Di Elena Mandarà-

Sì, ma quale? E’ questa la domanda che mi sono posta alla fine dell’accesissimo dibattito che ha visto scontrarsi, sotto gli occhi entusiasti di Bruno Vespa e gli sguardi attenti di migliaia di italiani, due dei leader protagonisti della scena politica italiana attuale: i Mattei. Salvini e Renzi, s’intende. Un confronto del genere non si vedeva sulla televisione italiana da tredici anni (come, d’altronde, non ha mancato di far notare Vespa, rivendicando di avere ospitato anche l’ultimo grande duello, Berlusconi VS Prodi) ma, al netto delle urla, dei temi noti, degli elenchi infiniti e degli sbuffi di Salvini, delle battute di Renzi e delle provocazioni dei giornalisti, chi ne è uscito davvero sconfitto? 

“Se avessi voluto, sarei andato in giro per il mondo a fare conferenze, pagato decine di milioni di euro, ma non lo faccio”

“Forse è perché non la chiamano”.

Questo, credo, lo scambio di battute più emblematico (oltre che particolarmente divertente) del dibattito. Emblematico perché delinea nettamente i tratti distintivi dei due personaggi. Da un lato, il Salvini amico del popolo, vicino agli italiani, amante del Paese reale. Il ragazzo della porta accanto, “con mille difetti, ma che sta studiando” (cito testualmente) per portare avanti questo Paese. Dall’altro, il Renzi tagliente e retorico, strenuo difensore della preparazione e della cultura. Accomunati dall’assoluta fedeltà al proprio personaggio, entrambi non hanno fatto altro che rispettare il copione più congeniale al proprio elettorato. La differenza fondamentale, però, sta nel fatto che, mentre Salvini, dall’alto del suo 33%, sa bene a chi sta parlando e ha solo bisogno di indossare i panni del solito personaggio (che, naturalmente, prevedono la cravatta della Polizia e il rosario), il neonato Renzi di Italia Viva sta ancora cercando di crearsi un posto stabile nel panorama politico. Finalmente libero dalle grinfie del PD più estremista, può dare pienamente voce al suo animo centrista e moderato e che, come direbbero i più cattivi, sembra quasi evocare la rinascita della DC. Credo sia per questo che in diversi momenti sia risultato difficile dire chi fosse lì a rappresentare la destra e chi, invece, la sinistra. E se la questione non sorprende particolarmente parlando di Renzi, verso il quale l’accusa di essere troppo “di destra” è da sempre una costante, non dovrebbe sorprendere neanche riguardo Salvini: in fin dei conti, nasce comunista padano.

Sull’immigrazione, ad esempio, in risposta alla nota linea dura di Salvini, Renzi ha portato – è vero- il tema della solidarietà in mare e del senso di umanità verso chi sbarca, ma ha anche fatto leva sul sentimento cristiano di rispetto dei morti, sulla tradizione della sepoltura tramandatagli dal nonno, tutti temi che- per il cuore immacolato di Maria-sappiamo essere ben cari al pubblico dell’altro Matteo. (Divertentissimo, peraltro, lo scambio di battute sul tema immigrazione quando Renzi, tirando in ballo il celebre “La pacchia è finita” di Salvini, ha scatenato – e non poco- l’ira di quest’ultimo, affermando che la frase fosse stata rivolta anche a ragazze vittime di violenza. “Noi siamo stati gli unici a votare per la castrazione chimica agli stupratori. Perché io uno che violenta una donna e un bambino…”. Questa la risposta di Salvini, accompagnata dall’eloquente gesto di una forbice che taglia). Viene da chiedersi come mai, piuttosto, non abbia cercato di spiegare una volta per tutte che la politica sull’immigrazione portata avanti da Salvini fosse, nei fatti, nient’altro che la prosecuzione del percorso intrapreso da Minniti. Troppo complicato per un dibattito tv? Poco appetibile per i suoi elettori?

Altro esempio emblematico, l’uso del denaro contante e la flat tax. Innegabile, infatti, che si collochi a destra l’idea di non limitare l’uso del denaro contante, eppure Renzi ha orgogliosamente rivendicato la paternità della legge con cui è stata ridotta la soglia di limitazione. Allo stesso modo, ha rivendicato di avere introdotto la flat tax, di cui Salvini ha soltanto esteso il numero di beneficiari. E ancora, le banche. Nervo scoperto del governo Renzi e cavallo di battaglia di Salvini. Ma perché Renzi non ha fatto presente che il decreto salva-banche firmato dal governo Lega-M5S aveva lo stesso identico testo di quello firmato dal suo Governo? 

