Di Annachiara Di Domenico

Mangiare è forse il più grande piacere della vita e gli italiani, si sa, hanno una morbosa e atavica passione per il cibo e per tutto quello che riguardi il rituale giornaliero di riunirsi a tavola e nutrirsi. Il climax ascendente di italianità si raggiunge quando, davanti ad una tavola imbandita, gli abitanti del Bel Paese, parlano di cibo. E quante volte avete sentito dire dai vostri nonni, portatori di un’italianità antica, “un tempo aveva tutto un altro sapore”? Nella coscienza collettiva è presente la convinzione che la qualità del cibo di oggi sia diversa rispetto a quella del cibo che un tempo veniva prodotto e consumato. Vittime di queste accuse sono soprattutto ortaggi e frutta, ma anche prodotti naturali da allevamento. La causa principale potrebbe essere l’attuale sovrappopolazione: nel mondo siamo più di 7 miliardi e di conseguenza ci sono più di 7 miliardi di bocche da sfamare. La domanda di prodotti è in costante crescita e obbliga a ricorrere a metodi di produzione che non sempre seguono i processi naturali. E, mentre da una parte abbiamo le serre, che tendenzialmente seguono le regole di madre natura, dall’altra parte cresce il numero di agricoltori e allevatori che usano pesticidi, additivi e altri prodotti chimici con lo scopo di potenziare la produzione. Non solo vogliamo più cibo, ma lo vogliamo più bello e disponibile per tutte le stagioni. Così le grandi distribuzioni preferiscono acquistare prodotti non ancora maturi al punto giusto, ma esteticamente perfetti; preferiscono la frutta esotica o fuori stagione rispetto a quella che nasce e cresce secondo i dettami di madre natura. La frutta e gli ortaggi che mangiamo sono pieni di agenti chimici, la carne piena di ormoni: ecco perché il sapore sarà nettamente diverso rispetto a quello “di una volta”. Ma non è finita qui. L’inquinamento ha mietuto le sue vittime, e qui in Italia ne sappiamo qualcosa. Un tempo la Campania veniva soprannominata Felix, ma lo è ancora dopo tutti i piccoli disastri ambientali imputabili alle criminalità organizzate? Ciò che è coltivato nella “terra dei fuochi”, da sempre rigogliosa essendo alle pendici del Vesuvio, è per la maggior parte contaminato: il famoso pomodoro di San Marzano per come lo conoscevamo è quasi scomparso, la mozzarella di bufala è piena di tossine. Secondo la rivista americana “Good” alcuni alimenti diventeranno quasi irreperibili entro il 2030: il prezzo del pane aumenterà a causa della siccità e delle alluvioni che colpiscono i campi di cereali; diminuirà la produzione di cioccolato a causa dell’innalzamento delle temperature; il miele sarà addirittura un alimento raro, a causa della lenta moria delle api. Quali sono allora le soluzioni? Come riottenere cibo di qualità con il tanto anelato sapore di una volta? Le nostre scelte hanno un impatto sul pianeta. Basta, allora, fare scelte giuste quotidianamente, optando per prodotti di stagione, che rispettano il territorio e chi ci vive. E se la situazione volgerà per il peggio, gli scienziati hanno già proposto la loro soluzione: gli insetti. Questi piccoli esserini che il più delle volte ci provocano disgusto, infatti, sarebbero una fonte inestimabile di proteine e vitamine. Ora immaginate la scena: quattro italiani a tavola che mangiano insetti e parlano di quanto era buono “il cibo di una volta”.