di Adriano Rossi-

Sydney Sibilia è tornato! Il talentuoso regista di Smetto quando voglio si ripresenta con una commedia che ha fatto discutere per i suoi alti e bassi. L’incredibile storia dell’Isola delle Rose mostra infatti una potenzialità sorprendente, che però a tratti non sembra essere sfruttata al massimo. Questo non vuol dire che il film sia brutto, ma anzi mette in scena tanto talento e originalità. Troppo spesso, purtroppo, si assiste a un’accentuazione dei giudizi sull’arte, che riducono il parere critico a una fastidiosa dicotomia tra capolavoro e spazzatura: il film di Sibilia non è un capolavoro, ma nemmeno spazzatura, e per comprenderne le qualità dobbiamo analizzare i singoli aspetti.

L’originale Netflix mette in scena la vera e “incredibile storia” di Giorgio Rosa, un ingegnere che alla fine degli anni 60 costruì una piattaforma artificiale sul mare e cercò di renderla riconosciuta come stato indipendente. Così il regista ci trasporta in un mondo affascinante e pieno di riferimenti storico-culturali che hanno l’obiettivo di catapultare lo spettatore in una vicenda “incredibilmente” dimenticata. Ci viene dunque proposta una storia piena di un’originalità che si manifesta sia nel contenuto sia nella forma: Sibilia non delude le aspettative derivanti dal suo talento e dona alla pellicola un tocco di stile inconfondibile. Si sente costantemente l’esigenza da parte dell’autore di una ricerca estetica che per anni ha caratterizzato il cinema del nostro paese e che ora sembra obliata. Il regista riesce infatti nell’impresa di ricostruire un periodo storico lontano ai più, rendendolo vicino allo spettatore attraverso la creazione di un’atmosfera che riesce ad arrivare anche in un’isola sperduta al largo delle coste di Rimini, fuori dall’Italia e dai suoi infiniti problemi. Visto che siamo entrati nel discorso tecnico, non si può non elogiare il lavoro degli attori. Elio Germano si riconferma uno dei migliori interpreti in circolazione e conferisce una dignità distintiva al suo Giorgio Rosa. Non sono, tuttavia, da meno le interpretazioni degli altri attori del cast, da Matilda De Angelis, che da Veloce come il vento continua a sorprendere con le sue capacità attoriali, a Fabrizio Bentivoglio, che nei panni del ministro dell’interno Franco Restivo regala le scene migliori del film. Sibilia riesce ancora, dopo l’esperienza di Smetto quando voglio, a effettuare un casting perfetto e capace di avvalorare i personaggi. Le pellicole del regista salernitano riescono infatti a contenere una sintonia unica tra protagonisti che sembrano completarsi a vicenda e mi auspico che questo possa diventare il marchio di fabbrica di uno dei registi più talentuosi del panorama italiano. Come ho detto però all’inizio dell’articolo, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose si distingue per i suoi alti e bassi. Fino ad ora ho parlato di aspetti positivi, elogiando la tecnica e l’originalità dell’opera, ma il film ha anche ricevuto numerose critiche negative e risulta essenziale sottolinearne la validità. Bisogna, in particolare, concentrarsi sul significato di questa storia e comprenderne il potenziale. Sicuramente Sibilia ha ripescato un’affascinante vicenda caduta nel dimenticatoio e questo è un merito, ma si poteva fare di meglio? La risposta è sì. Se si cerca su Internet la storia reale dell’Isola delle Rose, vengono fuori notizie particolari sulla costruzione della piattaforma e sulle reali intenzioni del protagonista. Egli credeva veramente in un ideale di libertà o era in cerca di uno stratagemma fiscale? È una domanda che il film non suscita, ma che invece sorge spontanea leggendo articoli a riguardo. Giorgio Rosa è sicuramente lungi dall’essere un personaggio inconsistente, perché come ho detto, è scritto e interpretato benissimo, ma non si può negare che non sia stato sfruttato al massimo. Il protagonista, in sostanza, è ben sceneggiato per una commedia, ma in alcuni punti non riesce a connettersi alla vicenda reale. Sarebbe, infatti, stato bello approfondire i motivi della scelta di Rosa e magari dedicare un po’ di tempo alla spiegazione di come sia stata costruita la piattaforma. Ne consegue una scelta ben precisa da parte del regista, ovvero quella di non volersi mettere al servizio della vicenda: il film non mette in scena l’Isola delle Rose di Giorgio Rosa, ma l’Isola delle Rose di Sydney Sibilia e del suo modo di raccontare. Queste “annotazioni” non devono, tuttavia, sminuire un film che ha proposto del buon cinema e ha riconfermato le grandi capacità del regista salernitano. Quando, tuttavia, una persona si distingue per le sue capacità, è anche normale che l’asticella dell’aspettativa si alzi. L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è un buon film, ma non ha raggiunto i livelli che si erano intravisti nella trilogia di Smetto Quando Voglio. Non bisogna, in conclusione, credere che questa pellicola rappresenti un passo falso nella carriera di Sydney Sibilia, perché non è altro che una testimonianza del fatto che il suo capolavoro deve ancora arrivare.

 

VOTO: 6,5