Dichiarazioni e riflessioni dei Direttori di Iuris Prudentes

di Simonetta Trozzi-

Caporedattrice Responsa

Quando nel 2009 il Professor Roberto Pessi, allora Preside della Facoltà di Giurisprudenza, consigliò a Bruno Tripodi di attribuire il nome “Iuris Prudentes” alla nuova testata del nostro Dipartimento, e di inserire, oltre alle due sezioni Fatto e Diritto e Via Parenzo 11, anche quella denominata Responsa, nessuno avrebbe immaginato la fortuna che quel nome e quell’idea di progetto così concepito avrebbe avuto e portato in 10 anni di attività. «Pochi sanno che tutto nasce da uno dei primi incontri con il Professor Pessi, quando il progetto della nuova testata venne presentato con un altro nome, “L’Express”, scelto come richiamo all’attualità giornalistica. E difatti, prima della definitiva approvazione, gli articoli di diritto non avevano una loro specifica denominazione. Fu proprio il Professore che suggerì il riferimento alla figura dei giurisprudenti, il cui compito, nell’antica Roma, era quello di collegare il diritto alla società e dare delle risposte, dei contributi giuridici anche autorevoli e dirimenti nelle controversie. Etimologicamente, quindi, il senso del nome dato al progetto è questo.»

150 sono stati i Responsa scritti dal 2009 ad oggi e mentre raccolgo le dichiarazioni del primo Direttore della testata, Bruno Tripodi, penso a quanto quell’augurio insito nel nome scelto dal Professor Pessi si è, nel tempo, inverato. «Numeri alla mano, si può dire che il successo è derivato anche dal fatto che chi ha scritto un Responsum ha poi avuto l’opportunità di vedersi accordata la tesi con il professore con cui aveva collaborato e alcuni sono diventati anche assistenti o collaboratori di studio. Questo per dire che scrivere un Responsum è un modo per dimostrare meritocraticamente le proprie capacità.»

Ma il Responsum così originariamente concepito, si caratterizza anche per un altro importante obiettivo. «L’idea del Responsum è nata anche per stimolare lo studente a cimentarsi con la scrittura giuridica. Si dice sempre che lo studente di Giurisprudenza è poco abituato a scrivere ed è per tale ragione che il Professor Pessi pensò che ciascuno dovesse avere l’opportunità di usufruire di questo spazio.”

Insomma, alle origini del Responsum c’è l’idea e l’augurio che si debba essere giuristi completi, capaci di interpretare il diritto facendosi mediatori tra il principio già operante e quello ancora da inventare.

Ma veniamo agli aspetti più tecnici. Si tratta, dunque, di una scrittura – quella del Responsum – che per essere funzionale al percorso di studi e per essere libera occasione di sperimentazione, è stata concepita come più vicina all’idea della redazione di un saggio che non a quella di un atto giuridico. Difatti, lo scrivere un Responsum comporta in primis l’impegno da parte del redattore nella scelta del tema da trattare. L’argomento non è mai imposto dalla redazione ma è sempre da lui proposto. Trovo conferma nella parole di Bruno: «Diversamente da quello che avviene in una riunione di Fatto e Diritto o di Via Parenzo 11, l’approccio non è top-down ma è bottom-up perché si vuole favorire l’attenzione e la curiosità di chi scrive, proprio come si fa con la scelta dell’argomento della tesi.»

Ed è così che, nel corso della nostra conversazione, si arriva alla definizione di Responsum: «Un Responsum è l’approfondimento giuridico di un tema che viene posto e affrontato il più delle volte dalla giurisprudenza. L’idea, fin dall’inizio, è stata quella di un contributo che non si limitasse soltanto alla ricognizione dello stato dell’arte o all’analisi di una decisione giurisprudenziale o di un contenuto dottrinale ma che si caratterizzasse anche per un apporto personale – sebbene non risolutivo – della questione affrontata, con l’esternazione delle peculiarità di pensiero di chi lo scrive.»

Dunque, oltre all’abilità nell’individuare l’aspetto della problematica giuridica oggetto di trattazione, sono necessarie anche la giusta dedizione e la preparazione che derivano da una componente più personale che redazionale, che si esprime, per ciascuno studente della nostra Facoltà, con la scelta nel penultimo anno del percorso universitario, di uno degli 8 indirizzi di studio proposti. Non a caso, andando a sfogliare i primi numeri della rivista, contestualmente alla presentazione di ciascun indirizzo, era programmata l’uscita di un numero speciale in cui, accanto all’intervista al Professore responsabile dell’indirizzo, vi era un Responsum per ciascuna materia.

