di Chiara Verdone-

L’Europa ha bisogno di un nuovo Piano Marshall. Avremo bisogno di ingenti investimenti pubblici e privati per ricostruire l’economia e creare nuovi posti di lavoro. La chiave è nuovo, potente bilancio pluriennale dell’Unione”.

Il Piano Marshall, ufficialmente conosciuto come piano per la ripresa europea (European Recovery Program) fu annunciato nel 1947 dall’allora segretario di Stato statunitense, George Marshall. Si trattava di un piano che annunciava la decisione degli Stati Uniti d’America di fornire aiuti economici-finanziari all’Europa e rappresentò, senza ombra di dubbio, uno dei momenti cruciali della storia della politica internazionale dell’immediato secondo dopoguerra. Marshall affermò che l’Europa avrebbe necessitato di ingenti aiuti economici. Senza di essi, infatti, l’Europa avrebbe subito un deterioramento non solo delle condizioni politiche ma anche economiche e sociali. L’European Recovery Program prevedeva, alla fine, uno stanziamento di approssimativamente 14 miliardi di dollari per un periodo di tempo di cinque anni. Il piano cessò di esistere nel 1951. I risultati furono, a lungo termine, positivi nell’ottica degli Stati Uniti e dei sostenitori dell’economia di mercato per quanto riguarda la diffusione, in Europa, di concetti quali “libera impresa”, “tutela della concorrenza”, “esperienza tecnica” o “recupero di efficienza”.

Recentemente, è stata avanzata l’ipotesi di un nuovo Piano Marshall. Ursula von der Leyen e Charles Michel lavorano con l’obiettivo di realizzare una proposta capace di sbloccare la situazione complicata in cui versano i governi, profondamente divisi in termini di solidarietà. Italia e Francia, infatti, reclamano gli Eurobond per superare la crisi mentre gli austeri del Nord si preoccupano riguardo il tema della condivisione dei rischi.

I due presidenti restano, tuttavia, molto prudenti, limitandosi a fornire indizi sulle linee guida delle istituzioni europee. La proposta elaborata da Bruxelles prenderà ad oggetto il bilancio 2021-2027. Secondo Ursula von der Leyen, questo bilancio “dovrà distinguersi dagli altri, dovrà dare la risposta europea alla crisi del coronavirus”. La presidente della Commissione cita diversi investimenti senza mai specificarne le modalità e senza neppure menzionare il Recovery Fund (proposta ideata dalla Francia e supportata dall’Italia). Si tratta di un Fondo che si basa, essenzialmente su tre pilastri: sostegno agli Stati Membri, rilancio dell’economia e rafforzamento di programmi esistenti. A tal fine, ognuno dei tre pilastri gode di una serie di strumenti capaci di disporre finanziamenti, sotto la forma di prestiti a fondo perduto e, magari, usando come garanzia proprio il bilancio europeo. Non vi è, tuttavia, alcun cenno sui tempi necessari per rilanciare l’economia. Anche Charles Michel non lascia trapelare nulla limitandosi ad affermare che la strategia europea per la ripresa avrà, sicuramente, come priorità la “riparazione del mercato unico europeo”, oltre allo “sviluppo di un’imponente strategia di investimento”. Secondo Charles Michel, infatti, “Il mercato unico è un bene comune dell’Unione europea, è il cuore pulsante dello sviluppo europeo e della capacità di coesione sociale. E’ stato danneggiato e colpito dalle decisioni prese”, per motivi sanitari, da parte degli Stati Membri.