Prima parte- I Curdi: il popolo non popolo

Di Matteo Politano-

Kurdistan.
Ecco un perfetto esempio di “Stato non Stato”, o meglio, di “nazione non nazione”. Il Kurdistan vorrebbe essere una nazione: o meglio, sono i suoi “abitanti”, i Curdi appunto, a volerlo.
Purtroppo per loro. Senza entrare troppo nel dettaglio, la storia dei Curdi è lunga e complessa, la questione territoriale risalente addirittura al periodo dell’Impero Ottomano: parliamo di un popolo che, oggettivamente, storicamente parlando, è stato sempre sconfitto e non riconosciuto, diviso geograficamente dai suoi occupanti, ma non secondo una spartizione che tenesse conto di una coerenza e omogeneità culturale, linguistica, religiosa, sociale, come logica vuole, bensì in base a mere questioni militari e geopolitiche.
È la stessa vergognosa politica realizzata dagli Europei nei confronti di moltissimi Paesi africani, divisi secondo i confini di Francia o Inghilterra o Belgio o chi altro fosse, e non secondo una ratio che tenesse conto dell’identità: basti pensare al Camerun, o al Congo, il quale rimane peraltro ancora una nazione divisa in due, proprio in conseguenza della spartizione coloniale.
Anche in questo caso, per mere questioni militari e geopolitiche.

Ma l’identità, quella resta, e a lungo. Certo, le culture cambiano, si rimescolano, ma è un processo lento, molto lungo, e le rivendicazioni possono avvenire anche a distanza di secoli.
Basti pensare a tutte quelle nazioni che sono divenute o tornate indipendenti a distanza di cento se non mille anni di divisioni e/o occupazioni straniere (Italia, anything else?). 

Ecco, i Curdi sono proprio questo: un popolo non popolo, perché non riconosciuto da moltissimi Stati, il quale vorrebbe costituire una Nazione o comunque una sua regione, che oggi non esiste.
Essendo un popolo storicamente spartito tra varie nazioni, è ancora oggi diviso in molti gruppi eterogenei tra i diversi Paesi: e quindi esistono i Curdi siriani, i Curdi iracheni, i Curdi iraniani, i Curdi armeni, e, soprattutto, i Curdi turchi, i quali sono la grande maggioranza (le fonti sono discordanti, ma su una popolazione totale di approssimativamente 30-40 milioni di Curdi nel mondo, circa 14-20 milioni sarebbero turchi).

Dei cinque gruppi descritti, ben tre di questi, i Curdi turchi, siriani ed iracheni, hanno combattuto contro l’ISIS.                                             In particolare, i Curdi siriani, dopo l’inizio della guerra in Siria, hanno preso il controllo della regione che abitano ed occupano attualmente, il “Rojava”, dicasi anche il “Rojava Kurdistan” (o anche “Kurdistan occidentale”), una gran parte del territorio della Siria nord-orientale.                                                                              
Ora, tutti noi sappiamo delle atrocità che sono avvenute e che stanno avvenendo in Turchia e in Siria in questi giorni.                            

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha iniziato l’offensiva contro i territori del nord-est della Siria, quelli occupati militarmente dai Curdi dopo la guerra vinta contro lo Stato Islamico. Tale offensiva è iniziata da pochissime settimane ed in pochi giorni è cambiata continuamente ed improvvisamente, ma di fatto, molti Curdi sono stati sterminati e moltissimi altri sono sempre in bilico su una sottile linea rossa che li divide tra una breve serenità di pace ed un pericolo mortale. D’altronde, tutto questo e molto altro è la storia del loro popolo. 

Questa è la storia di oggi, e ci si è arrivati non per caso ovviamente, ma per comprenderla bisogna anzitutto partire da cosa rende unici i Curdi nel panorama arabo ed internazionale in generale.                                                         I Curdi, intanto, sono un popolo islamico e non arabo: non bisogna dimenticare che gli arabi sono una etnia, non una religione, quella è l’Islam e i suoi seguaci sono i musulmani. Infatti esistono in Africa come in Asia molti arabi che sono cristiani, ad esempio.                                       

