Di Simonetta Trozzi

 

Non tutti forse sanno che l’articolo 9 della Costituzione fu generato con scetticismo, se non con fastidio, dai nostri padri fondatori. Prima di pervenire alla attuale formulazione della disposizione, inclusiva della “tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione”, fu necessario superare, in seno all’Assemblea Costituente, le convinzioni di coloro i quali ritenevano pleonastico, ridicolo o addirittura umiliante per l’oggetto stesso e per la dignità della Carta fondamentale, il riferimento all’arte e alla scienza come oggetto di una garanzia costituzionale. Settant’anni dopo, l’importanza dell’esistenza di tale tutela è così avvertita che se non fosse riportato negli atti dei lavori dell’Assemblea Costituente, non potremmo certamente immaginare che all’epoca fu condotto quel dibattito sulla sua opportunità.  

Il Fondo Ambiente Italiano, fondazione senza scopo di lucro, nata nel 1975 sul modello del National Trust, recepisce ed attua proprio il proposito di tutela enunciato nell’art. 9 della Costituzione, operando in tutta Italia per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico.

Dottoressa De Nuccio, dal 1975 ad oggi, cosa ha portato il FAI ad essere così diffuso e importante nella tutela del patrimonio artistico e culturale nazionale?

Èl’impegno forte e costante nella cura di luoghi speciali, a vantaggio delle generazioni presenti e soprattutto di quelle future, a caratterizzare il FAI. La Fondazione, nell’interesse di tutti i cittadini, operaper il consolidarsi di una cultura volta al rispetto dell’arte, della natura, della storia e delle tradizioni del nostro Paese. Alla base di tutto ciò vi è la convinzione per cui conoscere è il primo passo per imparare ad apprezzare e difendere un patrimonio che è parte delle nostre radici e della nostra identità. Per tale ragione il FAI mira a diffondere l’educazione e la conoscenza, promuovendo in questa maniera la fruizione e l’amore per l’ambiente, per il paesaggio e per il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Chi sono i volontari del FAI e quanto è importante il loro apporto alle iniziative della Fondazione?

A livello nazionale i volontari del FAI sono i principali, se non gli unici, attori protagonisti delle aperture delle Giornate Fai di Primavera e delle Giornate Fai di Autunno. Ma il loro contributo –direi il nostro contributo – perché anche io sono una volontaria, risulta determinante per la realizzazione anche di altri eventi che la Delegazione di Roma, come d’altra parte tutte le Delegazioni d’Italia, porta avanti durante l’intero anno, al di fuori degli eventi nazionali. I volontari sono la parte attiva della Fondazione e non solo. Possiamo dire che l’impegno come volontario del FAI è impegno civile perché rafforza il nostro senso di appartenenza alla comunità nella quale viviamo e il nostro status di cittadini.

Dunque, tramite il FAI anche chi non è un professionista del campo storico-artistico può avvicinarsi al patrimonio d’arte e natura italiano per contribuire e favorirne la condivisione?

Certamente. Tutti noi siamo volontari, a partire dal Capo Delegazione: ogni volontario può, avvicinandosi al FAI, come dice lei, dare il proprio preziosissimo contributo e, a seconda del ruolo che svolgerà all’interno dell’evento, contribuire alla sua buona riuscita e al successo dello stesso.

In questo periodo dell’anno sentiamo spesso parlare delle Giornate FAI di Primavera. In cosa consistono e quali beni saranno visitabili a Roma?

