7 film da recuperare su Amazon Prime Video

Amazon Prime Video è una delle piattaforme streaming migliori in circolazione. Nel corso degli anni, il sito di Jeff Bezos ha avuto un’evoluzione notevole e tuttora possiede un catalogo di film più ricco rispetto alle concorrenti. Scegliere quindi le sette pellicole da consigliare non è stato semplice, vista un’offerta che ripercorre praticamente l’intera storia del cinema. Su Prime Video sono infatti presenti capolavori di ogni epoca e si spazia dal neorealismo alla nouvelle vague, fino ad arrivare ai lungometraggi più recenti. In modo da farmi largo in questa mole di prodotti, ho creato questa lista seguendo un criterio ben specifico: la scoperta. Questo non vuol dire che mi soffermerò sui famosi “film polacchi in bianco e nero e sottotitolati”, ma semplicemente che seguirò un obiettivo ben preciso, cioè consigliare pellicole che andrebbero recuperate e che per la maggior parte soltanto gli appassionati di cinema hanno visto. Bando alle chiacchiere e cominciamo:

ESSI VIVONO (1988, John Carpenter): Questo film è probabilmente il più discusso del maestro Carpenter, visto che all’epoca ricevette critiche contrastanti e tuttora continua a dividere il pubblico. Siamo invece, a mio parere, dinanzi uno dei migliori film della storia del cinema. L’avventura di John Nada, interpretato dal wrestler Roddy Piper, ha messo in scena una delle più affascinanti critiche al capitalismo che siano mai state fatte. Attraverso l’utilizzo di “speciali” occhiali da sole, il nostro protagonista riuscirà a percepire una nuova realtà, spaventosa e vera allo stesso tempo: gli esseri umani sono sempre più schiavi di un sistema che non si limita a colpire le categorie più deboli, ma anche l’intelletto umano, che ne risente. Probabilmente Carpenter si lascia andare a un’eccessiva generalizzazione e questo ha provocato le critiche che ancora oggi questa pellicola riceve, ma la drammatizzazione porta allo sgomento e il regista americano vuole mettere in guardia il suo pubblico dai pericoli maggiori del capitalismo.

OSSESSIONE (1943, Luchino Visconti): Sono sempre scettico nel parlare dei capolavori che hanno segnato la nostra cultura, perché da una parte si rischia di passare per un ostentatore di conoscenza, dall’altra c’è la concreta possibilità di non averli compresi appieno. I maestri come Rossellini, Antonioni o lo stesso Visconti, hanno regalato lavori complessi e percepibili con un buon bagaglio culturale alle spalle. Inutile dire che a vent’anni risulta difficile comprendere a pieno questi film, ma Ossessione è una pellicola che va recuperata per due motivi. Oltre infatti a raccontare una storia appassionante e ricca di significato, ha anche portato sul grande schermo una delle prime opere neorealiste in assoluto. Essa rappresenta, di conseguenza, un’occasione unica per affacciarsi al cinema che per decenni ha reso celebre il nostro paese in tutto il mondo. Buona visione!

RE PER UNA NOTTE (1982, Martin Scorsese): Quando si parla di Martin Scorsese, vengono alla luce discussioni sui grandi capolavori che ci ha regalato, da Taxi Driver a Quei bravi ragazzi. Rimango stupito, tuttavia, che si parli così poco di Re per una notte. La storia di Rupert Pupkin, interpretato da un ormai indescrivibile Robert De Niro, spazia tra i vari generi che vengono affrontati in modo meraviglioso. Il grandissimo regista americano offre un viaggio nel mondo dello stand up comedy, che nel corso degli eventi si trasformerà in un’avvincente riflessione sulla comicità in generale. Oltre ad essere il film che ha maggiormente ispirato Todd Philips nel suo amatissimo Joker, è anche uno dei migliori lavori di Scorsese e quindi va assolutamente recuperato.

