di Maria Canali De Rossi-

L’ambiente in cui siamo inseriti è un fattore fondamentale nella costituzione delle nostre identità. Cosa è infatti l’identità se non il risultato di un processo di distinzione tra il sé e l’ambiente? È il contesto in cui viviamo a fornirci le occasioni quotidiane per costruire giorno dopo giorno quello che siamo, per abbracciare o meno un’idea che ci viene proposta, per provare stima o disistima per i comportamenti ai quali assistiamo, per tessere quella tela di valori, conoscenze, pensieri e anche modi di sentire che costituiscono la nostra essenza, la nostra identità, e sulla quale, in fin dei conti, si basano le nostre scelte.

Come è noto, fino ai 18 anni il nostro ordinamento non riconosce la piena capacità di agire al minore, salvo specifiche eccezioni. Sostanzialmente non gli è riconosciuta la capacità di compiere scelte consapevoli, e questo perché, per l’appunto, la sua identità non è ancora sufficientemente solida e si teme che possa essere facilmente influenzato dall’ambiente esterno.

Quando siamo bambini, infatti, è qualcun altro a scegliere per noi, e non solo in quale scuola andiamo o che sport pratichiamo nel tempo libero, ma anche come ci dovremmo comportare, cosa è giusto e cosa è sbagliato fare, e noi diamo per buono ciò che ci viene detto. Poi, a poco a poco, ciò che ci viene detto dagli altri perde di autorevolezza, e cominciamo la tortuosa ricerca della nostra voce interiore.

È così che funziona: “uccidi il padre” e troverai te stesso, dove il “padre” non rappresenta solo i genitori, che sono le figure autorevoli per eccellenza, ma anche la società in cui ci troviamo a vivere, e tutti i dogmi che questa, inevitabilmente, come tutte le altre, porta con sé. È per questo che l’adolescenza è, nella maggior parte dei casi, un periodo di grandi tormenti interiori, perché non ci sono certezze, ma tutto deve essere messo in discussione, nella ricerca di risposte la cui provenienza è oscura.

Infatti, raggiunta ormai la consapevolezza di essere liberi di scegliere se conformarci o meno a quando ci è proposto dal contesto sociale, sulla base di quale criterio possiamo compiere questa scelta? Non credo sia possibile individuare tutti i fattori, interiori ed esteriori, che influenzano le nostre scelte, ma credo che ognuno di noi abbia una propria voce che lo possa guidare verso la scelta per lui più naturale e verso la versione più autentica di sé.

Perciò, a ogni individuo, anche ove non lo riesca a realizzare pienamente, appartiene un modo di essere unico che prescinde dall’ambiente, e, di conseguenza, potrà sempre rispondere alle sfide che questo gli pone sulla base di un proprio “coefficiente” personale, prescindendo da condizionamenti esterni.