di Elena Mandarà-

È stato durissimo lo scontro di questi giorni fra la Lega e il Ministro Azzolina sul tema della scuola, a partire dalle linee guida per la riapertura, sino ai problemi legati al famigerato Esame di Stato. Quali sono le vostre proposte in merito? È d’accordo con la scelta di promuovere tutti indistintamente?

Sulla scuola è stato raggiunto un livello allucinante, con ritardi, rinvii e cambi di opinione repentini. Il Ministro Azzolina si è dimostrato inadeguato, come si è visto su tanti temi legati al mondo scolastico.
Partiamo dai precari, traditi ancora una volta da un Ministro che per loro aveva fatto una battaglia politica da anni. Non assumerne ora migliaia significa lasciare i nostri figli ancora una volta senza insegnanti stabilizzati a settembre.
Sugli studenti, ahimè, i danni sono tanti. Inizialmente erano tutti promossi, poi si poteva bocciare, poi sono arrivati i debiti formativi (senza specificare come e quando recuperarli).
La maturità per i ragazzi sarà devastante, nessuna simulazione fatta e Presidenti di commissione che mancano in tutta Italia.
Quello che tutti noi abbiamo vissuto come un momento sicuramente di tensione, ma che ricordiamo con piacere e malinconia, per questi ragazzi rischia di trasformarsi in un incubo. In una condizione così incerta, senza la preparazione adeguata causata dal fallimento della DAD e dalle Politiche del Ministro, bisognava mettere al centro di tutto la media voti del triennio. E i maturandi privati? Faranno l’esame a settembre, rischiando così di perdere la possibilità di accedere alla facoltà dei propri sogni per quest’anno.
Avevamo segnalato tutto da mesi al Ministro, sui precari e sulla maturità, tramite emendamenti sia al Senato che alla Camera. Sa quale è stata la sua risposta? Bocciare tutto e non ascoltarci nemmeno, lo ha fatto con noi e con gli studenti di ogni ordine e grado, mai coinvolti nelle decisioni prese.
Adesso è fondamentale riaprire in sicurezza a settembre, siamo l’unico Paese in Europa che ancora non l’ha fatto, l’unica idea che abbiamo visto sono le lastre di Plexiglas tra un banco e l’altro. Una follia.

Anche gli studenti universitari stanno vivendo un periodo di grande incertezza e difficoltà, eppure secondo le ultime decisioni del Governo è data priorità alla riapertura delle discoteche, mentre è ancora tutto incerto rispetto a quella delle Università. La “movida” è un settore economico importante, ma qual è la sorte del mondo accademico? Come fare per sostenerlo?

Ne approfitto per fare un rapido punto sulle discoteche: un settore dimenticato dal Governo, centinaia di migliaia di dipendenti tra camerieri, ditte di pulizia, fornitori di cibi e bevande, tecnici, artisti. Sono state le prime a chiudere e le ultime a riaprire, sa quanto hanno ricevuto dal Governo? 0. Anche la cassa integrazione per questi lavoratori è terminata, e ad oggi c’è una prospettiva di riapertura a metà luglio, con condizioni troppo limitanti.
In tutto ciò i ragazzi continuano ad avere voglia di socialità, in alcuni casi assembrandosi privatamente nelle piazze delle città o nelle abitazioni private senza alcun controllo.
Le Università devono riaprire assolutamente, si possono fare turnazioni, lezioni in più strutture. Ci sono lavoratori che non hanno mai smesso di operare in questi mesi, perché gli studenti universitari non possono riprendere le lezioni con tutte le precauzioni?
Anche loro sono stati abbandonati, abbiamo più volte sollecitato la rimodulazione dei CFU, un supporto economico per gli studenti fuori sede.
Siamo molto contento che, almeno sulla no tax area fino a 30.000€ per il prossimo anno accademico, il Governo ci abbia ascoltato. Ma non basta, il Ministro Manfredi deve fare assolutamente di più. Partendo dagli specializzandi in medicina, che in queste settimane stanno chiedendo lo stop all’imbuto formativo. Qualche settimana fa erano a Montecitorio a protestare, erano presenti tutti i partiti. Alcuni ragazzi mi hanno contestato, battendo le mani alla sinistra. Sa quanti emendamenti hanno proposto PD e 5S? Zero.

L’impegno economico del Governo nel decreto-rilancio è sostanziale e si concretizza sia in aiuti diretti che in agevolazioni fiscali alle famiglie, eppure non sono mancate le critiche da parte dell’opposizione e la preoccupazione più grande resta il futuro dei giovani. Quali sono le vostre proposte per sostenere le fasce di popolazione giovanile, sia nel medio che nel lungo termine?

Tra il Decreto Cura Italia e Rilancio sono stati stanziati 80 miliardi, spesi in parte molto male. Che bisogno c’era di spendere, per esempio, 120 milioni per i monopattini quando con quei soldi si potevano salvare centinaia di piccole medie imprese? Se falliranno ci saranno meno posti di lavoro per i nostri giovani, che si troveranno ancora una volta costretti a scappare all’estero per cercare un futuro migliore.
Per i nostri ragazzi serve innanzitutto un grandissimo lavoro su una riforma del nostro sistema scolastico, potenziare e valorizzare gli istituti professionali alle superiori e rendere competitivi gli insegnanti universitari a livello europeo. Ancora oggi si fa troppa teoria e poca pratica nei nostri atenei. Altrettanto importante sarà il potenziamento di relazioni tra università e mondo del lavoro, per agevolare l’inserimento dei nostri ragazzi nelle aziende italiane.

A proposito di giovani e futura generazione, la Commissione Europea ha da poco lanciato la proposta per il piano “Next Generation EU”, con il quale verrebbero forniti aiuti finanziari agli Stati per far fronte alla crisi. Nel caso in cui la proposta fosse approvata, in che modo, secondo voi, l’Italia dovrebbe investire questi fondi, specialmente in un’ottica di sviluppo, modernizzazione e “svecchiamento” del Paese?

Ha fatto bene ad usare il condizionale. Arriveranno mai questi soldi? Se sì, quando? Ci sono ancora troppi punti interrogativi purtroppo. Se dovessero arrivare, sarà necessario un forte investimento sul futuro del nostro Paese. Quante volte la politica si è riempita la bocca della parola giovani, dimenticandosene poi al momento dei fatti? Ecco, é l’ultima occasione per invertire la tendenza, non c’è più tempo. Sviluppare le infrastrutture del nostro Paese sarà un’altra priorità, soprattutto quelle digitali. Non è possibile nel 2020 avere ancora zone non coperte da una connessione internet dignitosa, non avere scuole con strumentazione tecnologica all’avanguardia. Spero si pensi a tutto questo, ma soprattutto che il Governo ascolti per una volta chi vive quotidianamente queste difficoltà: giovani, studenti e universitari.