di Ludovica Spigone-

Martedì 9 Aprile, Salone della Giustizia Centro Congressi Parco dei Principi -Roma

Come è nata la nostra Costituzione? Dalle macerie materiali, morali e umane lasciate dalla guerra e dal fascismo e da un lavoro comune di uomini eminenti della cultura e della politica. Se ci si volge indietro, ci si chiede come sia stato possibile che in un anno e mezzo i costituenti, superando contrasti e divisioni, siano riusciti ad approvare un testo completo e di qualità quale quello della nostra Costituzione. L’hanno approvata a grande maggioranza, con 458 voti favorevoli, 62 contrari e nessun astenuto. Eppure erano tempi di forti ideali politici e di grandi contrasti in cui si contrapponevano due mondi, quello centrale e quello comunista ed in cui si contendevano il terreno le diverse ideologie: liberale, cattolica e comunista.

I costituenti sono riusciti a firmare la Carta costituzionale con tutte e tre le ideologie ed a realizzare un sistema che garantisse sufficientemente tutti.

È stato raggiunto tale traguardo poiché era comune l’intento di dare al Paese una Carta che potesse assicurare un futuro di democrazia e di libertà.

La nostra Costituzione è frutto di un alto compromesso: vi sono costruiti i valori delle diverse forze politiche presenti nel Paese e dunque dell’intera società, consegnati ad un processo di attuazione che nel tempo li ha rinnovati e trasformati.

Per tali ragioni la “giovane” e resiliente Costituzione significa vitalità, efficacia, modernità nel senso di appartenenza costante al nostro tempo.

Non ha ingessato le dinamiche sociali nella gabbia di una precostituita idea di bene comune bensì ha posto le premesse per uno sviluppo mediato dalla legge e sorvegliato dalla Corte costituzionale nelle diverse direzioni possibili. Ed in questo vi è la ragione della sua perdurante attualità.

La tecnica del bilanciamento tra valori confliggenti mostra che vi sono sempre molte alternative nel definire il punto di equilibrio e spetta alla politica sceglierne, ma resta lo zoccolo duro ed incomprimibile del nucleo essenziale di ognuno di essi. Se dunque la Costituzione è l’apparato scheletrico ed irriducibile di un corpo che si allarga o si restringe in base alle scelte politiche, appare chiaro che essa si propone ad accompagnare stabilmente la vita della Repubblica lungo sentieri anche molto differenti.

L’esigenza di rinnovamento e le delusioni se queste sono predite, appartengono all’agire politico ma non coinvolgono la trama costituzionale. Sotto tale aspetto una seconda ragione di attualità è per così dire “tautologica”, tuttavia solo in apparenza.

La costituzione merita di durare proprio perché è già durata a lungo: la storia conosce esempi di ingegneria costituzionale tanto lodati quanto miseramente naufragati e “Weimar” è il caso più celebre. Quella Costituzione si è rivelata inadatta al corpo sociale per il quale era stata pensata ma soprattutto non ha avuto il tempo di sedimentare e di abbinarsi attraverso l’esperienza.

La stabilità di una Nazione si deve a quella della sua Costituzione. Una sana e robusta costituzione è quella che si adegua ai mutamenti sociali e ringiovanisce con essi. Le Costituzioni che sono durate a lungo hanno avuto la possibilità di cambiare insieme alla società e sono per questo più nuove ed al contempo più sperimentate di costituzioni giovani le cui sorti sono incerte.

Inoltre esse generano con il tempo il patriottismo costituzionale al quale si affida la più formidabile ricchezza delle istituzioni democratiche: il popolo si identifica con i valori costituzionali percepiti come garanzia di

stabilità e prosperità, assicurazione di buona vita, punto di riferimento, guida. Tale sua prospettiva di ricchezza ne fa un ulteriore ragione di attualità.

Di recente, il Presidente della Repubblica Mattarella, sottolineando la saggezza dei Padri costituenti, ha ricordato, nel ricevere alcuni studenti, come la nostra Costituzione abbia consentito di superare momenti molto difficili nella storia del Paese proprio poiché ha saputo creare una condizione di equilibrio, ossia un sistema complesso di “pesi e contrappesi” ove nessuno da solo può avere troppo potere al fine di evitare che l’esercizio di quest’ultimo possa provocare il rischio di far perdere il senso del servizio e di far invece acquisire quello del dominio e della supremazia.

L’esperienza ha dimostrato, ed è un’altra e singolare ragione di attualità della Costituzione, che eventuali inefficienze di sistema non le sono addebitabili, anzi la forma di governo parlamentare è flessibile e pronta ad adattarsi alle contingenze del Paese ed agli effettivi rapporti di forza tra le sue istituzioni e le componenti politiche. A conferma di ciò, basterebbe pensare al continuo pendolo tra attivismo parlamentare e capacità di indirizzo del governo o anche al ruolo flessibile del Presidente della Repubblica che a seconda delle circostanze assume le vesti di protagonista per poi riprendere i suoi panni di arbitro.

La Costituzione italiana non è solo la nostra legge fondamentale. È espressione e simbolo di una idea di società democratica alla cui base vi è la persona, ogni persona, con i suoi diritti ed i suoi doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione. Una idea di società pluralista, aperta e tollerante, le cui ragioni dell’autorità si confrontano con quelle della persona relativamente ai suoi diritti e tutele che tuttavia non sono necessariamente destinate a prevalere.

Una Costituzione resiliente ma anche lungimirante: partendo dalle origini riesce a trovare spunti ambiti e ragioni di applicazione attuale. In tal senso è stata creata da persone mentalmente “lungimiranti”. È sempre in grado di ciò poiché coniuga la rigidità dei suoi principi con la sua elasticità applicativa. Ne sono una prova i giudici costituzionali che oggi riescono a parlare con il linguaggio delle Corti europee senza tuttavia lasciarsene condizionare. Le tre sentenze pilota di tale dialogo tra corti, la “Taricco”, la “Contrada” e la “Scoppola”, ci dimostrano quanto forte sia la capacità oggi della nostra Corte costituzionale di dialogare con le corti europee usando un linguaggio diverso ma pur mantenendo saldi i nostri principi costituzionali.

Nei suoi 70 anni di vita, ha attuato una tutela per i nuovi diritti emergenti, ha saputo governare le sfide della bioetica, ha risolto crisi costituzionali che non sarebbero state neppure immaginabili nel ’48, sa essere ancora oggi un patrimonio condiviso per tutti gli operatori giuridici e non, come un vento benefico per tutto il Paese seminando pace e democrazia… ed allora mi chiedo: perché cambiarla?