di Alessandro Antonelli-

Lunedì 17 giugno ore 17:00

Consiglio di Stato, Palazzo Spada – Sala di Pompeo

Piazza Capo di Ferro 13, Roma

 

Nelle città si assiste all’emergere di un fenomeno sociale in costante crescita per ragioni ancora troppo poco indagate (ad es. l’impatto della crisi economica; la ridotta capacità di governo dei poteri pubblici; il progresso tecnologico; la maggiore diffusione di “sapere utile” nella società) che si può sinteticamente definire come la diffusione di una forma di “azione collettiva urbana”. Gli abitanti delle città, con maggiore facilità e fluidità rispetto al passato, si organizzano e chiedono di auto-gestire o co-gestire i c.d. “beni comuni urbani”, ossia spazi pubblici, beni pubblici o privati abbandonati, servizi o addirittura interi quartieri e, in ultima istanza, la città nel suo complesso come un bene comune.

La domanda che il giuspubblicista deve dunque porsi è quella di comprendere se e come questo fenomeno sia coerente con i valori e i principi fondamentali dell’ordinamento, in particolare con quelli di rango costituzionale, e quali possano essere gli strumenti per dargli rilevanza o riconoscimento, così come quali debbano per conseguenza essere i cambiamenti nei modelli di organizzazione e azione pubblica a livello urbano.

 

Così l’incipit con cui il professor. Iaione apre il libro “La Co-città – Diritto urbano e politiche pubbliche per i beni comuni e la rigenerazione urbana”, edito da Jovene e a cura di Paola Chirulli e Christian Iaione. Il libro, un vero e proprio vademecum per la città collaborativa, verrà presentato lunedì 17 giugno 2019 alle ore 17:00 presso il Consiglio di Stato nella magnifica Sala di Pompeo di Palazzo Spada (Piazza Capo di Ferro 13, Roma). Il libro verrà presentato in occasione di un dibattito sulla collaborazione civica come principio generale dell’azione amministrativa, che vedrà coinvolti numerosi professori, esperti, amministratori del settore pubblico. A dibattere, oltre ai due co-autori del volume (Paola Chirulli, docente di diritto amministrativo de La Sapienza e Christian Iaione, docente Luiss di diritto e politiche urbane e Regulatory Innovation, altri professori di università italiane e internazionali, tra cui Raffaele Bifulco della Luiss, Sheila Foster della Georgetown University, e esponenti della PA italiana, tra cui la Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana Rosanna De Nictolis e la Segretaria Generale dell’ANCI Veronica Nicotra.

 

Capiamo con uno dei due autori del volume il senso di quest’ultimo e perché l’Università Luiss co-organizza questo dibattito.

 

Professor Iaione, come nasce questo libro?

 

La Co-città nasce dalla collaborazione, come anche d’altra parte il nome stesso suggerisce, con professori di università italiane e internazionali, studiosi e ricercatori, amministratori pubblici italiani. Nasce da esperienze comuni con gli attori nominati prima, dallo studio di numerose esperienze di co-governance in diverse città del mondo e dal desiderio di innovare il diritto e di aiutare nella comprensione e definizione di modelli di “azione collettiva urbana” che sempre più stanno acquisendo importanza nelle città e di conseguenza nel diritto che queste regola.

 

Esperienze comuni, quali?

 

La Co-città, oltre ad essere il titolo del volume che presenteremo il 17 giugno in Consiglio di Stato, è una metodologia che con il gruppo di ricerca LabGov.City, composto da prof, giovani studenti e ricercatori Luiss, abbiamo sviluppato basandoci su anni di ricerca applicata in diverse città italiane e non, tra cui Roma, Bologna, Torino, Napoli, Reggio Emilia, Battipaglia, New York, e l’ultima arrivata, Capri. Questa ricerca si fonda inoltre sullo studio di numerosi casi e esperienze di governance collaborativa in giro per il mondo.

 

In cosa consistono queste esperienze?

 

Tramite progetti di ricerca applicata in collaborazione con istituzioni statali, enti locali, altri centri di ricerca, altre università, comunità locali, innovatori sociali, imprese, tentiamo di definire nuove politiche urbane con lo scopo di rendere l’azione pubblica a livello locale maggiormente attenta e proattiva nei confronti delle esperienze di governance collettiva e collaborativa di cui parlavamo sopra, come a Bologna o Torino, dove abbiamo contribuito alla stesura di innovativi regolamenti per la governance dei c.d. beni comuni urbani, e nuove politiche nazionali. Queste politiche ed esperienze prevedono spesso forme innovative di partenariato pubblico-privato-comunità, e in alcuni casi la sperimentazione di innovativi veicoli giuridici per l’azione degli abitanti delle città, come a Roma.

 

In cosa consiste la ricerca Co-Città?

 

Co-Città è il nome della ricerca, ma anche un protocollo metodologico e un indice analitico. L’osservazione e analisi di oltre 400 policies e progetti che favorivano la co-creazione, co-produzione e co-gestione di asset e servizi urbani in oltre 140 città (www.commoning.city NDR) ci ha permesso di identificare cinque principi di design e un kit di strumenti legali e di finanza per contribuire nella creazione di partnership tra attori pubblici, privati, cognitivi e del settore sociale, il modello della quintupla elica. Basandoci sulle sperimentazioni in diverse città, di cui parlavo sopra abbiamo codificato un progetto/policy cycle tramite cui le città interessate o singoli attori possono sperimentare con un approccio commons-based (dove per commons ci riferiamo ai beni comuni urbani, una rielaborazione incentrata sui contesti urbani del prof. Iaione e della prof.ssa Foster delle teorie e degli studi del premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom NDR) e affrontare le sfide urbane. Questo Co-City Cycle è composto di sei fasi: conoscere, mappare, praticare, prototipare, testare e modellizzare.

 

Cosa avete fatto a Roma?

 

A Roma Luiss-LabGov ha sperimentato la metodologia Co-Città, con il progetto Co-Roma, che ha ricevuto supporto prima dal MISE e dall’ENEA, quindi finanziamenti UE attraverso il programma Horizon2020 Open Heritage e che è stato adottato poi come buona prassi dal MIBAC attraverso il Piano Cultura Futuro Urbano. Grazie al progetto Co-Roma.it guidato da un gruppo di studenti e ricercatori della Luiss Guido Carli, in collaborazione con Sapienza e UniMarconi, sono state attivate iniziative di co-gestione e rigenerazione del territorio, a partire dai quartieri Alessandrino, Centocelle, Torre Spaccata. Tra i risultati del progetto la creazione di CooperACTiva, una cooperativa di quartiere multiservizi, che a partire dall’offerta di servizi per la valorizzazione del patrimonio di periferia, con iniziative di turismo integrato sostenibile, intende proporsi per produrre servizi alla persona, servizi energetici e digitali.

 

Come mai il Consiglio di Stato ha deciso di ospitare il dibattito?

 

Sempre più le Istituzioni stanno comprendendo l’esigenza di creare nuove forme giuridiche e di finanziamento che stimolino l’autoimprenditorialità, rendendo i cittadini protagonisti del risveglio della città. Le amministrazioni pubbliche più intelligenti infatti forgiano strumenti che abilitano questa cooperazione orizzontale semplificando e disintermediando i processi burocratici. Sempre più è avvertita l’esigenza di sperimentare a livello locale, attivando e mettendo in cooperazione risorse provenienti da università, associazionismo, terzo settore e mondo dell’impresa per provare a fornire strumenti di co-gestione di beni e servizi pubblici.

 

Grazie Prof, ci vediamo lunedì!