A cura di Clotilde Formica-

 

Ci sono momenti nella vita in cui continuiamo a chiederci chi siamo e se la nostra presenza nel mondo sia semplice esistenza o se abbia un suo, seppur minimo, significato.

Era proprio così che mi sentivo quando ho, distrattamente, fatto partire la prima puntata di quella che sarebbe diventata la mia serie tv preferita: Lost.

Un nome semplice dal significato sconfinato perché, in fondo, è uno stato d’animo. Io stessa mi sentivo persa in un luogo apparentemente irraggiungibile per chiunque altro.

 

Un aereo di persone sopravvissute a loro stesse: Oceanic Fly 815.

Un occhio che si apre sul mondo e poi il caos.

 Inizia il viaggio.

 Proprio così, LOST è una continua crescita che, con pazienza, approda al tanto discusso finale, che non assume lo stesso significato per tutti poiché rappresenta il riassunto del tragitto percorso.

Nel mio viaggio ho compreso, però, che non tutti sono adatti a viaggiare: è un’attività che richiede pazienza e dedizione. Qualità desuete, nell’era del Binge Watching e delle serie tv sprint, create per essere divorate in un paio di giorni.

 

Live together, die alone

 Lost mi ha insegnato che dobbiamo imparare a vivere insieme o moriremo soli, dobbiamo avere il coraggio di condividere la nostra vita con chi ci circonda perché è solo aiutandoci a vicenda che si alleggerisce il carico di responsabilità che siamo chiamati a fronteggiare.

La solitudine, infatti, ci indebolisce, ci rende confusi, e senza accorgercene inziamo a disgregarci.

C’è un solo modo per guarire: trovare una costante in grado di ricomporre i nostri pezzi.

 

“La costante può essere una persona?”

L’anello di congiunzione tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. La costante è quella persona che va oltre le apparenze e appone i punti di sutura alle ferite non ancora cicatrizzate.

È per tutto questo e molto altro, che Lost è LA serie, nonostante le imperfezioni, i buchi di trama ed i vari errori. È così profonda da modellarsi addosso a chiunque abbia l’ardire di andare oltre la superficie e affrontare se stesso attraverso I personaggi.

Così, insieme a John e Jack, ho imparato a bilanciare la fede cieca e il cinismo.

Insieme a Sayid ho compreso che non è tutto bianco o nero e che non è il nostro passato a definirci.

Sawyer mi ha insegnato a non nascondermi dietro falsa antipatia e menefreghismo per paura.

Tra le altre cose ho capito l’importanza di affrontare le debolezze con la sensibilità di Charlie e, finalmente, trovare la mia costante come Desmond.