di Carlo Fava- 

La mia generazione, come quella dei miei genitori e dei miei zii ha avuto il grande privilegio di nascere libera. La democrazia liberale, la cultura occidentale, il progressismo e il garantismo hanno fatto in modo che negli ultimi settant’anni il mondo divenisse più libero di quanto non lo sia mai stato. Per la mia generazione è normale prendere un aereo per andare in Francia, Germania o Spagna per una vacanza, per studio o per lavoro, è normale comprare su Amazon prodotti cinesi o insultare gli americani per l’ananas sulla pizza. Per la mia generazione è normale dire la propria idea, contrastare una presunta ingiustizia o insultare un governante. Per la mia generazione è naturale scegliere come spendere i propri soldi, che libro leggere, con chi fare amicizia o chi amare. Per la mia generazione la libertà è parte della vita, la si da per scontata senza neanche rendersene conto: come la gravità, il sole che sorge al mattino o la Luna che orbita intorno alla Terra. Rimaniamo stupiti quando sentiamo di una manifestazione di studenti soppressa nel sangue dall’altra parte del mondo, ma in fin dei conti non ci tocca più di tanto e pensiamo “che brutta cosa, ma tanto è successa a Hong Kong, da quelle parti si sa come girano le cose”. La libertà ci è stata impacchettata e regalata, ci hanno detto letteralmente: “tieni, questa è la tua vita, puoi farne quello che vuoi. Sei cittadino del mondo, puoi scegliere come vestirti, cosa studiare, dove vivere, chi amare, che musica ascoltare, chi votare, se preferisci la carbonara o l’amatriciana. In poche parole, sei libero, il tuo solo compito è ricercare la tua felicità”. 

Nessuno però ci ha messo in guardia su come tutelare la nostra libertà. In fin dei conti viviamo in un Paese con istituzioni democratiche, in uno Stato di diritto in cui la nostra libertà è “sancita Costituzionalmente”, come se un pezzo di carta in cima alla piramide delle fonti normative bastasse per evitare del tutto la perdita della libertà. Nessuno ci ha detto di stare attenti, che la libertà è come una piantina: va coltivata, tutelata dai pericoli esterni. Nessuno ci ha mai detto che aspiranti governanti avrebbero attentato alla nostra libertà con false promesse. Nessuno ci ha mai detto di non fidarci di chi fa le leggi, di non cedere alla paura e alle promesse di sicurezza, anzi, ci hanno sempre detto di rispettare le decisioni del Governo e del Parlamento in quanto democraticamente eletti. Come se questo avesse impedito alla repubblica di Weimar di trasformarsi nel Terzo Reich o al Venezuela di sprofondare in un regime socialista dove i mezzi pesanti dell’esercito calpestano letteralmente i cittadini in rivolta. Credo che questo orwelliano 75° Anniversario della Liberazione debba essere per tutti un momento di riflessione, di cui suggerisco alcune domande:

  • Il nostro sistema democratico è davvero efficiente?
  • Il nostro Stato di diritto è davvero rispettato?
  • Mi sento davvero libero? Dove per libero si intende assente da ingiusti vincoli economici, sociali e giuridici che lo Stato mette in essere.
  • La sovranità della legge è rispettata? Vale a dire, le norme sono non arbitrarie e garantiscono la certezza di una pena per chi le infrange?
  • Siamo certi che il Governo abbia come obiettivo il mio bene? Quali sono i pericoli che derivano dal cedere la mia libertà in cambio di sicurezza?

La libertà è purtroppo labile, va curata, difesa, amata. Va difesa la propria libertà tanto quella altrui da chiunque voglia sopprimerla. Lo Stato è per natura coercitivo in quanto centro di potere, è compito nostro e solo nostro quello di difenderci da un suo sconfinamento, e credetemi, l’elezione democratica o la garanzia costituzionale non è una tutela abbastanza efficace per questo pericolo.

Che questo 75° anniversario ci faccia riflettere, così che quando chiederemo più tutele, quando chiederemo più diritti, quando chiederemo più garanzie, quando chiederemo più giustizia sociale, l’entità a cui stiamo chiedendo tutto ciò è il carnefice delle nostre libertà e che se avremo abbastanza importanza per ottenere ciò che richiediamo, questo ci sarà dato perché sottratto a qualcun altro che ha faticato per averlo.

Che questo 75° anniversario ci faccia riflettere, così che quando chiederemo più sicurezza, si sappia che non la si può ottenere con il monopolio della forza, dell’informazione, della legge.

Oggi più che mai viva la libertà! Con i suoi sbagli, con le sue imperfezioni, con i suoi errori e con i suoi orrori. Viva la libertà oggi e per sempre, perché la storia ci insegna che schiavi si diventa un poco alla volta, mai improvvisamente.

Buona liberazione agli amanti della libertà!