Di Camilla Simonelli-

“Gli omosessuali sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia”

Sono queste le parole pronunciate da Papa Francesco nell’omonimo documentario “Francesco” di Evgeny Afineevsky, presentato mercoledì 21 ottobre alla Festa del cinema di Roma. Parole importanti che segnano per la prima volta un’emancipazione e un’apertura verso le comunità LGBT da parte della Chiesa. Il Papa, infatti, si è dichiarato favorevole alle unioni civili e, benché ad oggi ci risulti come un argomento già assodato grazie all’approvazione della legge del 20 maggio 2016 n.76, in realtà cela una grande importanza, sopratutto perché il papà si rivolge non solo all’Italia ma a tutto il panorama mondiale.

Nel documentario una vittima di abusi, tale Juan Carlos Cruz, rivela che il papa gli avrebbe detto che “Dio ti ha fatto gay e ti ama per come sei”, una frase di enorme effetto che potrebbe finalmente segnare la fine delle discriminazioni da parte dei fedeli nei confronti degli omosessuali. Sì perché il papa, figura di enorme influenza in tutto il mondo e in particolare in Italia, attraverso queste parole potrebbe potenzialmente dar luogo a un importante risvolto sociale, ma andiamo per gradi: innanzitutto bisogna far riferimento al fatto che l’Italia, Paese laico, sia ancora oggi fortemente influenzato dall’impronta cattolica, di conseguenza sono numerosissimi i fedeli che rivengono nelle parole del Papa, e in generale della religione, la verità assoluta. Da qui ne consegue per deduzione logica che una tale affermazione sulle unioni civili o sul fatto che Dio ami anche gli omosessuali, quando per secoli si è sostenuto il contrario, significhi far emancipare una parte della popolazione che proprio a causa dei dogmi della chiesa risulta oggi ancora piuttosto involuta in materia di diritti civili rispetto al resto della popolazione. In secondo luogo, significa far luce sulla grande opposizione giuridica e culturale che vige sul tema all’interno della Chiesa Cattolica: se da un lato, infatti, troviamo posizioni come quelle del monsignor Nunzio Galatino, secondo cui lo stato dovrebbe sì garantire ai singoli i propri diritti ma senza inficiare l’istituzione della famiglia composta da padre, madre e figli – ampiamente sostenuta anche dal cardinale Angelo Bagnasco – dall’altro vediamo invece il papa sostenuto dal cardinale Walter Kasper, il quale all’indomani del  referendum irlandese, in cui i cittadini hanno votato a larghissima maggioranza l’introduzione del matrimonio tra esponenti dello stesso sesso, ha osservato come non si possa più tacere su questi argomenti e come il fatto che molti cittadini abbaino votato a favore sottolinei l’incapacità da parte della Chiesa di giungere, attraverso dogmi secolari, al cuore e alle menti dei fedeli. Kasper afferma ancora come sia necessario il superamento di quella discriminazione che per anni ha dominato la Chiesa e come le persone omosessuali debbano essere accolte da quest’ultima.

Una contrapposizione ben delineata che da un lato porterebbe ad una prima apertura da parte della Chiesa, che diverrebbe luogo di rifugio anche per gli omosessuali e non più un istituzione da cui difendersi, mentre dall’altro porterebbe a rimarcare dogmi già ben conosciuti e che non permetteranno mai alla società di evolversi pienamente e nel suo complesso.

Tuttavia, nonostante la grande importanza delle frasi pronunciate dal pontefice, e sostenute da alcuni cardinali, la posizione di papa Bergoglio non andrebbe interpretata come un’apertura al matrimonio tra coppie omosessuali e bisogna anche ricordare come in materia di diritti civili il papa non si sia mai discostato in modo eclatante dalla dottrina cattolica. Anzi, nel 2015 affermava che l’ideologia gender fosse una colonizzazione ideologica paragonabile a quella dei Balilla e della gioventù nazista; riguardo l’aborto ha affermato nel 2018 che fosse paragonabile ad assumere un sicario e così via. Risulta chiaro quindi come si sia ben lontani da una emancipazione totale, e di base sarebbe utopico pensare il contrario: la Chiesa si fonda su dogmi secolari impossibili da sradicare nel comune sentire proprio in virtù del concetto di fede e di religione in generale. Nonostante ciò, secondo un’ottica più ottimistica, sarebbe bello pensare che questo possa essere il primo passo verso un’apertura più totale della Chiesa alla popolazione LGBT, comprendendo finalmente che non sono i gusti o gli orientamenti sessuali di una persona a renderla meritevole, se dovesse esistere, dell’amore di Dio.