di Chiara Verdone –

La pandemia ha raggiunto anche la Turchia, dove il numero di contagi è tra i più alti del mondo. Non è stato disposto, come in altri Stati, il lockdown sul territorio nazionale ma sono state adottate semplicemente misure contingenti. A destare diverse criticità, tra queste ultime, è stato il coprifuoco imposto nel fine settimana tra le giornate del 12 e 13 aprile in alcune delle più grandi città turche, annunciato dal rispettivo Ministro degli Interni. Il coprifuoco è stato stabilito senza dare un effettivo preavviso o alcun tipo di dettaglio accessorio alla popolazione, scatenando il caos tra le città e dando vita ad assalti a negozi alimentari tipici di ogni grande città interessata dal Covid-19. Al termine di questi episodi, il Ministro degli Interni ha presentato le proprie dimissioni mentre l’espediente del coprifuoco è stato riadottato anche durante le giornate del 18-19 aprile.

La gestione della situazione emergenziale ha dato vita a tensioni tra la classe governativa. Il contrasto non è, come da prassi, tra maggioranza e minoranza ma riguarda la struttura interna del governo. A destare maggiori problematiche sono la gestione e il possibile tracollo dell’economia turca, ragione per la quale si cerca di ritardare quanto più possibile il lockdown nazionale, invitando i cittadini ad un isolamento volontario. L’emergenza ha inciso, in maniera cruciale, sull’Akp di Erdŏgan (già in grandi difficoltà tanto economiche quanto politiche). A contribuire a questo scenario preoccupante è anche la politica estera turca, reduce delle alleanze con Russia, Unione Europea e Stati Uniti d’America.

In questa fase, il processo di integrazione europea della Turchia appare sempre più a rischio. Nel 2016, Unione Europea e Turchia avevano dato vita ad un accordo sui migranti. Secondo tale accordo, la Turchia avrebbe dovuto ricollocare sul proprio territorio nazionale un certo numero di migranti in cambio di incentivi economici. L’accordo è stato poi, recentemente, messo in discussione dallo stesso Erdŏgan, il quale ha “minacciato” l’Unione europea di riaprire i propri confini e consentire ai migranti di raggiungere l’Europa in modo irregolare. Erdŏgan non ha, infatti, particolarmente apprezzato l’interesse europeo per la questione curda e ha ritenuto non sufficienti i fondi europei stabiliti nell’accordo del 2016. Ad oggi, le relazioni tra Unione Europea e Turchia sembrano sempre più volte ad appianare i conflitti. È opportuno ricordare che l’Unione europea è ancora primo partner commerciale della Turchia ed ha, dunque, ancora la possibilità di incidere positivamente sul contesto turco in termini politici, economici e giuridici. Si tratta di una grande opportunità per l’Unione europea di promuovere i suoi valori ed obiettivi.