Il tornare alle origini di questo genere, così come trattato nella nostra testata, non può evitare di fare menzione del fatto che nel corso degli anni è stato introdotto anche un sottogenere di Responsa denominato Nomoi, consistente in indagini su argomenti di dottrina e giurisprudenza condotte in contraddittorio con il professore esperto della materia. Anche altre forme di scrittura giuridica come le Segnalazioni giurisprudenziali, consistenti in analisi di una sentenza secondo uno schema fisso (il caso; la decisione; i precedenti; la dottrina), sono state sperimentate nell’ottica del lasciare libere le forme dello scrivere per chi decide di approfondire un tema giuridico, nell’ottica di una sperimentazione “professionale” all’interno dell’Università. Ecco perché, qualunque sia la forma di Responsum scelto dal redattore è sempre richiesta la sinteticità e la chiarezza nell’esposizione.

La curiosità di Caporedattrice mi ha portata a raccogliere le dichiarazioni dei Direttori che dal 2009 ad oggi hanno visto e hanno contribuito alla crescita di Iuris, e con esso del progetto dei Responsa. Nelle loro parole ho trovato indicazioni intrise di quell’augurio con cui il Professor Pessi aveva accompagnato la scelta del nome della nostra testata. Questo è lo sguardo al futuro.

 

Claudio Rinaldi

Il Responsum contro “la sindrome del foglio bianco”

Tra gli studenti di Giurisprudenza che si apprestano a scrivere la tesi di laurea, si annida da sempre un’avversione. Nel momento in cui il laureando accende il pc, si posiziona sulla scrivania e guarda il monitor, scatta la cosiddetta “sindrome del foglio bianco”. Per chi, dopo trenta esami quasi tutti orali, si trova a scrivere uno scritto lungo e complesso, non è infatti semplice approcciarsi al tema. Così sorgono dubbi sull’attacco della tesi, sul metodo da usare, su cosa merita di essere specificato e su cosa invece va soltanto accennato.

Quando dieci anni fa è stato fondato Iuris Prudentes, si è pensato che un articolo, pensato con la collaborazione di un professore, potesse sopperire al deficit di scrittura. Un pregio o un difetto – dipende dalle prospettive -, che la nostra facoltà porta da sempre con sé. Per questo dunque è nato il Responsum. Se dal 2009 ad oggi ne sono stati pubblicati oltre 150, vuol dire che l’obiettivo è stato raggiunto. Gli studenti ne hanno approfittato per allenarsi con il lessico giudico, per stringere rapporti con i professori e per capire come rapportarsi con loro. È stata una sfida vinta dagli aspiranti giuristi del

passato. Lo è ancora oggi e lo sarà domani. Approfittatene perché vi aiuterà prima con i vostri esami, poi a pochi mesi dalla laurea e infine nel vostro futuro lavoro di tutti i giorni.

Lunga vita al Responsum!

 

Danilo Capitanio

Il Responsum quale esercizio per diventare i professionisti del futuro

La mia esperienza personale in Iuris Prudentes ebbe inizio proprio con la redazione di un Responsum di diritto costituzionale, nel lontano 2011, persuaso dall’allora direttore Bruno Tripodi e dal capo-redattore Responsa Lorenzo Nardi. Per me, come per tanti altri, la scrittura di un articolo a carattere “scientifico” ha rappresentato il trampolino di lancio non solo verso il mondo scientifico, essendo ancora oggi cultore della materia in diritto costituzionale, ma anche e soprattutto nei confronti del post lauream. Infatti, contrariamente all’approccio didattico della facoltà di Giurisprudenza, le successive professioni (notaio, avvocato, magistrato) privilegiano di gran lunga la scrittura piuttosto che il “parlato”. Alla luce di ciò, i Responsa hanno rappresentato e rappresentano non solo la peculiarità più importante di Iuris Prudentes, ma anche il più importante esercizio di scrittura per gli studenti della Luiss, quali professionisti del futuro.

 

Francesca Coletta, Paolo Fontana

Il Responsum, il caso concreto e il diritto

La strada che porta dal libro al caso è fatta di domande, di analisi, di questioni da risolvere. Nel corso della vostra carriera professionale imparerete che il diritto è l’espressione della vita e senza rendervene conto diventerete esperti della specie umana. Il Responsum è l’inizio di questo percorso, una indagine critica e specialistica sul caso concreto. Occasione imperdibile non solo per chi di voi vorrà esprimersi in ambienti accademici, ma per tutti quelli che praticheranno il diritto.

 

Valerio Forestieri

Il Responsum quale punto di equilibrio tra ciò che siano e ciò che vorremo diventare

I Responsa sono il centro di gravità del giornale, il nostro vanto, la nostra peculiarità. Rappresentano il punto d’equilibrio tra ciò che siamo – studenti appassionati – e ciò che vorremmo diventare – affermati giuristi. Per sintetizzare la missione di Iuris Prudentes, non trovo metafora migliore del Responsum: un primo esercizio per prepararsi al mondo che ci aspetta, il primo confronto con l’arte del diritto.

 

Giulio Menichelli

Il Responsum: fiore all’occhiello di Iuris

I Responsa sono uno strumento incredibilmente multiforme. Scrivere un Responsum è il primo approccio al mondo della ricerca perché impone, prima ancora della tesi, un’attenta selezione delle fonti ed un meticoloso lavoro di stesura di un testo scientifico. Leggere un Responsum significa partecipare ad un processo di formazione collettiva che, tramite l’autore ed il docente referente, permette di far luce su temi molto specifici e degni di approfondimento che, però, non sempre trovano il giusto spazio nei programmi istituzionali. Per questo i Responsa sono la nostra più grande ricchezza, il vero fiore all’occhiello della nostra rivista.

