QUEI MORTI CHE NON CONTANO: l’emergenza senzatetto tra indifferenza e politiche sbagliate.

Scarpe da ginnastica e un paio di jeans scuri, una bottiglia vuota in bilico sul corpo accasciato in terra appena illuminato dai primi bagliori del giorno, sotto lo smeraldo dei pini romani che incorniciano il giardino del Santuario del Divino Amore nella periferia est della Capitale. Così, pochi giorni fa, il personale della struttura religiosa ha rinvenuto il corpo esanime dell’ennesimo senzatetto deceduto a Roma a causa del freddo, il decimo da inizio anno, il quarto in quattro giorni. Nella giornata precedente era accaduto ad Ostia, dove un altro clochard era stato trovato privo di vita, rannicchiato in un giaciglio di fortuna. E nei giorni prima ancora la stessa litanìa; e così via andando a ritroso fino all’inizio dell’inverno. Una successione di morti poco rumorose, talmente silenziose che sembra non importino a nessuno, nè ai cittadini nè tantomeno alla politica romana che, sull’emergenza senzatetto, continua a predicare bene e razzolare male. Forse stavolta non importa nemmeno alla Madonna del Santuario, che sembra guardare da un’altra parte. Forse pure lei ci si è abituata. 

Quasi non ci si accorge delle loro morti, figuriamoci delle loro condizioni di vita. I senza fissa dimora passano inosservati per tutta la giornata, fino alle 19 di sera, fino a che non cala il buio. Quando le luci dorate delle botteghe smettono di lampeggiare e le saracinesche di metallo battono sul suolo, ecco che i fantasmi urbani tornano ad essere visibili. C’è chi nuota in silenzio nell’oceano di turisti che affollano le file dei ristorantini, e chi arranca solitario per quelle che in passato erano le vie della Dolce Vita. C’è chi cena con un tozzo di pane sotto i decadenti porticati delle chiese del centro, e chi sotto i grigi palazzi di periferia. Ma le ore passano, la notte sale, e con essa anche il freddo. Perché quando le temperature vanno sotto lo zero e la brina inizia a formarsi sui papaveri, nessuno di loro sa se sopravvivrà o no fino al giorno successivo. E qualcuno purtroppo non ci riesce. “Siamo di fronte ad una strage causata dal drastico abbassamento delle temperature e le risposte di accoglienza sono ancora largamente insufficienti”, avvertono i volontari dell’associazione NonnaRoma che da anni si impegnano sul territorio romano per garantire pasti caldi e coperte a chi non li ha. Si stima che, solo a Roma, in tre mesi, le vittime siano state più di 10. Numeri che possono apparire esigui, ma che non lo sono affatto. Non per uno Stato che si definisce “civile”, non per una città che si definisce Capitale e che, invece, fa diventare il freddo la più grande paura di un senzatetto. 

Attualmente nella Capitale si contano più senza fissa dimora che in tutte le altre città italiane. Sono circa 10mila. Ma questo numero è solo una stima, nulla di così certo; la realtà è che non si sa con certezza quanti siano. Ciò per due motivi: In primis l’ aumento generale delle condizioni di povertà assoluta avvenuto in questi anni a seguito del covid-19 ne ha determinato in maniera proporzionale un aumento massiccio. La pandemia ha infatti favorito un incremento del 22% di “nuovi poveri”. Un numero che, in cifre reali, ha superato il milione. E di questi circa 530mila sono donne e 220mila ragazzi giovani.

In secundis la scarsità dei dati nelle analisi riguardanti i senza fissa dimora non permette di compiere calcoli accurati: ciò deriva dalla difficoltà di “raggiungimento” di questi soggetti. “Quella dei senza tetto è considerata una popolazione difficile da raggiungere in quanto intercettare i membri che ne fanno parte è complesso, per una serie di fattori comuni come la mobilità geografica, la mancanza di un recapito telefonico, gli ostacoli linguistici e comunicativi”, si legge nell’ultimo rapporto di NonnaRoma sull’emergenza senzatetto “Dalla strada alla casa”. Insieme questi due fattori non favoriscono certamente l’attuazione di politiche concrete sul territorio, che ad oggi risultano essere, per molti, ancora troppo inadeguate.

“Siamo arrivati a 1200 posti di accoglienza e lavoriamo per aumentarli, priorità è uscire da logica emergenza con nuove politiche e servizi”, sottolinea l’assessora al Sociale del Comune Veronica Mammì alla testata giornalistica Fanpage. L’idea dell’assessora è di creare un diverso approccio al problema, con un bando quadriennale da 9 milioni di euro. “Vogliamo superare la logica delle grandi strutture per lavorare invece su piccole comunità che si facciano carico delle persone restituendogli la loro autonomia. Per questo il bando è costituito da 27 lotti per strutture da 5, 10 e massimo 20 posti, per un totale di cinquecento persone accolte”.

Incantevoli intenzioni che, però, allo stato delle cose, contrastano con la realtà dei fatti che accadono. Infatti dallo scorso 11 Febbraio Grandi Stazioni, l’impresa pubblica che gestisce le 14 maggiori stazioni italiane, ha deciso di bagnare ogni sera i pavimenti lungo l’entrata della stazione Termini di Roma per tenere lontano i senzatetto. “Una pratica disumana che serve solo ad allontanare dagli occhi dei passanti la vista dei poveri. Queste modalità non sono la soluzione”, arringa il presidente dell’associazione NonnaRoma Alberto Campailla, che continua dicendo che questo “è un altro tassello della criminalizzazione dei poveri spacciata per decoro”. A detta di molti, questo è un chiaro esempio di quella tanto dannosa quanto radicata mentalità politica che bada più alla convenevole apparenza di una città vetrina, che all’essenza drammatica delle cose. Perché, e basta pensarci un attimo, bagnare con l’acqua l’entrata della Stazione Termini non risolve il problema. Provoca anzi una maggiore dispersione di questi soggetti che, senza valide alternative e senza posti dove andare, si ritroverebbero ad occupare per intero le strade vicine, anche con il rischio di morire assiderati la notte. Belle parole e politiche disumane, indifferenza e promesse. E intanto la falce silenziosa continua a mietere vittime. 

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