Di Alessandra Mutasci-

 

Figli della cultura del progresso, assistiamo oggi ad un cambiamento considerevole: l’uomo, dominatore del mondo, retrocede dal suo secolare ruolo di primo piano sul palcoscenico, divenendo così co-protagonista nel binomio ormai alla base del DNA del mondo: UOMO-ALGORITMO.  Stiamo andando in contro a un processo di polarizzazione delle attività, affidate da un lato alla lenta e routinaria prassi umana, dall’altro alla macchina improntata alla velocità. Nel frenetico dinamismo quotidiano, nel bisogno dell’immediatezza, del tutto e subito, le intelligenze artificiali assistono l’uomo nei processi produttivi, condividendo con il loro stesso padrone e creatore il timone dell’economia, come fossero state direttamente promosse al ruolo di dirigenti. Assetato di carpe diem, l’uomo mette in fuga l’intero mondo, in fuga dalla lentezza per rincorrere la standardizzazione dei processi. La cultura dell’adesso influenza e condiziona i più disparati comparti, partendo dalle più semplici e basilari vicende di vita quotidiana, giungendo persino a rivalutare la cristallizzazione di determinate figure professionali. Da ultimo, ad essere stato toccato dall’impulso della velocità è il settore legale. La spinta sui sistemi evoluti di intelligenze artificiali si sta consolidando in diverse funzioni, dalla ricerca giuridica alla consulenza contrattuale. Così, l’AI fa il suo ingresso negli studi legali, affiancando alla tradizionale figura dell’avvocato quella dell’avvocato robot. Non parliamo di robot in senso stretto, ma di software capaci di liberare l’attività negli studi legali dalle incrostazioni di ripetitività, che ne rallentavano l’andamento. Ross, la prima intelligenza artificiale sviluppata per comprendere e affrontare le cause legali, ha trovato un lavoro: la Baker & Hostetler, una delle principali aziende legali americane, ne ha acquisito la licenza per gestire i processi di bancarotta. Basato su Watson, il software di IBM capace di comprendere il linguaggio umano, Ross è programmato per leggere e comprendere il linguaggio degli avvocati, porre ipotesi, fare ricerche su casi analoghi e arrivare a responsi; è capace di fare collegamenti logici e proporre soluzioni ad hoc che aiutano l’avvocato a interpretare il caso e ad agire di conseguenza. Per gli studi legali che si occupano di contrattualistica c’è Kira, una forma di intelligenza artificiale capace di abbreviare i tempi legati alle analisi di centinaia di pagine di contratti. Kira analizza i contratti, ne estrapola le parti più importanti per lo studio legale, ne individua le clausole più rilevanti. Questo avvocato robot è capace di analizzare i documenti in base alla presenza o all’assenza di clausole specifiche e può estendere ricerche e analisi anche a contratti scritti in diverse lingue. Adottata già in diversi studi legali all’estero, la tecnologia Luminance, software di data analytics per gli avvocati, ha da poco fatto il suo ingresso in Italia. La piattaforma è in grado di analizzare, ordinare, raggruppare e classificare in tempi davvero brevi migliaia di documenti. Per farlo, ne individua anche la lingua, le clausole e le parti, nonché le valute e i mercati rilevanti. Fatto salvo il ruolo metagiuridico dell’avvocato, che valuta gli elementi di contesto, non c’è attività che non potrà essere svolta da uno strumento di AI.
Il problema di fondo adesso è capire se sia giusto parlare di mero affiancamento della macchina all’attività dell’uomo, o se queste innovazioni possano in futuro sfociare in un’ integrale sostituzione del ” tipo” di avvocato consacrato dalla storia. Sorge naturale chiedersi in che misura cambierà la figura dell’avvocato, se fortificata dal supporto dell’algoritmo, o sopraffatta dallo stesso, con conseguente appiattimento della professione. L’ottimizzazione dei tempi, l’elusione dei singoli passaggi, permetteranno di investire su altri fronti? L’obiettivo è quello di snellire il più possibile, delegare alla macchina le procedure più ripetitive, alleggerendo il carico sull’uomo, scardinando la tipica routine di uno studio legale. Il limite gioca tra sostegno e totale rimpiazzo, tra macchina a misura d’uomo e uomo a misura di macchina. La linea di confine, già di per sè precaria, tra queste due forze, potrebbe essere valicata? L’algoritmo potrebbe sconfinare e comprimere quel che di umano rimane? Le previsioni sono difficili, soprattutto se riguardano il futuro. Da un iniziale equilibrio macchina-uomo, si potrebbe persino giungere ad un gioco di tiro alla fune tra i due.