A cura di Paolo Gregoris –

La nostra generazione si trova a giocare una sfida importante, fondamentale, non solo per l’Occidente, ma per il mondo intero. Si tratta di una battaglia contro un nemico infame ed invisibile, un nemico che uccide alle porte di casa nostra, in una capitale europea. Il nostro nemico si chiama terrorismo, e in questo momento storico è rappresentato dall’ISIS, forse il più forte e brutale di sempre in questo campo. Dobbiamo essere in grado di vincere questa sfida fondamentale, per difendere le nostre vite, il nostro modo di vivere, la nostra cultura e per lasciare ai nostri figli un mondo migliore di come lo abbiamo ereditato. Abbiamo il dovere di combattere e vincere questa battaglia per impedire che altre persone perdano la vita, non solo a Parigi, ma anche a Beirut, in Kenia e nel resto del mondo. Per vincere questa sfida è necessario attuare delle politiche difensive e di prevenzione del rischio, ma ciò non sarà comunque sufficiente, perché il nemico non sarà eliminato: verosimilmente riuscirà a colpire nuovamente. Per prevenire è necessario potenziare la nostra difesa, intelligence in primis, così da fornire i nostri paesi della capacità di impedire dei vili attentati come quello di Parigi. In Europa, mancando una comunità politica vera e propria, manca una rete di intelligence unitaria, e questo consente ai terroristi di muoversi tra le maglie degli stati nazionali. Un soggetto può essere noto ad un Paese, ma non ad un altro; un’intelligence unica, con la possibilità di scambio di informazioni in modo dinamico, risolverebbe questa problematica. Un ulteriore mezzo sarebbe l’incremento delle forze di polizia di ciascuna nazione. Pur non essendo in grado di vincere da sole la sfida al terrorismo, sono decisive per il controllo del territorio. Per questo motivo, nel nostro paese in primis, si dovrebbe evitare di continuare a tagliare i fondi alle forze dell’ordine, minandone l’efficienza e la funzionalità. La terza soluzione passa dall’integrazione. Da quanto sta emergendo dell’attacco a Parigi, risulta che alcuni degli attentatori sono cittadini europei: questo ci dimostra che questi soggetti non erano minimamente integrati nel loro Paese. Persone dalle culture e religioni diverse possono e devono vivere assieme. Per favorire l’integrazione però è necessaria una razionalizzazione degli ingressi in Europa. Con degli ingressi massicci come quelli degli ultimi periodi, l’integrazione stessa non è possibile, portando paura nelle persone già residenti e all’isolamento di coloro che dovrebbero inserirsi nella nostra società. Non riuscendo ad integrarsi daranno vita ad uno stato nello stato, rischiando di creare delle situazioni simili alle “banlieue” parigine, che rappresentano un grave fallimento del nostro modo di integrare le persone. L’integrazione passa inevitabilmente da un confronto serio con l’Islam moderato, che deve diventare il nostro principale alleato per sconfiggere questo nemico. Come dicevo inizialmente, questa nostra battaglia deve passare anzitutto dalla prevenzione, ma ciò sicuramente non sarebbe sufficiente. L’ISIS è arrivato a dominare una parte importante del Medio Oriente, creando un vero e proprio stato. Per eliminare questa minaccia terroristica è necessario estirparlo, ma non nel modo in cui si è comportato ultimamente l’Occidente. L’ultimo esempio è rappresentato dalla Libia, un territorio in cui dopo la caduta di Gheddafi e l’intervento militare, non si è pensato di creare un nuovo stato, lasciando il tutto in mano a correnti di ribelli che hanno destabilizzato ulteriormente il Paese. Bombardare semplicemente, come alcuni Paesi stanno facendo nei confronti dell’ISIS, non è e non può essere sufficiente, mancando una visione a lungo termine. Dopo l’intervento militare, imprescindibile per sconfiggere territorialmente il nemico, è fondamentale un’opera imponente di state-building. Dobbiamo creare in quei territori una democrazia che possa sostituire l’attuale regime sanguinario. Solo in questo modo, dando stabilità e prosperità a quelle zone, è possibile evitare il riemergere di fenomeni come quelli dell’ISIS. Per sconfiggere militarmente questo nemico è necessario colpire la fonte principale di introiti di questo stato, ossia il petrolio. Solo evitando il contrabbando di greggio, che consente di mantenere lo stato e la forza militare, sarà possibile sconfiggerlo. Solamente se tutti ci impegniamo nella messa in atto di queste soluzioni, possiamo avere la possibilità di combattere seriamente questa battaglia e di vincere il nostro nemico.