OLDBOY (2005, Park Chan-wook): “Una volta superata la barriera dei sottotitoli, verrete introdotti a molti altri incredibili film”. Questo affermava Bong Joon Ho dopo la vittoria del Golden globe. Niente paura, perché Old Boy è doppiato, e anche bene. Il pluripremiato regista di Parasite voleva in realtà usare l’espediente dei sottotitoli per avvicinare il pubblico occidentale a un cinema da pelle d’oca come quello orientale. Chi si affaccia per la prima volta a questo mondo, rimarrà stupito del fatto che i film coreani, ma anche asiatici in generale, abbiano la virtù di saper tenere gli spettatori incollati allo schermo. Questo Old Boy di Park Chan-wook, da non confondere con il remake americano, è l’emblema di questo tipo di cinema. Una trama avvincente, che parla di amore e vendetta e che allo stesso tempo riesce a non annoiare, nonostante la profondità dei temi trattati. La magnifica colonna sonora, la grande sceneggiatura e le notevoli prove attoriali caratterizzano questo cult dell’industria cinematografica coreana. Esso inoltre è il primo film della cosiddetta “trilogia della vendetta” e consiglio vivamente la visione delle tre pellicole.

BLADE RUNNER 2049 (2017, Denis Villeneuve): la domanda sorge spontanea: perché non consigliare il Blade Runner originale? Per due evidenti motivi. Innanzitutto, il capolavoro di Ridley Scott non è presente su Amazon Prime Video e per recuperarlo si deve andare su Netflix, ma sono anche partito dall’idea secondo cui esistono tanti grandi film, ma non altrettanti sequel. La pellicola di Villeneuve non riesce soltanto nell’impresa di onorare un cult degli anni Ottanta, ma ne prende anche le distanze. Il regista non teme i paragoni con il passato e infonde la sua personalità artistica in un film a tratti indimenticabile. Blade Runner 2049 racconta una storia per nulla scontata e mostra una fotografia splendida e peculiare. Siamo, di conseguenza, davanti all’esempio di come debbano essere prese le grandi opere, ovvero con rispetto, ma senza timore.

LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI (1968, George A. Romero): Siamo davanti a uno dei migliori horror di tutti i tempi. George A. Romero, al contrario di quanto si crede, non ha inventato il genere zombie, ma lo ha comunque influenzato in modo notevole. La notte dei morti viventi non è soltanto il capostipite di una tetralogia che ha segnato per sempre il cinema dell’orrore e in particolare dei morti viventi, ma ha anche portato sullo schermo un significato metaforico che non dovrebbe mai mancare in questi lavori. Tantissime sono state le interpretazioni, dalla morale antibellica a quella anticapitalista, ed elencarle tutte sarebbe impossibile. Mi limito ad affermare che Romero dovrebbe essere una bussola per i registi di tutto il mondo, perché ha infuso nei suoi lavori un elemento che oggi sembra spesso assente nelle pellicole: la profondità. Non basta girare bene o creare trame avvincenti, ma bisogna dare un senso alle proprie opere seguendo un’etica artistica. Recuperare questo film è un dovere per chiunque, poiché aprirà gli occhi ai grandi problemi del cinema odierno.

BOYHOOD (2014, Richard Linklater): questa pellicola è probabilmente meno iconica rispetto alle altre della lista. Va detto però che Linklater ha proposto un esperimento che costituisce un vero e proprio unicum nella storia del cinema: far crescere gli attori durante le riprese. Certo, abbiamo avuto numerose esperienze simili, una su tutte lo storico sodalizio tra Truffaut e Jean-Pierre Léaud. In questo caso, tuttavia, la questione è diversa, perché la crescita avviene durante film: il regista ha ripreso gli attori per dodici anni. Assistiamo quindi a un viaggio originale che mostra l’infanzia e l’adolescenza del giovane Mason e del suo interprete, ovvero Ellar Coltrane. Linklater riesce a farci immedesimare in un percorso normale e anormale al tempo stesso, catapultandoci in una realtà che colpisce grazie ai cambiamenti fisici dei protagonisti. In un’epoca in cui i film sembrano aver perso originalità, Boyhood propone un lavoro nuovo e affasciante, motivo per il quale lo consiglio vivamente.

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