di Alfredo Marini –

Matea Juretic, originaria di Fiume, giovanissima e determinata componente del Gabinetto del Presidente Sassoli.

La incontro per un’intervista davanti ad un caffè, seduti ad un tavolino del bar “Micky Mouse” del Parlamento.

 

La Croazia, il tuo Paese, è stato l’ultimo ad unirsi alla grande famiglia europea.

Quando e come nasce la tua curiosità per le istituzioni europee?

 

La curiosità nei confronti dell’Europa nasce prima del 2013, anno in cui la Croazia ha fatto il suo ingresso nell’Unione.

Pensandoci bene la mia intera vita è stata legata all’Europa. Ricordo ancora quando nel 1995, da bambina, andai a Graz con la mia famiglia. Era il periodo in cui l’Austria stava per fare il suo ingresso nell’Unione Europea e io mi trovai lì proprio nel giorno in cui ciò avvenne.

Ricordo ancora la gente in festa per l’avvenimento storico a cui stavano assistendo, in quell’occasione mi fecero una foto con una bandierina europea, avevo 3 anni e già amavo molto le 12 stelle.

Nel 2004 iniziarono ad entrare altri Paesi, tra cui la Slovenia. Tutti i nostri vicini entravano in Europa mentre noi avevamo appena iniziato le procedure per essere candidati membri. 

Vedere tutti intorno a noi fare grandi balzi in avanti mi ha motivata ancora di più ed è in quel periodo che ho iniziato ad acquisire le prime informazioni sull’Unione Europea, leggendo e riempiendo di domande i miei genitori.

Nel 2012 arrivò il momento della Croazia, era molto l’entusiasmo che accompagnò la consultazione referendaria che ci avrebbe finalmente portato nel 2013 ad entrare in Europa. Io non potevo ancora votare, ma oramai il mio spirito europeista era chiaro. 

Nel 2014 ho votato per la prima volta e l’ho fatto proprio in occasione delle elezioni europee, le prime per la Croazia.

Come puoi vedere l’Europa ha accompagnato le tappe più importanti della mia vita.

 

Come è iniziata la tua precoce esperienza all’interno del Parlamento europeo?

 

Premetto che sono nata “rossa”.

Detto ciò… ho visto che c’erano due eurodeputati croati appena eletti che appartenevano alla famiglia europea dei Socialisti e Democratici. Una di queste, che siede ancora nell’emiciclo, è Biljana Borzan, che nel 2015 aveva aperto le candidature per un posto da Trainee nel suo ufficio a Bruxelles. Decisi di fare application e alla fine fui presa. E’ iniziata così la mia avventura a Bruxelles, contestualmente all’inizio del mio percorso di studi presso l’Università del Kent.

Dopo aver lavorato per la deputata Borzan sono stata assunta da Miriam Dalli, deputata maltese coordinatrice della commissione ENVI per il gruppo S&D. Oltre ad apprezzare molto il suo modo di lavorare e comunicare con i cittadini, ho sempre avuto una grande passione per le tematiche ambientali.

Si vede che il mio duro lavoro in Parlamento è stato apprezzato ed alla fine, all’inizio di settembre, ho iniziato a lavorare come membro del Gabinetto presidenziale. Un grande onore.

 

Nel momento storico che viviamo i cittadini hanno perso molta fiducia nell’Europa, ma allo stesso tempo abbiamo assistito ad una massiccia partecipazione giovanile alle scorse elezioni. Cosa ne pensi?

 

Credo che i giovani abbiano finalmente iniziato ad essere parte dell’attuale panorama politico, non solo in Europa ma in tutto il mondo. La questione è molto semplice: i giovani stanno capendo che il futuro è nelle loro mani e di conseguenza devono rimboccarsi le maniche ed iniziare a partecipare ora!

La Brexit, i cambiamenti climatici e la questione migratoria sono situazioni che richiederanno sempre di più un coinvolgimento delle nuove generazioni. 

È necessario che esse si organizzino per influenzare i policy-makers e cominciare a cambiare le cose. 

Sono certa che la prossima Commissione europea sarà attenta alle istanze dei giovani quindi non dobbiamo sprecare questa occasione e muoverci per determinare le scelte che incideranno su gran parte della nostra vita.

 

La retorica di oggi, usata soprattutto dai partiti nazionalisti e sovranisti, descrive l’UE come la causa di tutti i mali. 

Secondo te l’Europa è destinata ad un declino irreversibile oppure possiamo ancora sperare nella rinascita del sogno europeo?

Il ruolo di noi giovani in questo contesto?

 

Il sogno europeo continua e non potrà essere fermato. 

Il problema è essenzialmente uno, i cittadini non sono incentivati a sviluppare la consapevolezza delle grandi conquiste e dei grandi benefici che l’Unione ha portato. A ciò si aggiunge il nuovo modo di comunicare: le informazioni che ognuno riceve si sono esponenzialmente moltiplicate rispetto all’epoca pre-social, a tale difficoltà di gestione dei dati si aggiunge l’uso spregiudicato di fake news per orientare l’elettorato.

L’Europa si trova in una fase di transizione e i giovani devono sfruttare questo momento per manifestare i loro bisogni e determinare sin da ora le prossime scelte.

Non sarà un percorso facile ma l’Europa è e sarà il nostro grande comune destino.

 

Grazie per disponibilità Matea, sono certo che i nostri lettori apprezzeranno gli spunti che ci hai offerto.