di Anna Logorelli-

Negli ultimi anni, abbiamo assistito all’ascesa di politici al di sotto dei 35 anni, come la premier finlandese 34enne Sanna Marin e il 32enne cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Questa tendenza non si registra soltanto nel Vecchio Continente, ma anche oltreoceano, perché una voce sta emergendo all’interno del panorama politico statunitense, che si spera possa rappresentare un punto di riferimento nel suo Paese. Ebbene, in questo mio articolo vorrei parlarvi di lei. Il suo nome è Alexandria Ocasio-Cortez. Alexandria, eletta due anni fa al Congresso degli Stati Uniti all’età di 29 anni, ha già battuto il record come più giovane deputata eletta nella storia del suo Paese. Il suo distretto è il Quattordicesimo di New York, (che rappresenta i quartieri del Bronx e del Queens) dove è nata nel 1989 e da cui si è allontanata durante gli studi, anche se è stata costretta a rientrarvi dopo la morte del padre, a causa delle difficoltà economiche della sua famiglia. Una volta rientrata, trova impiego in un bar, ma nel frattempo inizia ad impegnarsi politicamente, collaborando nella campagna elettorale dell’allora candidato alle primarie democratiche Bernie Sanders, lavorando anche in campo sociale. Tuttavia, Sanders viene sconfitto da Hillary Clinton, ma questo non blocca Ocasio-Cortez, che decide di viaggiare lungo gli Stati Uniti, visitando le comunità dei nativi americani del Sud Dakota e i luoghi dell’attivismo afroamericano. Una volta tornata a New York, le viene proposto di candidarsi per il 14esimo distretto del Congresso, sfidando Joseph Crowley, storico candidato democratico eletto ininterrottamente dal 1999. Nella sua campagna elettorale, finanziata soltanto da una raccolta fondi, Alexandria parla di tutela delle classi lavoratrici e dei diritti delle minoranze, non esitando a definirsi progressista e proponendo di tassare i redditi più alti e di garantire un giusto trattamento per i migranti che entrano nel territorio statunitense. Sorprendentemente, alle primarie di giugno riesce a vincere e, a novembre, visti i consensi riscossi in precedenza, viene eletta deputata al Congresso nelle elezioni di medio termine. Appena arrivata, viene subito presa di mira dal Presidente Trump, che invita lei e altre tre deputate neoelette, Ilhan Omar del Minnesota, Rashida Tlaib del Michigan (anch’esse entrate nella storia del Congresso, rispettivamente come la prima e la seconda deputata di religione islamica nella storia dell’Assemblea) e Ayanna Pressley del Massachussets, a tornare nei loro Paesi (nonostante Alexandria e Ayanna siano nate sul suolo americano e Ilhan sia diventata cittadina americana nel 2000, dopo aver presentato una richiesta di asilo). Ciò su cui Alexandria si concentra fin da subito è la salvaguardia dell’ambiente e, per questo, riporta in auge, il Green New Deal. Questa risoluzione, che ha ispirato anche l’Unione Europea, mira a convertire le energie fossili in rinnovabili entro 10 anni attraverso un processo di transizione, fino ad arrivare ad un livello di zero emissioni. Inoltre, punta anche a garantire uno sviluppo sostenibile, aria e acqua pulite per i cittadini, contribuendo anche a proteggere le minoranze e a contrastare le conseguenze devastanti del cambiamento climatico. Sebbene questo progetto sia pieno di buone intenzioni e sia molto popolare tra i cittadini e la classe politica (anche se i repubblicani e alcuni democratici moderati sono molto diffidenti sulla sua riuscita), non presenta dei dettagli molto chiari, in quanto non vi è riferimento alle energie fossili e, oltre a ciò, i costi non sono ben definiti, anche se si parla di una partecipazione del governo federale. In aggiunta, diversi studi hanno dimostrato che una transizione come quella prospettata in questo provvedimento potrebbe essere costosa per i contribuenti, così come risulterebbe difficile per alcuni Stati dell’Unione convertire totalmente le industrie. Un’altra area in cui Alexandria si sta battendo molto è quella dei finanziamenti, in quanto di recente ha rifiutato di versare il contributo per la rielezione dei deputati democratici come segno di protesta contro il boicottaggio dei vertici, rappresentati dalla speaker della Camera Nancy Pelosi, verso l’area progressista e l’11 gennaio ha lanciato su Twitter un sito di raccolta fondi, chiamato “Courage to Change” (il coraggio di cambiare) per tutti gli attivisti che si vogliono candidare, ma non riescono ad ottenere i fondi necessari per farlo. Queste iniziative ci dimostrano la volontà di Alexandria di voler cambiare gli assetti politici del suo partito, coinvolgendo sempre di più i giovani e le minoranze. Ad oggi, non si sa chi vincerà le primarie, ma quello che è certo è che una volontà di cambiamento emerge all’interno dei democratici. I prossimi anni ci diranno se questo si realizzerà.