Di Francesco Concetti-

La questione ambientale è oggi argomento vivacemente discusso, spesso senza esiti, talvolta a sproposito, magari per convenienza, ma è indubbio che rispetto al passato si sia fatto un notevole passo avanti, se non nei fatti, quantomeno nelle coscienze di molti.

Negli scorsi decenni infatti lo sviluppo produttivo e l’industrializzazione sono stati caratterizzati da un ritmo molto più che frenetico, nel tentativo di perseguire esclusivamente la massimizzazione del profitto, notorio obiettivo della teoria neoclassica, e prendendo in considerazione soltanto i fattori fondo a discapito di quelli flusso, ossia quelli che compaiono nel processo soltanto come input o soltanto come output, cosicché, ad esempio, è capitato che, nei paesi in via di sviluppo, venissero costruiti stabilimenti indipendentemente dai fattori produttivi a disposizione.

Contro il paradigma si pose l’economista Nicholas Georgescu-Roegen, romeno di nascita, statunitense di adozione. Egli spese la propria vita a diffondere l’idea secondo cui mantenere ulteriormente i principi che ancora oggi stanno influenzando le politiche economiche porterebbe necessariamente ad una condizione irreversibile. “Irreversibile”, per l’appunto, non è un aggettivo usato casualmente, infatti esso compare nella seconda legge della termodinamica, disciplina particolarmente vicina al Professore, per il quale doveva essere la nuova chiave di lettura dell’economia. Ad ispirare per tutto il XX secolo i suoi studi furono le conseguenze nefaste nelle quali i popoli si sarebbero imbattuti in considerazione della scarsità delle risorse naturali rispetto alla sovrapproduzione di beni e servizi nel mondo, un mondo nel quale sembra peraltro essersi capovolto il rapporto uomo – sistema economico, dal momento che non è più il primo a trovare nel secondo di che vivere, ma il secondo che necessita del primo per alimentarsi.

Alla luce di quanto detto, Geogescu-Roegen consiglia di porre particolare attenzione all’esistenza degli scarti, di ricercare metodi sostenibili sui quali basare le attività dell’uomo, il quale deve essere disposto a sacrificare il proprio stile di vita per adeguarsi alla disponibilità di risorse del nostro pianeta, e conseguentemente attuare quella che egli stesso definisce “decrescita”.