DIRITTO PRIVATO ROMANO

Breve nota sulla natura giuridica dei responsa prudentium nel diritto privato romano

di Simonetta Trozzi

Caporedattrice Responsa

Nella sua opera De Oratore il giurista Marco Tullio Cicerone scriveva che se qualcuno gli avesse chiesto chi dovesse intendersi per giureconsulto, egli avrebbe risposto che era colui esperto nel respondēre, àgere, cavēre. Dunque, nel mondo del diritto privato dell’antica Roma, l’essere in grado di elaborare le formule necessarie per l’introduzione e lo svolgimento del giudizio (àgere quale agire processuale, quindi) e il padroneggiare gli schemi dei negozi giuridici per permettere ai privati di concludere i contratti più disparati (cavēre), non erano aspetti sufficienti a completare la figura dell’esperto di diritto.

Nel contesto di un diritto, quello privato romano, caratterizzato da una componente fortemente giurisprudenziale e da una minima parte versata in norme scritte e in principi codificati, il ‘rispondere’ concepito come attività del giurista volta a risolvere giuridicamente un dato problema a lui sottoposto – partendo dall’analisi del caso concreto per confluire nella elaborazione della regola dotata di autorevolezza in quanto soluzione resistente alla prova ripetuta dei fatti – era un dovere civico oltre che fondamento della propria professione.

I responsa erano opere essenzialmente di casistica, cioè risposte date dai singoli giuristi in ordine a problemi pratici sottoposti al loro esame. Essi costituirono fondamentale strumento di produzione ed interpretazione del diritto.

Come ci riferisce Pomponio, i giuristi scrivevano loro stessi ai giudici o coloro che li avevano consultati erano testimoni presso i giudici del responso ricevuto. Inizialmente, il fatto che il giudice accogliesse i responsi del giureconsulto quale soluzione della controversia a lui demandata derivava esclusivamente dalla persuasività del loro scritto. Bisogna ricordare che l’impatto dei responsa non si limita al rapporto giurista-pretore, in quanto il lavoro della giurisprudenza può essere utilizzato dal giudice. Inoltre, la funzione di consulenza creativa dei prudentes non si limitava ai giudizi formulari in quanto i loro pareri giurisprudenziali potevano guidare l’attività dei magistrati che dirigono i processi tra privati secondo le forme delle cognitiones extra ordine e potevano essere considerati dagli imperatori.

E’ con Augusto che accanto a questo tipo di responsi, vennero introdotti i responsa signata, ossia quelli sottoscritti da giuristi ‘patentati’, i prudentes, investiti unilateralmente dal princeps del beneficium di pronunciarsi con autorevolezza dirimente in ogni lite (c.d.. ius pubblice respondendi ex auctoritate principis). Gli iuris periti, dunque, in virtù di una autorizzazione imperiale, emettevano pronunce aventi stessa forza delle leges e interpretando i mores, determinavano la regola sociale di riferimento cui il giudice doveva attenersi. Il Digesto è infatti la raccolta di brani di giuristi classici cui è stata attribuita la patente di diritto ufficiale. Secondo uno scritto di Gaio, che

richiama un rescritto dell’imperatore Adriano, il giudice riacquistava la libertà di decidere autonomamente solo in caso di dissenso tra due o più opinioni, entrambe assistite dallo ius respondendi.

In sostanza, nell’antica Roma, esistevano due giurisprudenze. L’una, quella dei prudentes scelti dal princeps, con la quale si mettevano al sicuro un insieme di soluzioni normative univoche e non derogabili. L’altra rimessa al giudice e costituente ius controversum. Responsum però non è la sola parola che lo stesso Cicerone usava per descrivere le soluzioni normative proposte dai prudentes in quanto vi era anche il termine consilium e la locuzione sentenzia et opiniones. Lo ius respondendi durerà fino alla metà del secondo secolo, quando si creeranno le condizioni istituzionali per una nuova giurisprudenza tutta interna all’organizzazione del principato, che si sostituirà a quella dei prudentes. Sarà il consilium principis, del quale entreranno a far parte alcuni giuristi, che dirigerà l’esercizio della giurisdizione imperiale e ne fisserà i principi.

BIBLIOGRAFIA

BRUTTI M., Il diritto privato nell’antica Roma, Torino, Giappichelli 2015.

BURDESE A., Manuale di diritto privato romano, Torino, UTET 2016.

CORBINO A., Diritto privato romano, Padova, CEDAM 2019.

DEL GIUDICE F., voce Responsa Prudentium, Dizionario giuridico romano, Torino, Giappichelli 2017.

LOVATO A., PULIATTI S., SOLIDORO L., Diritto privato romano, Torino, Giappichelli 2017.