveglia sotto un altro sole: nonostante i rinnovi e un evento crossover, The Defenders, ed una terza stagione per il nostro Diavolo di Hell’s Kitchen, nonché una serie apposita con un comprimario di tutto merito, il Punitore, molte di queste non sono state riconfermate. Anzi sono state cancellate dal palinsesto della Netflix, dando un’amara conclusione a parte di questo universo. Perché? Semplice, Netflix ha perso un po’ il polso: è tutta una questione di ascolti, di intrattenimento e di apprezzamento dell’utenza. Luke Cage non ha colpito, Iron Fist non sfonda, Jessica Jones ha inanellato una serie di momenti molto assurdi nella seconda stagione. Infine, la durata: quello che appare evidente è la difficoltà del racconto nell’adattarsi ad una serializzazione in gruppi di 13 episodi, storie troppo stirate, ed un tasso di interesse che va e viene, risolvibile riducendone il run time a 8 o addirittura meno episodi. La prima stagione di Daredevil è una piacevole sperimentazione: ritmi poco serrati, analitica nei suoi personaggi; qualità che però a fatica le altre stagioni hanno saputo adeguatamente riproporre. Cosa ne sarà delle serie Marvel è un mistero: da grande amatore del genere, è facile soprassedere sui micro-errori o difficoltà narrative che non permetterebbero altrimenti di godersi questa portata deliziosa; tuttavia, ai più puntigliosi potrebbe dare fastidio e potrebbero abbandonare la visione. Ed è proprio questo quello che è successo a Daredevil. A mio avviso non occorre allarmarsi, ma riflettere sui lati positivi e negativi che una simile serializzazione può avere sulla narrazione. E se poi gli autori non riusciranno a portare la storia dove volevano – cosa, ahimè, molto probabile – ci sono sempre i Comics originali per soddisfare i nostri appetiti.