di Giulia Bove-

Il disegno di legge 735, meglio conosciuto come “ddl Pillon” dal nome del suo primo firmatario, intende apportare alcune modifiche in materia di diritto di famiglia, separazione, affido condiviso dei e delle minori.

Quattro sono i punti focali:

· Mediazione obbligatoria e pagamento una procedura ADR (Alternative Dispute Resolution), svolta da mediatori familiari professionali in un procedimento riservato;

· Equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari che mira a mantenere un rapporto equilibrato e costante del minore con entrambi i genitori, anche e soprattutto in termini;

· Mantenimento in forma diretta senza automatismi che prevede che il mantenimento sia ripartito tra i due genitori, ciascuno dei quali dovrà ripartirsi le spese sia ordinarie che straordinarie (cd.” Piano genitoriale”).

· Alienazione genitoriale, il comportamento adottato da uno dei due genitori per allontanare il figlio dall’altro genitore, punibile dal giudice con risarcimenti o la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Nonostante i buoni propositi, il disegno di legge 735 è stato criticato tanto da essere ritenuto inemendabile da diverse associazioni di avvocati, psicologi, giudici minorili, dalle relatrici speciali delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne. Da una lettera dell’ONU scritta il 22 ottobre scorso al governo italiano, emerge che le modifiche del ddl porteranno ad alimentare non solo la disuguaglianza di genere ma anche ad una mancanza di tutela delle donne e dei bambini vittime di violenza familiare. Il ddl ostacola il divorzio rendendolo una procedura più complessa (ed onerosa) legata all’impiego obbligatorio della figura di un mediatore; inoltre il ddl stravolge quanto fin ora portato avanti dal diritto di famiglia (tutela dell’interesse del minore e del genitore più debole, nei casi più

frequenti, le donne), facendo prevalere l’adulto economicamente più forte e dunque trasformando il concetto originario di bi-genitorialità. Ancora, il piano genitoriale redatto a pagamento durante la mediazione, tiene una parziale considerazione del minore soltanto parziale, riducendo la sua libertà di scelta. Tant’è che l’UNIONE CAMERE MINORILI ha affermato che il ddl si occupa del minore come ci si occupa di un “bene” che deve essere diviso a metà. Ancora, il ddl prevede una equiparazione astratta tra i genitori che ignora le reali condizioni di squilibrio di genere che esistono tra i genitori, ignorando, ad esempio, le pesanti dinamiche genitoriali che coinvolgono la madre, soprattutto dal punto di vista. Vince quindi l’adulto economicamente più forte. Il ddl comporterebbe poi la “privatizzazione della violenza”, in quanto l’obbligo d’impiego di un mediatore a pagamento nella risoluzione del conflitto familiare non essendo specializzato in tema di violenza e di abusi familiari, sposterebbe il conflitto in un ambito in cui vale l’obbligo di riservatezza; le Nazioni Unite temono, addirittura, che tale obbligo di riservatezza istituzionalizzerebbe la violenza all’interno della famiglia, limitando il potere dell’autorità giudiziaria.

In conclusione, il disegno di legge 735 risulta una proposta maschilista, punitiva nei confronti delle donne e di quelle conquiste con fatica ottenute nell’ambito giuridico sulla famiglia e sulla violenza domestica. Il ddl è attualmente in discussione alla commissione Giustizia del Senato mentre spetterà all’assemblea poi la votazione finale sul provvedimento nel suo complesso. Tuttavia, dagli ultimi sondaggi emergerebbe che il ddl, che ha il sostegno della Lega, vedrebbe fortemente scettico il M5S, che per voce di Luigi di Maio lo ha duramente criticato.

Alla luce di quanto affermato fin ora, il disegno di legge 735 appare come una sfida che l’Italia stessa non sembra pronta ad affrontare e che gran parte dei partiti politici stessi non voglia sostenere.

Il programma di Simone Pillon risulta essere una forma di regressione che di certo non spingerà l’Italia a crescere. Ma quale sarà il verdetto finale?