Corpo & immagine Tra simbolo e rivoluzione

Di Giulia Bove-

Se ci si immerge nella splendida Galleria D’Arte Moderna in via Francesco Crispi, 24 a Roma, non si può perdere questa incredibile mostra che rappresenta le Donne. Questa mostra dipinge, così come un pittore farebbe con la sua musa ispiratrice, la figura della Donna. La Donna intesa come la madre di tutte le donne, coloro le quali prima di potersi sentire realmente tali hanno vissuto e subito molti cambiamenti. “Donne non si nasce, si diventa”: una frase che rappresenta senza ombra di dubbio, l’invisibilità delle donne nel mondo dell’arte. Un’invisibilità legata alla condizione della donna, che ha caratterizzato in tutte le epoche, la produzione di artisti donne, facendo emergere il divario esistente tra una maggiore presenza di artisti uomini rispetto ad artisti donne. Soltanto negli anni Settanta del XX secolo, grazie a differenti studi, in particolare nel mondo anglosassone, sono riapparse alla memoria artiste come Frida Kahlo e Artemisia Gentileschi.

Le opere esposte in questa mostra, appartenenti alle collezioni capitoline, mostrano come nel Ventunesimo secolo, l’immagine della donna muta lentamente, lasciando trasparire le prime contraddizioni nella rappresentazione femminile, soprattutto dal punto di vista di artisti uomini. Il nudo femminile che per secoli, con le sue forme sinuose, è stato oggetto di studio, reso modello di erotismo e di bellezza, inizia a subire una trasformazione, abbandonando la figura di musa spiratrice e convertendosi in una fonte di peccato.                                                                     

Nelle opere dei maggiori artisti del tempo qui rappresentate, come ad esempio “Le Vergini savie e le Vergini stolte” di Sartorio, nasce un dualismo che rappresenta da una parte la donna angelo tanto amata dai poeti stilnovisti, dall’altra parte la donna viene raffigurata in chiave decadentista, come fonte di peccato e di crudele seduttrice, presente nelle opere di D’Annunzio. 

Soltanto con lo scoppio della Grande Guerra, inizia un percorso che va a determinare e consolidare il desiderio di emancipazione femminile. A partire dal movimento delle suffragette in Europa, all’entrata delle donne nel mondo del lavoro solitamente occupato da uomini, che va sradicando la figura della donna come madre di famiglia nell’ottica patriarcale e la conduce ad una nuova figura di donna indipendente ed emancipata socialmente. Alla fine degli anni Sessanta poi, mediante le lotte per il raggiungimento della parità dei sessi, la condizione delle donne muta profondamente in vari campi tra cui quello artistico. La consapevolezza dell’identità femminile diventa oggetto di studio da parte di molte artiste, ne è un esempio il Bacio indelebile. Il rossetto rosso raffigurato in quest’ultima opera citata, in contrapposizione all’immagine delle labbra nude, è il simbolo dell’emancipazione e rappresenta la conquista delle donne della loro libertà e il raggiungimento della consapevolezza della loro identità ed essenza  

                                      

                                      Donne non si nasce, si diventa.