Di Aurora Leoci-

Forza, coraggio, determinazione: sono questi gli attributi che hanno caratterizzato le donne del mondo, che per secoli hanno lottato per il riconoscimento di quei diritti da sempre loro negati. Nonostante le innumerevoli battaglie, oggi non possiamo ancora parlare di uguaglianza tra i sessi. Le discriminazioni sul lavoro, le violenze, gli abusi, sono tutti segnali che ci avvisano che il messaggio fondamentale non è penetrato nella mente di ogni cittadino del mondo. In tema di abusi e di violenze, sono troppi i casi di donne la cui libertà non viene rispettata. Troppi “piccoli” uomini credono di poter abusare del corpo di una donna in nome di ripugnanti convinzioni. Spesso donne di tutte le età, vittime di questi abusi, si ritrovano incinte contro il loro stesso volere. L’aborto è stato un traguardo di grande rilievo nella storia dei diritti delle donne. Eppure negli ultimi giorni questa convinzione è stata messa in dubbio. Il 15 maggio 2019 in Alabama (USA), con il via libera del Senato e della maggioranza repubblicana del Parlamento, è stato vietato l’aborto a qualsiasi stadio della gravidanza e a prescindere dalle circostanze. La governatrice Kay Ivey ha dichiarato che questa legislazione si pone come una forte testimonianza della profonda convinzione dei cittadini dell’Alabama che ogni vita è preziosa ed è un dono da Dio. Le parole della governatrice non sono errate, poiché ogni vita deve essere tutelata, ma la legge prevede che sia vietata l’interruzione della gravidanza qualunque sia lo stadio e persino se la donna è stata vittima di violenza e stupro. Inoltre, stabilisce che i medici che la praticano rischiano 99 anni di carcere, 10 anni per coloro che la tentano. Nonostante le numerose proteste di donne scese in piazza vestite come in “Handmaid’s Tale”, la proposta è andata a buon fine, seppur impopolare.

Le proteste sulla nuova legge si sono diffuse in tutto il mondo, scatenando indignazione anche sui social. Chiunque si è espresso, spesso ironizzando: “Se gli uomini potessero rimanere incinta, gli aborti sarebbero effettuabili alle stazioni di servizio” (fonte: Twitter) e diffondendo la campagna “my body, my choice”. Una decisione del genere limita inevitabilmente i diritti delle donne e certamente non contribuisce a diminuire i casi di stupro e abuso. Qualcuno ha affermato che è stato fatto un passo indietro nella storia, ed è proprio così: maschilismo, discriminazione e ritorno alla figura della donna che di fronte a un abuso nulla può fare. La senatrice californiana Kamala Harris, candidata alle presidenziali del 2020, in un dibattito dello stesso 15 maggio, ha dichiarato: “In questo giorno, nel quale abbiamo visto cosa è successo in Alabama, siamo d’accordo nel dire che la salute delle donne è sotto attacco e noi non tollereremo una cosa del genere!”. L’opinione mondiale è ormai ovvia: quasi nessuno sembra essere d’accordo con la nuova decisione presa dai politici dell’Alabama. Per quanto possa risultare una legge “prolife” e riflettente gli ideali della religione cristiana, viola il principio fondamentale di uguaglianza che sta alla base della Costituzione americana. Vietando l’aborto, si vieta la libertà della donna: non può più decidere del suo corpo e della sua vita, non può più ribellarsi agli abusi e alle violenze che l’hanno afflitta per secoli.

Il caso dell’Alabama fa riflettere e permette di constatare che le donne, oggi, non hanno ancora smesso di lottare. Il traguardo che sembrava essere vicino, non è che soltanto una piccola luce che si intravede alla fine del tunnel degli orrori.