di Adriano Rossi

“Il cinema italiano è morto”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Ci giriamo intorno e in effetti non possiamo non rimanere sconcertati dinanzi le rovine di quel pensiero cinematografico che anni fa stupiva il mondo: i tempi di e Ladri di Biciclette sono finiti e grandi registi come Mario Bava e Lucio Fulci sono caduti nel dimenticatoio. Eppure, come sempre esiste l’eccezione alla regola e ci sono ancora persone che combattono per portare un’idea di cinema differente dinanzi le titaniche difficoltà produttive. L’obiettivo di oggi è quindi quello di consigliare sette film italiani usciti nel XXI secolo, in modo da omaggiare i registi che non si sono arresi dinanzi le barriere di una richiesta cinematografica che lascia abbastanza a desiderare. “Le classifiche sono inutili” dicono molti, e probabilmente hanno anche ragione, ma stilarle mi diverte da matti e quindi ho deciso di farne una con i film che più mi sono piaciuti in questi anni. Ovviamente vi invito a non prendere alla lettera l’ordine dei film, perché non è detto che il mio lungometraggio italiano preferito sia anche il migliore. Tra poco noterete infatti che la maggior parte dei film che ho raccomandato sono abbastanza recenti e c’è un motivo ben preciso: la visione cinematografica. Sicuramente il cinema dona un’esperienza diversa rispetto al televisore, quindi non stupitevi se alcuni film mi hanno colpito più di altri. Seguo i miei gusti e l’obiettivo è quello di suggerire, non di creare un’enciclopedia biblica. Buona lettura!

7) IL PRIMO RE: Matteo Rovere è un regista dalle mille sfaccettature. Se già con Veloce come il vento aveva fatto intravedere il suo talento, con Il primo re lo ha definitivamente consacrato. Qui il regista romano non nasconde la sua passione per il cinema americano, ma il ricordo delle proprie radici rende questo film unico nel suo contesto: non mancano azione ed effetti speciali, ma la caratteristica va ricercata nell’esportazione delle nostre radici. Così il regista decide di raccontare la più celebre leggenda del mondo, attraverso uno stile internazionale, ma non dimenticando la cultura che lo ha formato. Il lungometraggio forse non è perfetto, ma ha degli elementi che sono da brividi. Oltre, infatti, a portare un film “all’americana” nel panorama cinematografico italiano, consacra Alessandro Borghi come uno dei migliori attori in circolazione. Non lasciatevi intimidire dai dialoghi in latino arcaico o dalla lunghezza della storia, perché ne varrà la pena!

6) MARTIN EDEN: Avevo citato questo film in un precedente articolo sulle differenze tra opera cinematografica e letteraria. Riparto quindi dalle argomentazioni precedenti per dimostrare la validità di quest’opera. In un mondo in cui la trasposizione ha nel 90% dei casi una mera funzione visiva, Pietro Marcello propone una totale reinterpretazione del capolavoro di Jack London. Il cambiamento di location, da San Francisco a Napoli, funziona a meraviglia e Marinelli dimostra di aver compreso a fondo la personalità del protagonista. Siamo davanti una pellicola d’altri tempi, in cui le scelte autoriali testimoniano un modo di fare cinema sempre più in disuso. La storia di Martin, inoltre, colpisce più forte che mai e diventa una riuscita riflessione sulle derive del successo. Non abbiate paura di ritrovarvi davanti la copia sbiadita del libro di London, perché qui l’unico Martin Eden che incontriamo è quello di Pietro Marcello

5) IL GIOIELLINO: Di scandali in Italia ne abbiamo avuti tanti e forse raccontarli ci riesce meglio del combatterli. In questo caso Andrea Molaioli si concentra sul crac Parmalat (qui chiamata Leda). Così il film mette in scena la storia della società di Callisto Tanzi a partire dalla caduta del muro di Berlino, ricostruendo in modo abbastanza dettagliato le cause che porteranno alla bancarotta fraudolenta. Molaioli si distacca, tuttavia, dall’approccio alla Diaz volto a fotografare un determinato periodo storico e ci propone un racconto che segue il punto di vista del ragioniere Ernesto Botta, interpretato da un magistrale Toni Servillo.  Il racconto assume quindi le sembianze di un vero e proprio tuffo in un passato che ha segnato la storia del nostro paese, andando a mostrare il contesto di questo scandalo di inizio duemila.

