a cura di Nicola Pigna – 

Oggi, forse, inizia la Terza Repubblica. Lo fa con un uomo della Prima, che ha attraversato in punta di piedi la Seconda. Questa è la solita storia italiana. Un paese che conosce solo vie di mezzo. Qualche volta, tante nella storia in verità, siamo stati geniali ma, per buona parte, il nostro tempo lo passiamo ad essere ordinari, abitudinari, amanti della calma e poco inclini alle rivoluzioni. Mattarella è uomo di grandi qualità ma la più interessante, credo, sia la sua ordinarietà. Berlusconi ci ha abituato a tutto: volgarità, indecenza, corruzione. Sembrava che a lui, superuomo, tutto fosse concesso. Ha quel ghigno di chi sa, sempre, farla franca. È maestro di modi impenitenti, irriverenti e poco istituzionali, a tratti simpatico. Prodi è stato sicuramente il grande incompreso. Stimato e amato in tutto il mondo. Ha guidato, con grandi riconoscimenti bipartisan, la Commissione Europea e oggi lavora alla crescita dell’Unione Africana, ma in Italia è stato definito “mortadella”. Forattini lo disegnava, caricaturalmente, vestito da prete, a volte da suora, altre con la falce e martello sul petto al posto della Croce pettorale. Questo è il destino delle menti troppo eccelse: non essere compresi dalle masse ignoranti e goderecce. A guidare il paese, in questi vent’anni, ci sono state anche altre figure. D’Alema che, con buona pace della sinistra italiana, è il più intelligente di tutti. Unico problema: sa fare la diagnosi di tutti i problemi di questo mondo, ma non rende altrettanto bene sulle cure. Amato non è amato. Uomo di grande intelligenza, profonda cultura, alta caratura internazionale; ma sconta d’esser stato il vice di Craxi ed è odiato dagli antisocialisti perché socialista e dai suoi ex-compagni di partito perché forse è l’unico rimasto libero durante Tangentopoli, forse l’unico davvero ignaro di tutto. Di mezzo ci passano Monti, che nemmeno lui ha capito com’è diventato Presidente del Consiglio, e l’ottimo Enrico Letta che benché abbia capito come sia diventato premier, ancora si domanda come mai non lo sia più (ma siamone certi ritornerà). Il resto è storia recente.

Da Firenze è arrivato il primo bambino che ha mangiato i comunisti. Con mosse geniali, rapide ed imprevedibili, si è fatto strada. Pare che alle elementari non avesse l’abecedario ma abbia imparato a leggere sul Catechismo della Chiesa Cattolica. Da adolescente non leggeva Salgari o Umberto Eco ma Machiavelli e Guicciardini. Alle discoteche preferiva le sagrestie, agli spinelli il profumo dell’incenso.  Fece lo scout per imparare a governare, studiava da politico ma allora nessuno se ne accorse. I tempi cambiano e chi non li sa leggere rischia di rimanere fregato. Questo lo sanno i vari Occhetto, Bersani e  Bertinotti che volevano fare la Rivoluzione quando il comunismo era già rottamato da un pezzo. Al Quirinale solo Cossiga aveva capito che il mondo cambiava ed iniziò a picconare, ma lo diedero per matto. Scalfaro ha gestito la transizione con garbo e tra mille problemi (e chissà la storia come sarebbe andata a finire se ci fosse stato qualcun altro al suo posto). Il più istituzionale resta Ciampi. Garbato, perbene, un uomo fonte di equilibrio e saggezza, ha retto il paese in anni non facili con intelligenza. E poi, in ultimo, il legittimo Re d’Italia. Giorgio Napolitano sarà sicuramente il più studiato presidente degli ultimi anni. Dei poteri del presidente della Repubblica si dice che siano a “fisarmonica”, cioè si allargano quando la politica perde terreno, poiché in maniera sussidiaria vi si sostituiscono o vi suppliscono, e si contraggono nei tempi di ordinaria gestione dello Stato (quando cioè politici e giornalisti si annoiano).

Oggi nasce la Terza Repubblica. Al Colle sale un figlio della Prima. Mattarella è un uomo integro e integerrimo. Preferì dimettersi piuttosto che votare una legge che non condivideva: preferì le idee alla poltrona. Un professore di sconfinata cultura e comprovata fedeltà costituzionale. Un politico che, da democristiano, sperimento cosa significa scegliere di stare dalla parte dello Stato in Sicilia. Questa sua scelta gli costò cara: vide morire, per mano mafiosa, tra le sue braccia il fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia. La sua storia nasce inscindibile da quella di un cattolicesimo sociale che si impegna in politica. Rappresenta al meglio come, con laicità, sia possibile coniugare Vangelo e cultura, politica e fede, intelligenza e spiritualità. Oggi Mattarella riscatta una storia che corruzione e criminalità hanno infangato, quella stessa storia che ha dato all’Italia uomini che in maniera disinteressata l’hanno rimessa in piedi. Ne cito uno tra tutti: Alcide De Gasperi.