Di Giuseppe Muscato

Da quando ho scritto il mio primo pezzo per Iuris Prudentes ad oggi, i tempi sono davvero cambiati. Nell’arco di nemmeno cinque anni abbiamo assistito, (magari senza rendercene conto pienamente) a progressive trasformazioni nelle modalità di fruizione delle serie tv e dei contenuti cinematografici: mentre la cara vecchia tv generalista viene sempre di più abbandonata, almeno per ciò che riguarda l’intrattenimento “seriale”, un successo crescente è riscosso dalle piattaforme streaming come Netflix. Facile da usare, alla portata di tutti e buona alleata per le serate sul divano, è ormai diventata per molti di noi un’amica fedele. L’ultima novità, notevole per la varietà dei temi trattati nei soli 8 episodi che la compongono, è la serie spagnola “Elite”.
Come in un ricco minestrone, si mescolano fra di loro ingredienti diversi: attraverso il racconto delle storie di diversi personaggi si parla di razzismo, omofobia, integrazione islamica, HIV, bullismo, delinquenza giovanile, corruzione edilizia e rapporti fra genitori e figli. Il tema di fondo è però la lotta di classe fra due distinti gruppi di studenti, che sembrano, a volte, nemici acerrimi, altre volte, alleati. La storia comincia da un tragico evento: il crollo del soffitto di una scuola pubblica, che costringe i ricchi e corrotti costruttori senza scrupoli a salvare l’immagine pagando gli studi in una prestigiosa scuola privata a tre degli sfortunati studenti. È dall’incontro di questi studenti con i ricchi che comincia a maturare la lotta di classe: interessi, princìpi, valori, punti di vista e prospettive future molto diverse, che portano spesso allo scontro. La serie ha il pregio di alternare proprio queste due opposte facce della medaglia, fingendo di voler sposare ora l’uno, ora l’altro modo di vivere e di pensare. Nel corso della storia non tardano ad arrivare però anche le confidenze e la collaborazione fra i ricchi e poveri, quasi come se, dopo aver acuito alla massima potenza il conflitto, si volesse minimizzare le differenze e far apparire la lotta di classe più apparente che reale. Le scene e i dialoghi a volte sono un po’ grotteschi ma mai banali, e spesso vogliono ridicolizzare i pregiudizi o mettere in luce ipocrisie e falsità. Diverse le note di colore: oltre al rosso della passione che fiorisce fra gli studenti, anche il giallo di un omicidio consumato durante la festa di fine anno della scuola. In effetti, è proprio l’omicidio il filo conduttore delle puntate, in ognuna delle quali si alternano gli interrogatori della polizia ai diversi personaggi, fino all’amara scoperta di un killer impunito e di un innocente arrestato.