Le Giornate Fai di Primavera quest’anno tornano il 23 e il 24 marzo, per la 27a  edizione , in tutta Italia, come una grande festa, con oltre 1100 luoghi aperti straordinariamente, in 430 località e in 20 regioni. Èun fine settimana che il FAI vuole dedicare al proprio patrimonio culturale per sensibilizzare ciascun cittadino a scoprirlo e proteggerlo. E’ sicuramente un’esperienza particolare conoscere questi luoghi speciali perché spesso sono poco accessibili ed eccezionalmente visitabili solo in queste giornate. Sono beni, quindi, su cui è importante accendere i riflettori per poterli meglio tutelare e valorizzare. Le Giornate di Primavera sono anche un’occasione per visitare i Beni del FAI. Ci si renderà conto come, durante tutto l’anno, vi è chi si prende cura di questi luoghi recuperati o donati al FAI, “presidiandoli” giorno dopo giorno.È anche attraverso tali attività che la Fondazione vigilasulla tutela dei beni paesaggistici e culturali, nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione. In occasione delle Giornate Nazionali, oltre ai volontari, ci saranno anche 40.000 Apprendisti Ciceroni, ovvero ragazzi delle scuole secondarie di I e II grado che con grande entusiasmo e capacità guideranno i visitatori.

A Roma saranno visitabili sabato 23 e domenica 24 marzo il Palazzo Della Rovere, il Palazzo Firenze e l’Istituto Nazionale di Studi Romani; i siti aperti solo domenica 24 marzo sono, invece, il Palazzo della Consulta e la Chiesa di S. Silvestro al Quirinale.

Oltre alle Giornate Fai di Primavera e alle iniziative di recupero dei beni culturali attuate da ogni singola Delegazione, quali sono le altre iniziative nazionali e non del FAI?

Parallelamente alle Giornate FAI di Primavera che si svolgono a marzo, ci sono le Giornate FAI d’Autunno ad ottobre. Inoltre, durante tutto l’anno, la Delegazione di Roma organizza diverse manifestazioni quali il Cosa FAI Oggi e il Cosa FAI Stasera, che ripropongono la formula delle Giornate Nazionali. Ci sono poi visite culturali, gite, viaggi, corsi culturali e tantissimo altro.

Quale è il rapporto tra il FAI e le istituzioni nazionali che operano nel campo della tutela dei beni culturali nazionali?

Il FAI opera per la tutela dell’ambiente urbano e naturale, in antitesi al progressivo degrado della città e del territorio e alle inesauste pressioni speculative, attraverso la partecipazione al dibattito nazionale sui grandi temi dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale, in ciò collaborando con le forze più attive della società civile e con le istituzioni e gli uffici che a questo scopo sono istituzionalmente preposti (Ministero, Soprintendenze, etc.).

Un’ultima domanda. Quali sono i suoi primi ricordi con il FAI? Cosa l’ha spinta a prestare il suo contributo e a rappresentare il FAI?

I miei primi ricordi risalgono “un poco” indietro nel tempo: sono archeologa e all’epoca lavoravo presso la Sovrintendenza Capitolina. Ero impegnata in alcuni interventi nell’area archeologica del teatro di Marcello, di cui ero responsabile, e fui avvicinata dal Capo Delegazione di Roma di allora che mi chiese se avesse potuto portare un gruppo di iscritti al FAI a visitare il monumento. Ecco, la cosa non si realizzò per un gruppo soltanto, ma per una grande folla di visitatori! Fu questa l’occasione per avvicinarmi alla Delegazione, e quindi al FAI. Dopo quell’evento mi entusiasmai all’idea dell’iniziativa di apertura al pubblico e, oltre alla volontà di far conoscere e far apprezzare alle persone il monumento che in quel momento curavo e rappresentavo, si aggiunse quella di fare lo stesso, per quanto possibile, con il resto del nostro patrimonio artistico e paesaggistico. Ciò che mi ha spinto e mi spinge ancora, è il desiderio di crescere con i giovani, con i meno giovani, con gli altri; è la voglia di non smettere mai di rendersi conto che è sempre un’emozione farsi cogliere dalla bellezza del nostro Paese e di regalare questa emozione agli altri. Il patrimonio paesaggistico e culturale italiano ha bisogno di cure, ed è per questo che tutti insieme, tramite il FAI, ci impegniamo a proteggerlo, a tutelarlo, a valorizzarlo.

 

fonte dell’immagine di copertina: www.fondoambiente.it