Di Edoardo Licitra –

Le ultime parole, solitamente, sono le più dolci, non lasciano spazio a dubbi, non punti di sospensione. Oggi, alla vigilia del primo vero abbandono, riecheggia lo spirito con cui, cinque anni fa, Iuris Prudentes chiamava. Eppure, i punti di sospensione ci sono. Ciò che ci attende è più vasto, più spietato, quali certezze? In direzione di quale lido dirigere l’impeto dei vent’anni, tanto decantati dalle nostre pagine durante i semestri trascorsi? Ferma certezza, in tempi di dubbio, resta solo l’aver contribuito ad un’ambizione. Ambizione, la nostra, di voler dar voce giovane ed autorevole ai percorsi dei nostri colleghi. Volontà plastica di contraddire, con la forza della preparazione che ci affianca, chi ha fatto del ragionamento contemporaneo un’arma di offesa al buonsenso. Ardire di scrivere, a volte con malizia, spesso con rigore, semplicemente ciò che ritenevamo giusto. Le circostanze ci hanno supportato, a volte illuso. Forse abbiamo esagerato, ma sicuramente il rimorso non ci toccherà. Siamo stati giovani, abbiamo tempo per continuare ad esserlo. Iuris Prudentes, dal suo canto, renderà perpetuo l’impegno di chi ci ha preceduto, cristallizzando le età di chi questo giornale ha sempre servito. Sarà stucchevole, ma l’addio è d’obbligo, lasciamo gli spazi che per anni abbiamo riempito a chi ha dimostrato il medesimo orgoglio, consci che la nostra bilancia, che incrocia una penna, saprà ispirare i nuovi come con noi ha fatto. A noi: ci vediamo dall’altra parte.