di Elena Mandarà –

Caro Tommaso,

non so se esisti davvero, anzi, mi viene più facile credere che tu sia la simpatica invenzione del social media manager del nostro Presidente del Consiglio o, quantomeno, lo strumento di cui si sono serviti i tuoi genitori per godere di un momento di visibilità. Ad ogni modo, ammettendo che tu esista davvero, mi sento in dovere di scriverti questa lettera. Capisco che la mia risposta – assolutamente non richiesta – riscuoterà sicuramente meno successo e sarà accolta con meno entusiasmo rispetto a quella del nostro caro Premier, ma credimi: fra qualche anno le mie parole suoneranno molto più vere delle sue, seppure più tristi.

Per prima cosa, caro Tommaso, vorrei dirti che se davvero esisti e a soli 5 anni sei dotato di un così grande talento per la scrittura, devi ritenerti molto fortunato: a differenza della maggior parte dei bambini della tua generazione non soffrirai troppo il gap d’istruzione che siete costretti a subire. Forse, però, fra qualche anno subirai l’ingiustizia di non godere delle opportunità eccellenti che il tuo talento merita, di sentirti costretto a fuggire dalla città in cui sei nato per costruire un futuro all’altezza dei tuoi sogni e delle tue capacità, di vivere nella costante incertezza di non sapere se, nonostante tutti i tuoi sforzi, il tuo Paese sarà in grado di offrirti delle prospettive soddisfacenti. Forse, fra qualche anno, ti renderai conto del fatto che, nonostante tu sia così fortunato, vivere in una società in cui il livello di istruzione è sempre più carente, alla fine danneggia anche te. E che, nonostante questo, la cosa non viene mai trattata come un problema rilevante.

Caro Tommaso, vorrei dirti di non fidarti delle parole di conforto degli adulti che promettono di assumersi le loro responsabilità e di adempiere al dovere di costruire con lungimiranza e dedizione una realtà migliore di quella che esiste attualmente. Continua a rispettare le regole, ma non chiedere favori. Impegnati in prima persona per ottenere ciò che vuoi, per assicurarti che il futuro sia davvero migliore del presente. Sei stato lungimirante, caro Tommaso, a preoccuparti della sorte di Babbo Natale più di un mese prima delle festività natalizie, ma devo rivelarti una scomoda verità (no, non quella che Babbo Natale non esiste, lascio ai tuoi genitori o ai tuoi fratelli maggiori l’onere di darti questo grande dispiacere): nessuno sa cosa succederà da qui alle prossime settimane, figuriamoci a Natale. Perché vedi, Tommaso, le Istituzioni a cui ti sei rivolto – giustamente, ingenuamente – per chiedere delle risposte, sono affidate nella maggior parte dei casi ad adulti che non hanno affatto la tua stessa lungimiranza. Non fidarti, dunque, di chi ti dice che andrà tutto bene, perché probabilmente non ha la minima idea di come andranno le cose.

Fra qualche anno ti renderai conto che gli interessi di quel “andrà tutto bene” sono altissimi. Ti renderai conto che quegli adulti che oggi ti rassicurano dicendoti di godere della spensieratezza della tua infanzia, stanno incautamente giocando con le sorti del tuo futuro. Ti renderai conto che fra qualche anno, quando non sarai più teneramente visto come un essere da proteggere, ti trasformerai in una minaccia per il Paese. Entrerai anche tu a far parte della maledetta categoria dei giovani – buoni a nulla, scansafatiche, viziati ed egoisti. Ti renderai conto di valere molto più come uno slogan da urlare in piazza o sdoganare sui social, che come una risorsa reale. Assisterai incredulo al teatrino di politicanti che nelle parole mettono al primo posto i tuoi interessi e il tuo futuro, e nei fatti fanno tutto l’opposto. E quando lo realizzerai, quando cercherai di far presente il tuo punto di vista, dovrai scontrarti con chi si rifiuta di capire come e quanto i tempi siano cambiati. O peggio, dovrai lottare con chi coscienziosamente vende il tuo futuro in cambio di una rielezione sicura.

Caro Tommaso, se potessi mandare anch’io una pec al Presidente del Consiglio sperando in una pubblica e calorosa risposta da parte sua, gli direi che non basta un post stucchevole per rassicurare un Paese intero sul futuro che lo attende. Che i giovani buoni a nulla, scansafatiche, viziati ed egoisti si sono stancati di vivere fingendo di credere alle promesse che vengono fatte loro. Che una generazione che dà del tu a incertezza e instabilità, è una generazione privata della possibilità di esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Per favore, aggiungi nella tua lettera a Babbo Natale una richiesta da parte mia: che la futura classe dirigente sia in grado di onorare il ruolo che le è affidato, che sia in grado di pensare realmente al domani e di non perdersi nella pochezza degli scontri generazionali.

 

Con affetto,
una giovane buona a nulla, scansafatiche, viziata ed egoista