Di Clotilde Formica-

La rete è uno strumento giuridico-economico di cooperazione fra imprese le quali, sottoscrivendo un contratto di rete, si impegnano reciprocamente, in attuazione di un programma comune, a collaborare per accrescere la propria capacità competitiva sul mercato. Un valido esempio di rete è costituito da “Rete Destinazione Sud”, che punta a raggiungere questo scopo attraverso la formulazione di un “modello di destinazione” valido per tutto il Mezzogiorno. Ce ne parla più nel dettaglio il dott. Michelangelo Lurgi, presidente della Rete.

Dott. Lurgi, come è nata “Rete Destinazione Sud” e quali sono i fattori che hanno portato alla necessità di “fare rete”?

La Rete nasce da un progetto che si chiamava “i Turismi”, promosso da Confindustria nazionale, Federmanager e Fondirigenti, sotto il patrocinio dell’Unesco. È un progetto durato tre anni, nato nel 2007 e protrattosi fino al 2011. Parliamo di circa 12.500 ore di lavoro e di formazione con imprenditori di tutte e sei le regioni del sud Italia: Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna. Gli imprenditori, fondamentalmente, hanno lavorato insieme, coadiuvati dalle università del turismo, per capire quali fossero le problematiche che portavano il sud a non aver raggiunto un ruolo da protagonista nello sviluppo turistico e perchè fosse arretrato nella ricerca e nel posizionamento sui mercati esteri. Fu un lavoro enorme, che ha fatto sì che questi imprenditori si conoscessero e dessero vita ad un’ipotesi di ragionamento comune e di aggregazione.

Nel 2012 la Giroauto Travel, concluso il progetto “i Turismi”, dà vita ad un primo incontro con tutte le imprese della Campania dal nome “Mettiamo in rete il territorio”. A seguito di questo incontro ci si rese conto che era possibile pensare anche a qualcosa di più significativo ed importante: di conseguenza in due anni di lavoro, insieme a molti imprenditori che avevano partecipato al progetto “i Turismi” abbiamo fatto una serie di incontri in giro per il mondo, nonché alle fiere nazionali del turismo come Rimini e Milano. Da lì ci siamo confrontati e ci siamo chiesti se fosse possibile creare un’aggregazione per promuovere l’intero territorio e non solo la Campania. Così, nel 2013 insieme alla dott.ssa Lucia Scapolatiello, al dott. Marcello Formica ed altri amici, abbiamo fissato un primo incontro dal nome “Destinazione Sud” costituito da due giorni di confronto tra pubblico e privato, prima con gli imprenditori e poi con le istituzioni.

In seguito a queste due giornate, con la partecipazione di tecnici, sette università e rappresentanti della KPMG decidemmo di creare un progetto di aggregazione dal nome “Rete destinazione sud”. Nasce così la rete, nel maggio 2014, con la presa di coscienza, in tre anni di lavoro comune, che competere da soli è letteralmente impossibile in un mercato globale. L’unica possibilità che avevamo come imprenditori singoli era quella di aggregarci e cercare di competere creando un modello di sviluppo condiviso, quindi abbiamo pensato al concetto di “Destinazione”.

 

Un lupo solitario non sarà mai forte quanto un lupo nel suo branco, possiamo estendere la parabola ai piccoli e medi imprenditori italiani? Competere sui mercati, al giorno d’oggi, è diventata una sfida, in particolare se questa competizione si estende ai mercati internazionali. Da soli, anche sui soli mercati nazionali ed europei, diventa quasi impossibile farsi spazio, perché il mercato è molto evoluto, molto frammentato ed estremamente liquido e diventa difficile raggiungere l’obiettivo: il cliente.

Per raggiungere il cliente, infatti, è necessario lavorare come sistema, che vuol dire organizzazione, proposta omogenea, coordinamento, strategia comune. È vitale fare tutto questo perché, diversamente, il mercato non percepisce l’offerta del singolo imprenditore come un’offerta valida, è questo il motivo per cui ancora oggi molti imprenditori, in particolare chi opera nel settore alberghiero, è succube dei grandi players mondiali come Booking ed Expedia, infatti, l’unico modo per proporsi sul mercato è inserirsi in questi portali. Quindi, se parliamo degli albergatori, è necessario lavorare in “branco”. La rete, però, non va intesa come branco, ma come sistema: Il branco caccia solamente, il sistema organizza.

È importante fare in modo che il sistema consenta la valorizzazione dell’area in cui il branco opera. Le destinazioni nascono per fare in modo che un intero sistema di attrazioni e di comuni che fanno parte di una destinazione siano organizzati, si propongano e siano visibili sul mercato internazionale, quindi non si va sul mercato solo come lupi, ma come un unico settore, con tutte le potenzialità: non solo turismo ma anche agricoltura, artigianato, industria, commercio e ovviamente tutto ciò che ha a che fare con risorse naturali e parchi. Oggi, si lavora con tutto quello che si è capaci di attrarre in una destinazione: dal monumento al museo, dall’eccellenza gastronomica al turismo, dall’artigianato all’agricoltura ecc. Tutti questi, sono fattori di attrazione. Bisogna lavorare sui mercati e andare sui mercati “in branco” per far si che ognuno porti a casa una parte del risultato.

 

In Italia a volte pensiamo che per fare turismo basti avere cibo, mare e storia, cose di cui l’Italia è ricca, ma è davvero sufficiente al giorno d’oggi? È possibile scardinare l’idea di turismo meridionale dal concetto di alta e bassa stagione?

In Italia ancora c’è qualcuno che pensa che basti avere cibo, mare e storia per poter competere. Va detto che è ormai un discorso anacronistico, anche un imprenditore meno avveduto intuisce che ciò non basta. Tutti i paesi del mondo hanno cibo mare e storia, sicuramente non alla nostra altezza e con il nostro bagaglio.