Detto ciò, i Curdi in maggioranza sono musulmani sunniti, la corrente maggioritaria dell’Islam, ma di una scuola diversa da quella dell’Arabia Saudita, la madrepatria e guida spirituale del sunnismo mondiale. Sono, però, un popolo musulmano particolarissimo, l’unico al mondo che, ad esempio, consente alle donne di combattere fianco a fianco con gli uomini in una milizia autonoma. Non solo: sono molto aperti alle rivendicazioni di genere (ancora sacrosante ovunque, ma in particolare nel mondo islamico) e in questi anni hanno combattuto in prima persona contro l’ISIS. La Costituzione Curda ha portato ad una forte ammirazione nei loro confronti da parte dell’Occidente, in particolare (ma non solo) dagli ambienti liberali e soprattutto da quelli della sinistra.                              Un sistema politico definibile senza eccessivi dubbi come pluralista e democratico, liberale ed egualitario, senza alcuna supremazia di una etnia o religione sulle altre, e senza differenze tra uomini e donne nei diritti come nei doveri (quindi anche femminista).       

Inoltre, si tratta di un sistema confederale, con forte autonomia delle realtà locali, ed apertamente ecologista, poichè si basa sul principio di economia sostenibile. Nel complesso, una concezione di società e di valori definibile quasi come più “occidentale” rispetto, non solo a diversi Paesi teoricamente “vicini” a noi (come la stessa Turchia di oggi), ma probabilmente rispetto anche ad alcune nazioni dell’Unione stessa.

Militarmente parlando, il controllo dei territori occupati oggi dai Curdi è garantito dal loro movimento politico di riferimento, il Partito dell’Unione Democratica siriano (PYD) mediante le sue due milizie, le due YPG (l’Unità di Protezione Popolare e la sua controparte femminile, l’Unità di Protezione delle donne), le quali sono la maggioranza delle forze armate di una più ampia alleanza militare denominata FDS in italiano (Forze Democratiche Siriane).                   

Tale alleanza è composta da Curdi, ma per metà anche da truppe arabe e da milizie di altre minoranze etniche e di volontari da tutto il mondo: insieme si oppongono al regime di Assad e si pongono l’obiettivo di formare una Siria democratica, secolare e federale. Dal 2015 le FDS sono state sostenute militarmente e finanziariamente dall’Occidente, States in particolare, in funzione anti-ISIS. E la creazione di una tale alleanza variegata è stata favorita dalla volontà di celare in qualche modo la presenza dei Curdi nei territori mano a mano sottratti allo Stato Islamico, abitati per lo più da arabi. Tornando all’aspetto ideologico, la visione politica e sociale del PYD si potrebbe definire di ispirazione “socialista-libertaria”: tale idea di società e di mondo richiama a quella concepita da Abdullah Öcalan, storico leader del Partito dei Lavoratori turco (PKK).                                                                             Il PKK infatti è un partito Curdo turco che, da addirittura decenni, combatte contro il Governo per ottenere l’indipendenza, attraverso una lotta armata fatta anche di attentati terroristici; inoltre, molti membri del PYD sono stati anche membri del PKK. E’ facile comprendere come una tale concezione politica sia una rarità sui generis nel contesto islamico ed arabo in generale; il che ha portato ad una fortissima ostilità nei confronti di entrambi i Partiti da parte di quel mondo. Gli strettissimi legami tra PKK e Curdi siriani sono il motivo principale che ha spinto la Turchia ad iniziare una nuova operazione militare nella regione: infatti, lo Stato turco considera le FDS un’organizzazione terroristica, allo stesso modo del PKK turco (considerato tale anche da UE ed USA in via ufficiale, beninteso). In virtù di ciò, il suo esercito, sconfinando in Siria, ha eseguito diverse azioni di bombardamento contro di esse già prima di quella di questi giorni, in particolare nel 2018 con l’offensiva nel distretto di Afrin, la c.d. “operazione Ramoscello d’ulivo”, in seguito alla quale la Turchia occupò l’intera area.

Chiarita la realtà attuale Curda però, bisogna fare dei passi indietro nel tempo: in verità tale storia, quella dei Curdi e della Siria in generale, è strettamente interconnessa con diversi aspetti della lunga e sanguinosa narrazione del Medio Oriente tutto.                                    

A chi non è avvezzo a tali tematiche e contesti potrà sembrare incredibile, ma, per comprendere le motivazioni di guerre, alleanze e valori attuali (come nel caso della stessa storia Curda) bisogna risalire, a volte, persino a fatti accaduti quasi cento anni fa, perchè le radici di fenomeni come il radicalismo islamico, lo jihadismo o la guerra siriana degli ultimi anni sono molto lontane nel tempo, e a tratti complicate, visto l’intrecciarsi di moltissimi attori ed eventi spesso a noi lontani.