di Francesco Mezzasalma-

Probabilmente, ciò che è successo negli ultimi mesi è stato il fenomeno meno prevedibile e meno arginabile che si potesse immaginare fino ad un anno fa. Di fatto, mai, nella storia di tutta l’umanità l’intero mondo si è fermato quasi in stato di quiescenza in attesa che l’emergenza passasse o quantomeno diventasse controllabile. Ciò per dire che il fenomeno “Coronavirus”, e con lui tutte le implicazioni che ha comportato, è stato un momento unico cui nessuno era pronto e che, retorica a parte, nessuno ha saputo fronteggiare con raziocinio e lucidità. Sin dai primi giorni di marzo, i giorni in cui l’emergenza è scoppiata e i casi aumentavano a macchia d’olio, si è entrati in un vortice di ambiguità decisionale e confusione comunicativa. Le classiche querelle politiche, sempre troppe occupate di discussioni se non inutili quantomeno frivole, hanno lasciato spazio ad interminabili sproloqui sulla epidemia che ormai si era sparsa in tutto il mondo. Da allora il punto di non ritorno, dopo una brevissima parentesi di unità nazionale, si è iniziato a vivere alla giornata, senza alcuna riflessione sul futuro prossimo e lontano che sia. L’Italia è blindata sia al suo esterno, con la sospensione della libera circolazione fra i confini europei, che al proprio interno rendendo, di fatto, impossibile spostarsi da una regione ad un’altra. Le informazioni si confondono tra loro e le ordinanze regionali, insieme ai decreti del Presidente del Consiglio (i celeberrimi, purtroppo, DPCM) anche, rendendo ostico ai più comprendere cosa fosse possibile fare e per cosa si rischiava di essere multati dai Vigili Urbani. Sono molti i dubbi che sono stati avanzati ai tempi e che, in verità, rimangono tutt’ora, in merito agli strumenti e ai metodi utilizzati dall’Esecutivo nazionale e da quelli regionali per fronteggiare l’emergenza. Su tutti, era legittimo e necessario sospendere qualsiasi libertà Costituzionale come lavorare e circolare? Ma anche, è stata una saggia scelta quella di redigere norme vaghe e consegnare alle forze dell’ordine la verifica dello “stato di necessità” che,  come prevedibile, ha lasciato spazio ad interpretazioni fantasiose ed abusi?

Certo, il lavoro del governo sarà stato sicuramente frettoloso a causa dello stato emergenziale e, volendo essere maliziosi, anche superficiale e, come insegnano nelle aule di Giurisprudenza durante le prime ore di lezione, la realtà supera sempre l’immaginazione del legislatore, ma che a decidere sulla libertà personale siano i Vigili Urbani o le cosiddette F.A.Q. (Frequently asked questions) è apostrofabile come una sospensione dello stato di Diritto.

Non resta che domandarsi, infine, se, aldilà delle settimanali conferenze-stampa del Primo Ministro Conte, dei bollettini giornalieri, della retorica della “guerra” e degli sproloqui sul “metodo Italia” le forze di governo e tutto l’apparato sceso in campo siano stati realmente strumentali al contenimento dei contagi e alla tenuta del tessuto sociale del Paese. Se la narrazione di questa pandemia da parte dei media sia stata un servizio di informazione alla popolazione o strumento di terrore, con la mistificazione di ogni trasgressore, condannandolo come untore. Se le misure economiche adottate dal governo, nonostante i troppi ritardi, abbiano effettivamente dato ossigeno all’economia o sia stata l’ennesima occasione per distribuire denaro senza un’idea di futuro, come è stato per il reddito di cittadinanza e quota 100, a debito delle future generazioni.

Quindi, non resta che auspicare che le contraddizioni e i valzer normativi cessino definitivamente, che ritorni il più possibile, se non ancor più di prima, la certezza del Diritto e la si smetta di avere la visione dei professionisti e degli imprenditori come cinici capitalisti, perché non si può per sempre vivere di sussidi anche se per molti anni in Italia questa illusione c’è stata.