4) IL TRADITORE: Marco Bellocchio è un registra straordinario e questo film ben riuscito ne è l’ennesima conferma. Il traditore mette in scena la storia di Tommaso Buscetta, ma lo fa in un modo diverso dalle trasposizioni a cui siamo abituati. Negli ultimi anni abbiamo infatti assistito a decine di lungometraggi su Cosa nostra, eppure nessuno di questi era riuscito ad essere indimenticabile (curioso, vista la sensibilità che noi italiani abbiamo sul tema). Così Bellocchio non si scorda di essere un cineasta e non mette in secondo piano le scelte tecniche necessarie per rendere un film indimenticabile: la pellicola non soltanto tratta il tema con grande cognizione di causa, ma lo fa attraverso uno stile a dir poco coinvolgente. Non è un caso che Il traditore abbia ricevuto una standing ovation al festival di Cannes, riscontrando il favore del pubblico straniero. Prima di essere una grande storia, quello di Bellocchio è un gran film e questo ha contribuito al meritato successo internazionale che ha ricevuto.

3)LE CONSEGUENZE DELL’AMORE: Mettiamo subito le mani avanti: non sono un amante di Sorrentino. Le scelte che continuamente fa nei suoi lavori, dal citazionismo all’atmosfera onirica non incontrano spesso il mio gradimento. Eppure, questo Le conseguenze dell’amore testimonia il talento cristallino del regista napoletano. Sarà perché al tempo era un artista alle prime armi e pieno di cose da dire, o magari per quello stile che purtroppo successivamente ha abbandonato, ma questo Le conseguenze dell’amore è uno dei migliori film italiani del XXI secolo. Funziona tutto, dalla regia alla fotografia, dalla sceneggiatura alla recitazione. Un lungometraggio grandioso di un regista che nel corso del tempo si è forse troppo snaturato a favore della critica. Appare quasi curioso che un regista conosciuto per preferire l’atmosfera alla storia, abbia anche proposto in giovane età una delle sceneggiature più coinvolgenti degli ultimi anni. Ritroviamo di nuovo Toni Servillo che anche in questo caso dimostra le sue doti recitative a dir poco straordinarie. Un film stra-consigliato per gli amanti di Sorrentino e non.

2) NON ESSERE CATTIVO: A mio avviso, Non essere cattivo è il miglior film italiano del XXI secolo. Riprendendo gli elementi di un suo precedente lavoro (Amore tossico), Claudio Caligari mette in scena un’altra stupenda pennellata della sua produzione cinematografica. Regista a lungo sottovalutato, ha saputo attraverso la sua ridotta filmografia (solo tre lungometraggi) a lasciare un segno indelebile nella storia del cinema italiano. Nessuno come lui ha saputo catturare gli ambienti che ci ha mostrato e questo tuffo nella realtà di Ostia sciocca più che mai. Oltre ad aver consacrato due attori straordinari come Luca Marinelli e Alessandro Borghi, Non essere cattivo ha posto un’asticella che ogni giovane regista dovrebbe considerare. I film italiani di questo secolo non andrebbero giudicati da 1 a 10, ma da 1 a Non essere cattivo. Recuperatelo al più presto.

1) THE NEST: Poc’anzi ho detto che Non essere cattivo era, a mio avviso, il miglior film italiano del XXI secolo. Perché allora mettere questo The Nest in cima alla mia classifica? La risposta è molto semplice e si ricollega a ciò che ho detto all’inizio dell’articolo, ovvero la differenza dell’esperienza cinematografica rispetto al televisore. Vedere un film in sala dona tutto un altro effetto, dalla qualità dell’immagine al sonoro. Se si aggiunge che quando uscì il film di Caligari ero ancora un diciottenne acerbo in materia cinematografica, se ne conclude che per me The Nest è stata un’esperienza migliore. Se si dovesse trovare una parola per descrivere questo gioiello di De Feo, questa sarebbe “follia”. Questo regista è riuscito nell’impresa di mettere in scena una storia del tutto originale in un panorama cinematografico monotono come       quello italiano e lo ha fatto nel modo più coraggioso possibile. Senza addentrarmi troppo nell’argomento per non fare spoiler, basti sapere che le scelte di narrazione utilizzate rappresentano tutto ciò che di buono può fare un regista italiano in questo momento. Siamo infatti dinanzi a un film che condensa un mix di generi e il regista non ha paura di mostrarsi per ciò che rappresenta, andando a sfidare quella critica e quel pubblico che frena gli artisti di questo paese. The Nest è una vera e propria luce in fondo a un tunnel, un’opera stupenda che non posso non consigliare.