Ma d’altronde, è stato lo stesso Renzi a confermare l’idea di voler “rubare” elettori tanto al centro destra quanto al centro sinistra, da un lato, entrando a gamba tesa nel territorio di Forza Italia e, dall’altro, riconquistando i delusi del PD. (Non è certo un caso che lo zio, chiamato in causa sul tema quota 100, “essendo un moderato di destra, non può votare Salvini”, o no?)

Ad ogni modo, mettendo l’accento sul Papeete, sulle assenze nelle aule istituzionali, sulle sagre e i mi piace su instagram, Renzi ha cercato di mettere in luce tutte le debolezze del suo avversario, quasi dimenticando, però, che è proprio l’idea del “Ministro fra la gente” che rende Salvini così popolare fra i suoi elettori. E non a caso, infatti, le risposte sono arrivate pronte e intrise del populismo più spicciolo. Mi rimproveri di aver fatto il dj al Papeete? “Eh, ormai andare in spiaggia con il proprio figlio è un reato. Sarà che la sinistra è abituata a bere champagne a Montecarlo, io resto umile e le vacanze le faccio in Italia, per tenere i soldi in Italia”. Mi rinfacci di aver partecipato ad un solo vertice europeo su sette e di non andare mai in Parlamento? “Eh, saranno tutti scemi questi italiani. Oppure mi votano perché io, che sia dalla spiaggia o da altro posto, risolvo i problemi veri”. Mi accusi di essere troppo social? “Eh ma facciamoli parlare questi italiani, facciamoli commentare” (solo se sono a mio favore, però, altrimenti è giusto bannarli). E mentre Renzi tirava fuori i numeri, citava articoli, raccontava fatti, Salvini mostrava i suoi simpatici grafici colorati per raccontare l’Italia di cui va fiero. Soltanto una cosa sembra averlo messo realmente in difficoltà: la Russia. Il silenzio di fronte alla provocazione renziana sulla mancata querela di Savoini, è stata forse l’unica vera stangata subìta da Salvini. Ma alla fine, gli italiani continuano a votarlo… Sono forse tutti scemi?

Il tema più ironico di tutti, però, è senza dubbio uno: la coerenza. E su questo punto- nulla quaestio- entrambi ne sono usciti distrutti. O meglio, ne sono usciti con la stessa poca credibilità con la quale sono arrivati. Invocando IL BENE DEL PAESE quale giustificazione assoluta, entrambi hanno tentato di dare una spiegazione logica alle proprie scelte, ma il tentativo non poteva che risultare vano. Da un lato Salvini, rispondendo con una smorfia di sorpresa mista a sdegno all’illazione di Vespa, che ha osato insinuare che dietro la caduta del Governo ci fosse l’intenzione di sottrarsi alla responsabilità di una manovra finanziaria più che impegnativa, ha ribadito per l’ennesima volta di essere stato costretto a far cadere il Governo per colpa dei no dei 5 stelle. Il tutto ampiamente condito, ovviamente, da svariati passaggi sul diritto di voto degli italiani. E sebbene la risposta di Renzi sia stata pronta sul punto, con l’invito al suo avversario –ripetuto fino alla nausea- di studiare la Costituzione, non si può certo dire che sia riuscito a svincolarsi tanto meglio dall’accusa di incoerenza. Stucchevole e fastidiosamente retorico, infatti, dire di aver sofferto per la scelta di appoggiare i 5 stelle e di essersi prestato ad un giochino di palazzo solo per il bene degli italiani. Altrettanto stucchevole invocare il coraggio di lasciare un posto sicuro per creare un partito del 4%, quando quel “coraggio” è nato dalla voglia di liberarsi – finalmente!- dei tirapiedi di una vita e dalla consapevolezza di poter controllare un numero non indifferente di voti al Senato.

Alla fine di tutto, però, un punto d’accordo l’hanno trovato, anche se non lo ammetteranno mai: entrambi vogliono “fare la festa a Conte”, come insinuato dall’impertinente Vespa. Ed ecco il punto. I veri sconfitti di questo dibattito sono tutti quelli che non vi hanno partecipato. Conte, Di Maio, Berlusconi, Zingaretti e il PD in tutte le sue forme. Sono tutti diventati vittime innocenti (o quasi), date in pasto ai più spregiudicati in campo del momento. E tutti quanti ieri sera hanno rischiato di perdere consensi a favore dell’una o dell’altra parte. Badate bene, il monito è sempre uno: “Prendere consensi, per il bene del Paese”. Dal Vangelo secondo Matteo, non importa quale.