Di Aurora Leoci

Oggi quattro fumatori su dieci utilizzano la sigaretta elettronica. L’e-cig è un dispositivo nato come alternativa alle sigarette “normali”, poiché si ritiene non provochi danni alla salute, avendo la possibilità di scegliere la quantità di nicotina o di eliminarla definitivamente. Inoltre, mentre la reazione derivante dalla combustione del tabacco nelle normali sigarette genera migliaia di sostanze cancerogene, nell’e-cig non avviene alcuna combustione. Altri ancora hanno iniziato ad utilizzare le sigarette a riscaldamento del tabacco, ancora più versatile dell’e-cig, poiché hanno la forma di una semplice penna su cui si inserisce una speciale sigaretta e non necessitano di liquidi contenenti aromi.

 

Gli studi hanno confermato i vantaggi del fumo delle sigarette elettroniche rispetto a quelle tradizionali, ma recenti ricerche hanno esaminato gli effetti sulle funzioni delle cellule, creando grossi dubbi sulla mancanza di rischi per la salute. I ricercatori hanno, dunque, condotto diversi esperimenti, esponendo per 72 ore le cellule epiteliali e muscolari delle vie aeree alle concentrazioni di vapore, fumo e aerosol dei differenti tipi di sigarette (in ordine e-cig, sigaretta, sigaretta a riscaldamento). In particolare, analizzando la produzione di proteina lattato deidrogenasi che aumenta in base alle concentrazioni di fumo, vapore e aerosol, è stato possibile individuare il tasso di tossicità dei vari dispositivi. La meno dannosa risulterebbe l’e-cig, poiché provoca tossicità a concentrazioni elevate tra il 5 e il 10%. Sigaretta tradizionale e sigaretta a riscaldamento invece risultano più tossiche per le cellule già da concentrazioni tra l’1,5 e il 5%. 

Inoltre, a prescindere dalla concentrazione, tutte provocano forti infiammazioni delle vie aeree. Il ricercatore australiano PawanSharma ha infatti rilevato la produzione di alcune particolari molecole nell’organismo che hanno il compito di stimolare le cellule del sistema immunitario nei siti di infiammazione.                                                                                                                                                              Sembra, dunque, che i nuovi dispositivi per fumare in maniera “sana” siano in realtà dannosi per la salute dei nostri polmoni quanto le sigarette tradizionali. 

Ulteriore allarme è stato lanciato alla notizia del 26 agosto 2019 del cosiddetto primo morto per sigaretta elettronica nell’Illinois, USA. Sembra che l’individuo fosse stato ricoverato per una misteriosa malattia polmonare che i medici avevano ricondotto al suo utilizzo di sigaretta elettronica. I sintomi accusati dal paziente sembrano essere gli stessi di altri 193 casi registrati in altri stati americani: difficoltà respiratorie, perdita di peso, oppressione al petto, stanchezza cronica e vomito. L’unico elemento in comune tra i 193 casi + 1 è l’utilizzo delle sigarette elettroniche. Nulla è ancora certo, ma secondo il Center for Disease Control and Prevention (CDC) le malattie ai polmoni causate dal vaping sono 380. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) ha ufficialmente dichiarato che i dispositivi elettronici per fumare sono dannosi per i polmoni e devono essere necessariamente regolamentati, e la Food and Drug Administration ha fissato dei limiti alla vendita di e-cig aromatizzate. 

La situazione è preoccupante poiché si riscontrano ogni anno continui aumenti di utilizzo di sigarette elettroniche e a riscaldamento specialmente tra i giovani: in America gli studenti liceali che svapano sono aumentati del 38% e in Europa del 25% tra liceo e scuole medie. I dati sono allarmanti, specialmente perché nascono ogni giorno maggiori dubbi sulla sicurezza di questi dispositivi. C’è chi ritiene che siano molto meno dannosi del fumo della sigaretta tradizionale, ma molti medici affermano con certezza che provochino vecchie e nuove malattie respiratorie. 

Sorge spontanea la domanda: non sarebbe più saggio regolamentare in maniera migliore l’acquisto e l’utilizzo delle sigarette alternative? Sono infatti troppi i locali e le strutture che permettono di svapare in ambienti chiusi. 

Lunedì 15 settembre 2019 il governatore californiano G. Newsonha lanciato una campagna di sensibilizzazione da 20 milioni di dollari e ha adottato dei provvedimenti per contrastare l’uso delle e-cig. 

In Italia la legge 16 gennaio 2003 n. 3 art. 51 ha stabilito che è vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico e ad eccezione di apposite sale fumatori. Non è ben specificato, però, come si pone la legge nei confronti di coloro che fanno uso di sigarette elettroniche. Difatti, in Italia sono state introdotte disposizioni soltanto in materia fiscale, riguardanti la tassazione sulla vendita di questi prodotti (o sulla pubblicità dei suddetti (art.51 legge 3/2003). L’unico divieto sull’uso delle sigarette elettroniche in ambienti chiusi ed esterni, espresso nell’art.51 legge 3/2003, riguarda solo gli istituti scolastici, di recupero, gli istituti penali per minorenni e i centri per l’impiego e formazione professionale. 

 

Considerando che non si sa ancora con certezza se il vapore o l’aerosol siano dannosi per chi li fuma e per chi è attorno, bisognerebbe adottare maggiori precauzioni al riguardo, impedendo, per esempio, l’utilizzo di questi dispositivi in ambienti chiusi di ogni genere, escludendo aree apposite per fumatori. Inoltre dovrebbero essere intensificati i controlli sulle vendite, proibendone l’acquisto ai minorenni, i quali spesso ne fanno uso anche seguendo semplicemente le ultime tendenze. 

Le ricerche su eventuali danni causati dai dispositivi elettronici di fumo sembrano aumentare di anno in anno la possibilità di rischi per la salute. In assenza di dati certi al momento, dovrebbe essere fondamentale adottare nuove misure di prevenzione. 

 

Ciò che desta maggiori preoccupazioni, però, non è il problema della sigaretta elettronica, quanto invece l’evidente difficoltà riscontrata nel mondo di ridurre sostanzialmente il numero di fumatori. Ognuno conosce gli enormi rischi ai quali si sottopone fumando. I casi di malattie e morti causate da nicotina e tabacco sono sempre più numerosi. Eppure i fumatori aumentano. Sarebbe stato normale e quasi giustificato un fenomeno simile decenni fa, quando ancora non si era a conoscenza delle conseguenze sulla salute, ma oggi, dati del genere sono alquanto inspiegabili. 

Se foto di polmoni neri sui pacchetti di sigarette e notizie di morti per cancro sembrano non turbare i fumatori di tutte le età, sono forse i bambini che dovrebbero essere informati sull’argomento sin dalla scuola elementare. Un tentativo potrebbe essere quello di sponsorizzare una campagna di sensibilizzazione nelle scuole: delle vere e proprie lezioni per bambini dai 6 o 7 anni, durante le quali i docenti possano spiegare i rischi del fumo e rendere consapevoli le nuove generazioni. 

Forse sarà un mero tentativo, ma sicuramente non vano.