di Matteo Politano-

I divorzi. I divorzi sono sempre complicati, a volte anche complessi. Lo sono ad ogni livello, in ogni circostanza: lo sono per una coppia sposata, chiaramente, ma non solo. Un divorzio può essere, ad esempio, quello tra un giocatore simbolo di un club sportivo e il club stesso. Magari era un matrimonio di lunga durata: magari quel giocatore era il capitano, il simbolo della squadra, o anche solo il giocatore più forte, o quello maggiormente pagato. 

A maggior ragione, il divorzio è ancor più doloroso e difficile se la volontà di attuarlo viene solo da una delle due parti: quando è uno solo dei due coniugi, o magari il club/giocatore simbolo, a volerla far finita con l’altro coniuge/club/player simbolo. Ecco, questa è la descrizione che meglio rappresenta la nostra amata (e famigerata) Great BRitain EXIT, conosciuta meglio come… non c’è bisogno neanche di dirlo, la conosciamo tutti. 

Anzi no: la Brexit è molto, molto peggio (o molto, molto meglio, questione di punti di vista) della situazione descritta poc’anzi. Perché se un divorzio di un matrimonio di lunga durata ed importanza è difficile, difficilissimo a volte, per una coppia di individui, o per un individuo ed una società, immaginate quanto possa essere complicato un divorzio tra due Stati. O, peggio ancora, un divorzio tra uno Stato ed una Comunità Internazionale che risponde a valori, principi e progetti di un intero continente, portando avanti una idea di futuro condivisa, di unione (Unione è anche il nome della stessa ex-Comunità Europea), che coinvolge anche quello stesso Stato che vuole sciogliere il legame. 

Peggio ancora, quello Stato è il secondo per numero di rappresentanti (e il secondo per importanza nel bilancio economico) nello stesso Parlamento Comunitario, l’istituzione simbolo della rappresentanza popolare di tutti i cittadini membri di quella famigerata Unione. 

Peggio ancora, e qui arriviamo allo zenit, al capolavoro massimo, quel divorzio è un unicum (per ora, forse sarà solo il primo caso e farà da caposcuola, o forse no) nella storia europea e non solo. 

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, piccola digressione: in inglese, ma nella cultura USA in particolare, esiste un termine per lo più sportivo (ma non solo) utilizzato per indicare il più grande: chi segue l’NBA e il basket americano in generale lo sa bene, la sigla è G.O.A.T. (sì, goat in inglese è la capra, ora sapete perché quando CR7 posta qualcosa sui social, spesso trovate l’immagine di questa benedetta capra che sembra c’entrarci un cavolo). 

Greatest Of All Time. Che non è il più forte giocatore della storia: non è chi vincerebbe giocando tra Messi e Maradona, cosa che ci domandiamo spessissimo. Indica altro, indica la grandezza di un individuo, l’impatto che ha lasciato su quella lega, quello sport, quel periodo storico, quella cultura. 

Per questo per molti Muhammad Alì è il GOAT tra tutti gli sportivi americani: perché nessuno, forse neanche Michael Jordan (un tipetto che conosce anche mia nonna di nome, uno che negli anni ’90 secondo un sondaggio locale era più conosciuto nelle province rurali cinesi di un certo Gesù Cristo: andate a verificare, è storia vera) ha lasciato un impatto così devastante sulla cultura americana, per le scelte che ha fatto in vita, le sue imprese sul parquet ma anche le sue esplicite e potenti prese di posizione politiche e mediatiche, che hanno fatto scuola (“io non ho nulla contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”). 

E’ un concetto che si sintetizza come “legacy”, più o meno traducibile forzatamente con “eredità”.

Cosa c’entra questo con la Brexit? Perché quando parliamo, e parleremo di Brexit, non potremo, e forse non dovremmo, mai dimenticare questa parola, questo concetto.

Pochi singoli eventi nella storia degli primi 20 anni del millennio 2000 hanno lasciato e lasceranno il segno come la Brexit per la società Occidentale: l’11 Settembre, la vittoria di Obama, la crisi del 2008, la vittoria di Trump.

Forse anche altri, ma molto pochi. 

E bisognerà aspettare diversi anni, forse qualche decennio, per rendersi davvero conto dell’impatto che questo divorzio avrà sulla cultura e la società, soprattutto quella europea. Legacy, appunto: anche se non riguarda un singolo individuo, ma una pluralità di individui, entità e realtà diverse. 

Perché questo è stato uno dei più imprevisti, ed uno dei più grandi, se non il più grande, divorzio di tutti i tempi. GOAT, appunto. O almeno, il più grande degli ultimi 50 anni sicuramente. 

Diciamoci la verità, nel 2016 ben pochi si aspettavano una vittoria del Leave nel famigerato referendum: e ancora meno si sarebbero aspettati che il risultato di quel referendum avesse un valore effettivo e definitivo, che avrebbe condizionato la politica europea e internazionale negli anni a venire. 

Che si sarebbe arrivati fino in fondo. Perché- parliamoci chiaro-  si arriverà fino in fondo: e no, non ci siamo ancora arrivati, come credono alcuni. Sì, i britannici non hanno più la Union Jack insieme alle bandiere europee a Bruxelles e Strasburgo, e a breve non siederanno più in Parlamento e Consiglio Europeo.

Ma la realtà, quella che a volte fa sorridere, a volte spaventa, a volte fa morire dalle risate, a volte mette i brividi, è questa: we’re just getting started guys. Dopo 4 anni di ridicoli (va detto) negoziati, dopo sedi fiscali spostate da Londra ad altre realtà e dopo due cambi di governo, Boris ha dato una sterzata decisiva a questa situazione. 

Alcuni credono sia un folle, altri un grande governante, come oggettivamente ha dimostrato nei suoi mandati da sindaco di Londra. Questo è presto per dirlo, come è presto per dire se questa politica di chiusura verso i lavoratori non qualificati (anche europei), questa paventata idea di rendere il Grande Regno una sorta di paradiso fiscale o quasi per attrarre investimenti e aziende, pagherà o meno. La realtà è che è ancora presto per qualunque valutazione: i rapporti con la Scozia, che vuole tornare nell’UE, quelli con l’Irlanda (ancora più problematici anche per motivazioni storiche), quelli con gli States di Trump e post-Trump, anche i rapporti con l’Unione e con gli stessi Stati membri della Comunità. L’evento storico è stato il 23 Giugno 2016, l’uscita effettiva con la ratifica dell’accordo di recesso è stata il 31 Gennaio 2020. 

Ma le conseguenze, nel bene e/o nel male, le stiamo iniziando a toccare con mano solo adesso.

Perché il Greatest Divorce è ancora agli inizi, e come è stato lento fino ad ora, lo sarà anche in futuro. 

Remember again: we’re just getting started.