A cura di Martina Vetere

Correva il 1977 quando il grande Lucio Battisti cantava che quel gran genio del suo amico saprebbe cosa fare “e potresti ripartire, certamente non volare ma viaggiare”. 

Il viaggio, lo svago, la perdizione, la pausa, la meta, sono tutti elementi che in alcuni momenti sono estremamente necessari per tirare avanti. A volte bisogna solo allontanarsi un po’ per trovare se stessi e per capire che in realtà vogliamo fare esattamente quello di cui ci stavamo lamentando un attimo prima, nel posto che ci stava improvvisamente così stretto; perché a volte bisogna andare lontano per ritrovarsi. E ognuno di noi ha quell’amico che con il cacciavite fa miracoli, quello che ti spinge ad andare, quell’amico che è disposto a sistemare qualsiasi cosa fino a farti ripartire. Quell’amico che non promette di farti volare, ma che è ben disposto ad aiutarti a rimetterti in moto, quell’amico che ti consiglierebbe la via da seguire e che il più delle volte decide di percorrere quel pezzettino di strada con te, quello che decide “di notte con i fari illuminare chiaramente la strada per saper dove andare”. L’amico che nei momenti difficili non ti dice di buttare via tutto ma di riparare, di rimettere in moto l’ingranaggio e di ripartire, di viaggiare. 

Siamo una generazione di esploratori, nati e cresciuti con l’intenzione di scoprire tutte le bellezze che questa terra ci riserva, abbiamo voglia di sfruttare ogni possibilità anche fuori da casa nostra, siamo disposti ad andare via per conoscere ciò che ci circonda, vogliamo confrontarci con ciò che da noi è differente.
Siamo ragazzi che hanno bisogno di evadere dalla vita quotidiana, dalle prime responsabilità, dallo studio delirante, dalle serate in discoteca. Siamo disposti a lasciare tutto da parte – anche solo per un po’ – per assecondare il bisogno di partire, seguire il consiglio dell’amico e andare via, alla ricerca di pace, di obiettivi nuovi, di esperienze, o perché no, di occasioni. Abbiamo bisogno di “rallentare per poi accelerare”, quindi appena è possibile, grazie al nostro amico Ryanair, last minute e via! Per tornare dopo più carichi e determinati o forse sicuri di prima, partendo con una valigia che entri nella cabina dell’aereo ma tornando con un bagaglio di esperienze decisamente più grande. Perché ci vogliono togliere questa gioia, questa scappatoia? Perché c’è chi deve bloccarci? Io oggi ho paura di andarmene in giro, di salire su un aereo e di trovare un qualsiasi pazzo pronto a mettere a rischio la sua e la vita di altre centinaia di persone. Io oggi ho paura di prendere la metropolitana nella città in cui abito. Purtroppo c’è chi alimenta questo terrore e c’è chi invece non fa nulla per combatterlo e per sconfiggerlo. Viviamo in un paese in cui i diritti dei cittadini dovrebbero essere tutelati e garantiti, soprattutto a livello internazionale, ma chi si sta davvero preoccupando di questa situazione? Che cosa stanno facendo le Istituzioni per garantire la nostra sicurezza? Obiettivo indefettibile dell’Unione Europea è la sicurezza, da realizzare anche mediante il principio di leale collaborazione fra gli Stati Membri. Io voglio sentirmi sicura in casa mia e voglio sentirmi allo stesso modo quando salgo su un aereo. Perché siamo una generazione di viaggiatori e non possiamo reprimere la nostra natura.

“Sì viaggiare/evitando le buche più dure,/senza per questo cadere nelle tue paure”

Non voglio avere paura e voglio seguire il consiglio del mio amico.
Purtroppo, però, ci sono delle situazioni che non potrò mai capire e che – per quanto voglia essere coraggiosa- iniziano a spaventarmi sul serio. Chi lo avrebbe mai detto che il “dolcemente viaggiare” di cui tanto parlava il nostro Lucio, si sarebbe trasformato in un terrore comune e internazionale?