L’Italia è un paese che eccelle sotto tutti i punti di vista, ma questo non basta, oggi il mercato vuole altro. Bisogna superare il concetto che solo perché siamo belli e bravi il turista dovrebbe essere attratto dal nostro Paese, oggi vendono le destinazioni che sono più evolute nella commercializzazione e nell’organizzazione dell’accoglienza. La differenza la fanno i mezzi di trasporto. Non si può fare turismo se non ci sono aeroporti e se le strade non sono praticabili, se per raggiungere una località ci vogliono ore ed ore e se non si è percepiti sul web come destinazione capace di attrarre.

Essendo un Paese unico, che attrae per un’infinità di cose, quello che è importante è il saper comunicare e narrare ciò che siamo in grado di offrire.

Che il turismo meridionale sia molto legato alla stagionalità è vero e continuerà ad esserlo finché non si capirà che si necessita di un’offerta turistica strutturata, capace di attrarre 365 giorni l’anno. Il sud Italia, in particolare la Campania, potrebbe e può attrarre tutto l’anno senza nessun tipo di difficoltà, le leve di attrazione, infatti, sono infinite. Il mercato, oggi, si muove per tematismi e i tematismi per i quali i turisti si muovono, in Campania e nel resto del sud ci sono tutti.

Oggi si dice che la prima motivazione al viaggio non è solo la cultura come tutti noi pensavamo, ma in particolare il concetto di cibo: Il cibo attrae, e se pensiamo al nostro patrimonio di dieta mediterranea unico al mondo, già solo questo è un motivo di attrazione attraverso tour gastronomici ed esperienziali, che consentono di vivere esperienze autentiche.

Questo sarebbe già sufficiente a raggiungere un obiettivo destagionalizzante.

Ma noi nel sud Italia abbiamo tutto, solo la Campania vanta sei siti UNESCO che non sono legati al mare ma ai parchi e alle Coste, una su tutte la Costiera amalfitana che non è un turismo stagionale, non ha crisi se non quella legata al riposo degli stabilimenti per uno o due mesi l’anno.

Oggi si può lavorare sul concetto storico-culturale e sul discorso dei parchi. Ma si potrebbe e si dovrebbe lavorare soprattutto come sistema organizzato di offerta perchè se oggi non si arriva molto spesso nelle aree meridionali è perché non c’è una vera cabina di regia o un sistema strategico capace di promuovere in modo adeguato quello che abbiamo. Quindi si può superare il concetto di alta e bassa stagione e si deve, ma si necessita di qualcuno che adoperi una corretta comunicazione strategica capace di attrarre e far capire che al sud, abbiamo turismo e turismi per poter soddisfare 365 giorni l’anno tutte le tipologie di clienti.

 

Lei lavora nel mondo del turismo da anni, come crede che questo ambito si sia evoluto e quali sono le nuove prospettive lavorative per un giovane studente universitario che vuole interfacciarsi con questo settore in continua evoluzione?

Lavoro nel turismo da un po’ di anni, sono entrato nel settore nell’87 e fui invitato a lavorare in Costa Brava in Spagna. Quindi la mia esperienza lavorativa è iniziata oltre i confini italiani. Ho vissuto tre anni di esperienza in quell’ambito e ho capito che il turismo poteva rappresentare un’enorme possibilità di lavoro e crescita professionale.

Per i giovani in generale, non solo universitari, il turismo è l’unico settore in continua e costante crescita, nel quale il giovane può maturare e confrontarsi in modo diretto con il mondo. Infatti, rende necessario il contatto con persone di altre nazionalità e altri posti che consentono di per sé un arricchimento. La cosa più importante del turismo è che si sta evolvendo in modo straordinario e c’è sempre più necessità di persone specializzate. Il turismo oggi sta dando vita a nuove forme di lavoro che fino a qualche anno fa sarebbero state difficili da ipotizzare. Per fare qualche esempio: le figure del narratore dei luoghi e delle guide esperienziali; gli esperti di apertura mercati esteri. Noi oggi abbiamo necessità di figure come queste e di chi si occupa della promozione delle destinazioni turistiche sui social e sul web in modo adeguato. Oggi non ci si può improvvisare sulla comunicazione e sullo storytelling, è qualcosa di unico per poter competere in modo determinante sul mercato. Trovare persone capaci di seguire questo tipo di attività in questo ambito diventa essenziale per l’apertura del mercato. Gli esperti di mercati internazionali per il turismo erano figure non richieste fino a poco tempo fa, oggi ci si è reso conto che per approcciare a tali mercati è necessaria una figura aziendale che si occupi specificamente ciò.

L’evoluzione di un approccio al mercato di tipo sistemico necessita di manager di rete, su cui stiamo lavorando per istituzionalizzare percorsi di studio capaci di formare tali figure professionali nonché manager di destinazione.

Da qui ai prossimi 15\20 ci saranno figure che oggi non sono neanche ipotizzabili e sono quelle che daranno modo ai giovani di entrare nel mondo del lavoro.

Faccio un esempio che mi riguarda, sto sperimentando con l’università Vanvitelli di Caserta, la creazione di un videogioco allo scopo di promuovere la destinazione, consentendo ai giocatori di conoscere la storia e le risorse di Caserta, attraverso il gioco. Per fare ciò sono coinvolte varie figure, a partire da chi conosce la storia della destinazione, chi la sa narrare, chi programma il videogioco e chi, infine, lo commercializza. Questo è solo uno degli esempi, che cito perché ne stiamo discutendo in questi giorni, ma sicuramente nei prossimi anni il turismo darà tante possibilità lavorative ai giovani che decideranno di specializzarsi in questo settore.