a cura di Pierpaolo Moroni – 

Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America ha dichiarato di non avere motivo di mettere in discussione le affermazioni contenute in un rapporto stilato da parte delle aziende tecnologiche statunitensi, secondo cui non ci sono prove in base alle quali le spie cinesi usino un microchip per hackerare reti di computer americane. Aziende, tra cui Amazon e Apple hanno negato che i loro sistemi siano stati compromessi. Tuttavia, i media non sono di questa opinione. Poche settimane fa, infatti, le principali testate statunitensi hanno riferito che le spie cinesi avrebbero sfruttato le vulnerabilità della catena di approvvigionamento della tecnologia americana per infiltrarsi nelle reti informatiche di quasi 30 compagnie USA, (tra cui Amazon, Apple, una grande banca e appaltatori governativi) attraverso l’inserimento di piccoli microchip all’interno di determinati impianti tecnologici utilizzati dalle aziende.  Tra gli obiettivi c’era un appaltatore che creava software per mandare i filmati di droni alla CIA e comunicare con la Stazione Spaziale Internazionale. Nonostante ciò, aziende del calibro di Amazon e Apple hanno negato questo presunto spionaggio, e l’agenzia ha appoggiato le loro affermazioni. Adam Schiff, il massimo esperto del comitato di intelligence della Camera, ha dichiarato che “il fatto che la Cina abbia cercato di infiltrarsi nella filiera dei chip dei computer – purché sia vero – è profondamente inquietante e sarebbe l’ultimo esempio di pratiche aggressive e scorrette messe in pratica dal governo di Pechino per rubare i segreti ufficiali e commerciali dell’America”. La rivalità CINA-USA nell’ambito del settore ricerca e sviluppo di prodotti innovativi è destinata a continuare anche nel prossimo futuro. Ma è davvero possibile che la Cina abbia provato a spiare le aziende statunitensi?