Di Leonardo Esposito-
Come spesso capita mi accorgo di trovarmi, a notte inoltrata, a pensare alla finestra. Stanotte piove, fa freddo, il cielo è nero. Probabilmente ho bevuto una birra di troppo, dormirò un’ora meno del previsto e ho passato la serata a rimuginare fin troppo sul tempo che vola. Ancora una volta, ho passato il segno.
Passare il segno, penso. Penso e realizzo che, di questi tempi, il segno è stato passato un po’ troppe volte, da chiunque e per di più per pressoché qualsiasi abietta ragione.
Vogliamo partire dal fatto del giorno? Così sia. Gli ululati razzisti negli stadi. Beninteso, il segno in materia è stato passato qualche stagione fa, ormai, ma ciò che è davvero esacerbante -come sempre- è il sabba di reazioni che danza scatenato attorno all’evento. Dalla società interessata, l’Hellas Verona, che si ostina a minimizzare, quando non nega, il problema, al sindaco scaligero Sboarina, apparentemente affetto da una forma di sordismo selettivo e vittimisticamente stupefatto dalla reazione di Balotelli (che, segnalo incidentalmente, mostra una certa maturità e lucidità intervenendo sulla questione, seppur sempre con i suoi modi sopra le righe), passando per i cori angelici (o isterici, se siete disturbati quanto me) di indignati di ogni schieramento. C’è chi invoca misure radicali (lodevoli gli squittii di David Parenzo alla Zanzara), c’è chi persevera a crogiolarsi nei propri liquami ideologici, segnatamente il capo ultrà dell’Hellas Verona, secondo il quale i neri (sereno estendere alla categoria generale il riferimento diretto al giocatore del Brescia) difetterebbero di un quantum minoris nel loro status civitatis. Come sempre, infine, la FIGC -in persona del flemmatico Presidente Gravina- proclama tolleranza zero e convoca gli stati generali per adottare una qualche boriosa mozione che non porterà da alcuna parte. Soglie di decenza che vengono ripetutamente violentate, con la reiterazione, a questo punto frattale, del solito schema evento-reazione lagnante-vittimismo angosciante-oblio mediatico.
A proposito di mozioni, altre due recenti sono decisamente andate, in qualche maniera, oltre la famigerata soglia. Partiamo dalla più risalente, che invero è una risoluzione, nota per gli amici come P9_TA(2019)0021 del Parlamento Europeo. Una bella iniziativa -almeno credo, visto che si limita in gran parte a “esortare”, “esprimere inquietudine” e “sottolineare” – che si macchia di un crimine gravissimo: menzionare il totalitarismo comunista affiancandolo al nazismo. Sia chiaro, qua il segno non l’hanno passato i comunisti, che sono rimasti ben comodi a strepitare nel loro ovile ideologico, ma anzitutto chiunque goda dello stipendio da europarlamentare che abbia ardito blaterarvi intorno. Orbene, mi sembra che una certa soglia, quella del ridicolo, l’abbia passata anche la risoluzione stessa: sono ancora in attesa, infatti, di uno straccio di prova che un approccio top-down di questo genere, dall’aria del maestoso proclama di palazzo, possa avere un qualche effetto materiale ultroneo rispetto al formicolante fastidio dal quale mi ha fatto assalire.
Più recentemente, l’approvazione dopo cinque mesi dalla sua presentazione della mozione n° 1-00136, o mozione Segre, con la quale è stata istituita una “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” con compiti principalmente di monitoraggio, proposta legislativa e stimolo di iniziative in materia. Nulla da dire, ovviamente, contro l’idea retrostante (l’hate speech, uno dei principali bersagli della mozione, è una piaga contemporanea). Tantomeno sulla Senatrice Segre, combattiva ispirazione quotidiana in tema di lotta per i diritti e la libertà. Criticabile piuttosto la realizzazione, con l’istituzione di una -inutile- commissione parlamentare della quale fra poche settimane nessuno sentirà più parlare, se non per indignarsi quando ciclicamente uscirà la tradizionale relazione annuale su la qualunque dalla quale coleranno numeri su numeri che di allarmante avranno niente di più della tragica consapevolezza che rimarranno inascoltati. Focalizzandoci sul -vago, lo ammetto- tema delle soglie, l’esasperata rotazione di occhi imploranti pietà è rivolta in questo caso al centrodestra (o sedicente tale, poiché di entrambi gli attributi ha ben poco). Una desolante astensione di massa dei senatori Verdi, Azzurri, e di qualsiasi altro colore si fregi Fratelli d’Italia, ha inebetito (o inwebetito, direbbe il Direttore Mentana) la società benpensante. Metto le mani avanti: che ciascuno voti quel che predilige, è questa l’essenza di una democrazia che aspira ad essere realmente liberale. Ma la soglia del ridicolo è stata brutalmente perforata dalle lacrimose giustificazioni dell’ala destra la quale, come un bambino che, credendo di far bella figura, è passato per fesso, si è abbarbicata ai timori di censure, di reati di opinione e di assunti errori tecnico-giuridici (difficili da rinvenire in un atto eminentemente politico) al fine di autoassolversi. Con l’esito di infangare anche quei pochi buoni nomi -vedasi l’Onorevole Carfagna, attaccata nonostante non sia neanche senatrice, e dunque non abbia preso parte all’astensione- di quell’ala dell’emiciclo, costretti a smarcarsi da cotanta ignavia.
Ma potrei continuare: la soglia del ridicolo è abbondantemente superata dai ragazzi che al Lucca Comics&Games vagano per il circuito delle mura vestiti da nazisti, così come dai guerrieri della libertà che, avendo la signorile classe di farsi riprendere, si mettono a sbraitare timorosi dell’attacco alla democrazia portato avanti da tali ideali candidati all’interdizione giudiziale. La soglia dell’esasperazione è stata superata dall’ennesima amministrazione locale (segnatamente, quella labronica), incapace di impedire lo svolgersi di un rave party triduo che è costato la vita ad una ragazza per overdose. La soglia del dolore è stata perforata dai proiettili liberi che, come ogni settimana, ormai, hanno mietuto altre vittime negli Uniti la notte di Halloween. Ed evidentemente, i governi Cileno, Libanese e Iracheno hanno passato ben più di una soglia, stando alla portata delle proteste che si sono levate nelle ultime settimane.
Soglie. Soglie violate, deturpate, imposte e revocate. Il mio -lungo, di lunghezza quasi salviniana direi- elenco potrebbe andare avanti, ma passerei il limite della compiaciuta boria. Il punto è che ormai non ha forse più senso parlare di soglie, di limiti, di confini. In tanto un confine esiste in quanto il titolare riesca a imporvi la propria supremazia. Avvenga ciò sbarrandolo, come vorrebbero i sovranisti, ovvero garantendo un passaggio regolamentato, come chi approda a più miti consigli suggerisce. Ma se la morale, l’etica, il pudore, ammesso che siano mai esistite e che abbiano mai avuto un valore, hanno perso ogni forza di coazione, ogni autorità o quantomeno autorevolezza, è giunta forse l’ora di abbandonare il concetto di soglia, di cessare di imporla giorno dopo giorno sempre più avanti nel tentativo, autosuggestivo, di trovarvi rassicurazione.
È giunta forse l’ora di fare i conti con la realtà.
E mentre la mia mente vagava lontano, un’altra ora e un’altra birra sono scivolate tra le mie labbra.
È giunta forse l’ora di dormire.