a cura di Claudio Buemi

Io non vi conosco. Voi non mi conoscete. Mi presento: il mio nome è Aldo Naro, ho 25 anni, siciliano di Palermo. Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia appena pochi giorni fa, dopo anni duri, faticosi, interminabili. Sono un ragazzo, un ragazzo come voi. Vi chiederete per quale motivo mi stia rivolgendo a voi così, su questo foglio bianco. Io non ho più occhi per vedere, orecchie per udire, voce per parlare. Io non respiro. Io sono morto. Non ricordo bene né come, né quando. Ho lasciato questa vita ed è stato come destarsi da un lungo sogno, un sogno…che ricordo a sprazzi, e che forse dimenticherò per sempre. Ciò che mi rimane della vita passata è questo foglio bianco. Non voglio raccontarvi di me, della mia famiglia, dei miei amici. Non ho intenzione di trasmettere un messaggio, di trasmettere qualcosa in generale. Mi piacerebbe semplicemente che voi leggiate: voi che avete occhi, voi che avete orecchie, voi che avete voce. Mi piacerebbe essere, per questi brevi istanti, una parte di voi. Vi è mai capitato di essere arrabbiati? Arrabbiati per una qualche ragione, che poi, dopo alcuni attimi, avete dimenticato. La rabbia è un sentimento che disorienta, che ubriaca, come un liquore dal sapore forte, che provoca, al primo assaggio, un lieve bruciore al palato. In balìa di un tale sentimento, avete dimenticato l’amore, il Bene…avete dimenticato…la vita. Anche io sono stato arrabbiato, proprio come voi. Perché anche io avevo occhi, orecchie e voce. Esatto, proprio come voi. Ora che non ce li ho più, con un po’ di ipocrisia, devo ammettere che ho sbagliato. Ho sbagliato tutto. Anche voi state sbagliando, ma non ve ne rendete conto. Nel caos, nel disordine della quotidianità, rischiate di dimenticare quanto di bello vi possa essere in questo mondo. Questo mondo che ho dovuto lasciare. Non so come, né perché. Ve lo giuro: io non ricordo più niente. So solo che mi hanno sottratto, all’improvviso, di ogni cosa. Senza alcuna, apparente, ragione. Vorrei poter urlare, e farvi sentire qualcosa. Vorrei lasciar trasparire da tali parole il mio dolore. Ma io non provo dolore, né rammarico, per ciò che non ho fatto, e che avrei potuto fare, qualora qualcosa non mi avesse privato d’un tratto del dono imponderabile che è la vita. Godete di ciò che avete, godete di ciò che siete. Fatelo per voi stessi, fatelo per gli altri. Se pensate di amare una persona, allora amatela, senza alcun compromesso. Se pensate di voler bene ad un amico, se avete intenzione di abbracciare vostra madre o vostro padre, allora fatelo. Non abbiate paura: anche se pensate di sentirvi traditi dalla vita, non arrabbiatevi, perché non ne vale la pena. Voi avrete sempre una seconda, una terza, una quarta chance. Quelle stesse chance che avrei potuto avere io, ma che adesso non posso, né potrò, più avere. Di me, un giorno, non resterà più nulla. Anche questo foglio bianco sarà presto carta straccia. E queste parole…se le porterà via il tempo, avido di attimi, ed inesorabile, come il fato che domina le nostre vite. Resterà solo il mio ricordo, nella mente, e nel cuore, di chi mi ama, e continuerà a farlo per il resto della propria esistenza. Resterà solo il ricordo, il ricordo della mia breve vita, di “quel bravo ragazzo che era Aldo”, dei miei sogni, del mio amore. Il resto me lo hanno portato via. Non so come. Non so perché. Io non vi conosco. Voi non mi conoscete. Il mio nome era Aldo Naro. Ero diventato medico, tempo or sono, dopo anni duri, faticosi, interminabili. Ero un ragazzo. Un ragazzo come voi.