di Annachiara Di Domenico-

Se a febbraio, il primo giorno di lezioni del secondo semestre, ci avessero detto che saremmo stati chiusi in casa per mesi, avremmo riso di gusto rischiando di versare il caffè delle macchinette di Via Parenzo 11 sui nostri quaderni freschi di appunti. Invece eccoci qui, seduti alle scrivanie delle nostre case, pervasi dallo sconforto e attaccati all’unica cosa che ci restituisce un po’ di vita universitaria: internet.

 

È un tempo di incertezze per lo studente universitario fuorisede. È addirittura incerto se chiamarsi ancora così, dato che uno studente su cinque ha lasciato la propria città universitaria per recarsi a casa, nella sua regione d’origine (qui potete saperne di più). Dopo tutto questo tempo può ancora definirla casa? Ha lamentato per anni la mancanza di casa e della propria famiglia, ma dopo tutti questi mesi chiuso nella sua camera da liceale forse erano meglio la pasta col pesto e il tonno in scatola. Non erano il massimo a cui ambire, ma quantomeno avrebbero reso giustizia alla sua voglia di indipendenza.

 

Non è solo lo studente a soffrire della sua assenza dalla città in cui aveva scelto di vivere e studiare, ne risente anche la città stessa. Secondo i dati di Immobiliare.it, Tra lezioni online e rinunce agli studi, la disponibilità di stanze a Roma è aumentata del 130%, accompagnata da un’ingente diminuzione di prezzi. I bar dei quartieri universitari sono vuoti, così come i ristoranti e le palestre.

 

Lo studente fuorisede si è trovato senza la possibilità di coltivare le sue passioni: niente concerti, cinema, teatri, musei. Ha rinunciato ai viaggi, alle cene. Ha rinunciato alle chiacchiere nei corridoi dell’università e all’odore di libri nuovi nelle aule studio. Ha dovuto dire di no ai sorrisi di incoraggiamento e alle sgridate dei propri compagni di studio. Addio ad Erasmus, Double Degree, Summer School.

C’è chi ha rinunciato addirittura ad essere uno studente.

 

Ci hanno definiti una “generazione in attesa”. Vedo tanti piccoli Telemaco che anelano un po’ d’attenzione, una rassicurazione su questo futuro più incerto che mai. Invece sembra quasi che l’intangibile Itaca in cui siamo costretti non sia illuminata da alcun riflettore: nessuna menzione durante le dirette del Capo del Governo, il Ministro dell’Istruzione ci ignora totalmente, e quello della Giustizia ha appena “appeso” migliaia di studenti in attesa dell’esame da avvocato con un post di Facebook.

 

“Prima” la nostra voce era molto flebile e poco ascoltata dalle istituzioni. Oggi sembriamo addirittura invisibili. Confesso di aver trovato conforto e ispirazione in un discorso tenutosi il 23 settembre 2020, presso la 75esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il discorso, rigorosamente in streaming, è stato pronunciato dal gruppo coreano BTS, da tempo portavoce degli studenti e delle giovani generazioni, in quanto loro stessi studenti universitari.

“Reinventiamo il nostro mondo. Siamo rannicchiati insieme stanchi, ma sogniamo di nuovo. Sogniamo un futuro in cui i nostri mondi possano uscire di nuovo dalle nostre piccole stanze. Potrebbe sembrarci che sarà sempre notte e saremo sempre soli, ma la notte è sempre più buia prima delle prime luci dell’alba. La vita va a vanti. Continuiamo a vivere.”

Potete vedere il discorso qui.