di Anna Logorelli-

Agosto 2018. In quello che è considerato il mese più caldo della storia svedese, caratterizzato da devastanti incendi che hanno messo a dura prova l’ecosistema del Paese, una ragazzina siede di fronte al parlamento di Stoccolma con in mano un cartello che recita: “Sciopero scolastico per il clima” (“Skolstrejk för klimatet” in svedese). Si chiama Greta Thunberg, ha 15 anni ed ha la sindrome di Asperger. Da quel momento in poi, Greta decide che ogni venerdì si assenterà da scuola e si metterà di fronte al parlamento svedese, con il suo cartello in mano, nella speranza che il governo decida di rispettare i parametri imposti dagli Accordi di Parigi. Subito arrivano le reazioni di sostegno non solo della borghesia svedese, ma anche dei politici di tutto il mondo, specialmente i leader dei Paesi in cui la sensibilità al cambiamento climatico è maggiore, basti pensare, ad esempio, al primo ministro australiano. Nei mesi successivi, Greta ha partecipato alla Cop24 a Katowice, in Polonia, organizzata dalle Nazioni Unite per fronteggiare il mancato rispetto degli accordi di Parigi da parte di alcuni Paesi (tra cui anche gli Stati Uniti, considerati come una delle nazioni ad alto impatto ambientale del mondo). Qui la giovane attivista ha puntato il dito contro i delegati e i politici presenti, affermando che, nonostante dicano di amare i loro figli, in realtà stiano rubando loro il futuro. Durante il suo discorso, poi, Greta ha sottolineato come, nonostante la Svezia sia da molti considerata come un Paese piccolo e poco influente, e nonostante si ritenga che, per questo motivo, le iniziative che vengono intraprese lì non siano rilevanti sulla scena mondiale, in realtà la grandezza di un Paese non è importante, ma ciò che conta è che non si è mai troppo piccoli per fare la differenza. Infine, ha aggiunto che la nostra biosfera non può essere sacrificata per i guadagni di pochi individui. Da tutto questo, emerge chiaramente il contrasto delle sue idee sia rispetto alle politiche del presidente americano Trump, che del suo collega brasiliano Bolsonaro. Il primo, infatti, non esita a voler dimostrare che il cambiamento climatico sia infondato, ed è giunto persino a proporre la creazione di una task force di scienziati per abbassare ulteriormente le stime dei danni creati dal cambiamento climatico. Il secondo, dal canto suo, già durante la campagna elettorale e dopo la sua elezione ha minacciato di non voler più tutelare la foresta amazzonica, non punendo più chi disbosca alberi in maniera indiscriminate, così danneggiando gravemente anche le comunità indios che vi risiedono, e lasciandole esposte alle violenze di milizie armate che hanno come unico scopo quello di destinare il territorio appartenente a queste comunità allo sfruttamento commerciale. Quello che Greta vuole farci capire è che dobbiamo avere più cura del nostro pianeta, se vogliamo che le prossime generazioni possano viverci senza dover far fronte a fenomeni climatici violenti o temperature estreme che possono danneggiare l’agricoltura e il livello delle acque. Questo concetto è stato da lei ribadito anche durante il World Economic Forum di Davos. Qui la ragazza, arrivata davanti ai grandi dell’economia insieme ad altri attivisti della sua età dopo 32 ore di viaggio – in treno, e dunque a ridotto impatto ambientale – ha dichiarato, paragonando la Terra ad una grande casa in fiamme, che il clima è un tema che dovrebbe mandare tutti noi nel panico. Ha poi aggiunto che il grande successo dei leader mondiali è stato ottenuto a caro prezzo. Nonostante questi viaggi in tutto il mondo, Greta ogni venerdì continua a scioperare davanti al parlamento svedese, attirando con il suo gesto migliaia di giovani che come lei hanno deciso di assentarsi da scuola per partecipare agli appuntamenti previsti in tutto il mondo il 15 marzo per sensibilizzare i governi su una questione da loro considerata importante per il futuro. E’ ancora presto per dire se questi giovani riusciranno o meno a farsi sentire dai politici, ma ciò che conta è la loro voglia di cambiare e di rimediare agli errori del passato, con lo scopo di migliorare la qualità del mondo in cui viviamo, in modo da renderlo migliore per chi verrà dopo di noi.