di Alberto Rando-

Tentativo di riflettere per capire gli eventi della crisi Iraniana.

La morte del generale Soleimani, avvenuta a Baghdad lo scorso 3 gennaio, è stata opera di un attacco mirato delle Forze Usa, su ordine del Presidente Trump.

Questo fatto ha generato una crisi internazionale, scatenando violente reazioni degli Iraniani.

Chi era Soleimani, il suo ruolo nello scacchiere del MedioOriente, cosa rappresentava per il suo popolo, non spetta a me dirlo; ciò che mi preme è provare a dare un metodo, il più possibile chiaro e completo per leggere gli eventi che stanno accadendo in quella parte di mondo, che sembra non trovare pace.

Innanzitutto è opportuno sgomberare il campo da equivoci: la guerra, in una visione formale, è un metodo di risoluzione delle controversie, che sorgono quando una serie di interessi sono tra loro non compatibili. Chiarito questo, bisogna analizzare su cosa vertono gli interessi, ossia qual è l’oggetto del contendere o il motivo del conflitto, e una volta comprese le ragioni è possibile porsi la domanda: “Esistevano altri modi per risolvere questo problema?”.

Mi rendo conto che entrano in gioco visioni ideologiche e umane, che tendono a far schierare l’opinione pubblica da una parte piuttosto che dall’altra, tutto questo è normale e comprensibile. Tuttavia utilizzare categorie come “giusto” e “sbagliato” rischia di non giovare ad un’attenta analisi dei fenomeni, e di conseguenza risulta un ostacolo ad una piena, o anche solo parziale, conoscenza sugli eventi.

Dopo questo discorso teorico, è necessario calarsi nelle realtà, ossia valutare gli interessi in gioco, ed anche qui è difficile non farsi prendere dalla propria idea politica, ideologica o umana, ma i fatti, per quanto opinabili e relativi, hanno comunque un fondo di oggettività.  

A che cosa mi sto riferendo? Ebbene, è un dato incontrovertibile che esiste una visione del mondo, definibile come Occidentale, ed un’altra visione, che è quella dell’Iran.

Da queste differenti visioni, si può desumere un assetto di interessi diverso, non certo riconducibile alle categorie etiche di “giusto” e “sbagliato”, ma a quelle più pragmatiche e contestuali  di “condivisibile” o “non condivisibile”, secondo la nostra cultura.

A questo punto entra in gioco la necessità di scegliere quale lettura dare agli eventi, ed argomentando con rigore, contribuire alla dialettica essenziale per la comprensione del fenomeno.