A cura di Piervincenzo Lapenna-

Non sono del Pd. Forse lo sono.
La verità più probabilmente è che, nel nuovo e mutato scenario politico Italiano, ancora non ho ben capito cosa fare della mia identità elettorale. Quello che so per certo è che sicuramente non sono un grillino. Non disprezzo, però, le persone che hanno scelto di votare il MoVimento ed anzi, al contrario, ne comprendo perfettamente le ragioni (chi non lo farebbe dopo aver trascorso le ultime 4 ore della sua vita impantanato nel traffico romano?).
Tuttavia detesto il blog. Detesto le regole che lo governano e la nuova classe dirigente a cinque stelle. Nulla è più lontano dal mio modo di concepire la vita che il principio dell’uno vale uno -anche se ormai pare che esso sia stato riformulato nella variante: “uno vale uno, tranne qualcuno”-.
Nulla depreco di più che una certa doppia morale sempre manifesta in quelle organizzazioni a forte matrice giustizialista. Non posso sopportare poi il modus tutto pentastellato di esaltare la mediocrità. Il fatto che i grillini non riescano a riconoscere che un incapace fa tanti, se non più danni di un disonesto.
Voglio però subito tornare a parlare di me.
Ho creduto nel primo Renzi. Credo che il discorso da lui fatto il 3 dicembre 2012 -subito dopo aver perso quel maledetto ballottaggio a porte chiuse con Bersani- sia uno dei più bei discorsi che un politico italiano abbia tenuto negli ultimi venticinque anni.
Ho creduto nel secondo Renzi. Nel Renzi segretario di partito, chiamato a ricoprire l’arduo compito di tamponare l’emorragia di consenso che stava travolgendo la politica italiana e che era stata resa manifesta -come mai prima d’allora- dal risultato del 25% conseguito dal popolo viola alle elezioni politiche del 2013.
Ho dubitato del terzo Renzi. Ho dubitato cioè del Renzi uomo di governo. Perché pur avendo condiviso i propositi delle principali riforme da lui attuate (jobs act su tutte) non potrei dire lo stesso di alcuni altri provvedimenti del suo governo.
Tuttavia Renzi io lo giustifico -come ho sempre giustificato Berlusconi- perché studio giurisprudenza e quindi conosco il diritto pubblico italiano. Perché la nostra non è la Costituzione più bella del mondo ma è solo una delle tante costituzioni al mondo. Fra le tante, anzi, la nostra è una di quelle che ha fallito la missione originaria propria di ogni carta fondamentale: quella di consegnare ai cittadini un sistema istituzionale chiaro e nel quale il rapporto fra i poteri dello Stato sia ben bilanciato.
Ecco, dunque, il primo motivo per il quale al referendum del 4 dicembre voterò Sì.
Non voglio che nessun Presidente del Consiglio Italiano -d’ora in poi- abbia più alibi. Agli 80 euro avrei preferito il taglio dell’Irpef, ma giustifico Renzi perché so che i bonus sono stati un compromesso che ha dovuto stipulare con le variegate componenti della sua maggioranza. Io non voglio, però, più giustificare nessuno; voglio essere libero di giudicare i fatti e non le intenzioni.

Voterò Sì, inoltre, perché mi fido più di Renzi che del PD.
Non so, infatti, se il Matteo segretario riuscirà fino in fondo a cambiare la cupa insegna del partito ditta. Perché una cosa è parlare di liberal-democrazia ed un’altra cosa è farla la liberal-democrazia. I rigurgiti dalemiani mi spaventano proprio perché sono il simbolo di una sinistra che vuole inseguire i cinquestelle ancora più a sinistra.

Voterò Sì perché la “svolta autoritaria” mi fa ridere.
Mi fa ridere come qualcuno possa addirittura pensare che in un Paese in cui esistono più centri di potere che centri abitati possa anche solo esistere l’ipotesi di una deriva anti-democratica. Credo che il rischio maggiore che possiamo correre in caso di vittoria del Sì sia che qualcuno finalmente venga messo nelle condizioni di governare. Vi prego, bene o male, purché lo faccia.

Voterò Sì perché -per un secondo- ho goduto della vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane. Perché non sopporto più il politicamente corretto ed il fatto che i movimenti di sinistra radicale abbiano di fatto vinto la battaglia culturale del nostro tempo. Perché Loro sono sempre migliori di noi. Perché se voti Trump sei un razzista, se voti Berlusconi sei un ignorante, se voti Renzi sei un corrotto e se voti Sì non hai letto la riforma.

Voterò Sì perché questa cosa dei Senatori non eletti è una cazzata.
Perché in una repubblica parlamentare eleggere un parlamentare che non ha il potere di votare la fiducia sarebbe forse meno utile di eleggere i concorrenti della celebre trasmissione televisiva “Ciao Darwin”. Perché in un periodo storico caratterizzato dall’emergere di forze eversive (fra le quali comprendo i cinquestelle) una Camera Alta può essere un valido strumento per far si che a trionfare sia sempre e soltanto la democrazia indiretta.

Voterò Sì nonostante il referendum sia ormai stato personalizzato.
Se è vero che avrei preferito dare un giudizio politico sul Renzismo in un’altra sede, è anche vero che ormai il dato è stato tratto e che la personalizzazione è avvenuta, tanto per il fronte del Sì che per quello opposto. Perché se è vero che se vince il “No” Renzi va a casa, allo stesso modo è vero che se vince il Sì scongiuriamo il pericolo di un governo Di Maio.

Voterò Sì perché sebbene questa riforma costituzionale non sia perfetta essa -in questo momento storico- è pur sempre la migliore riforma possibile. Perché questa riforma è imperfetta proprio perché figlia di questo sistema costituzionale a sua volta imperfetto; perché essa è figlia delle due camere; perché essa è figlia del doppio passaggio previsto dell’art.138; perché essa è figlia delle teste di mille parlamentari e delle loro infinite rivendicazioni. Perché, insomma, meglio di così con il sistema costituzionale vigente è impossibile fare e perché chi dice il contrario o non l’ha fatto quando poteva farlo o non ha e non avrà i numeri per farlo in futuro.

Voterò Sì perché adoro l’Italicum.
Perché il giorno dopo le elezioni voglio sapere chi ha vinto. Perché chi dice che la forza dei Sindaci (l’Italicum è il sistema elettorale che si ispira al sistema elettorale con cui vengono eletti, appunto, i sindaci) derivi dal premio di maggioranza vi mente sapendo di mentirvi, dato che la forza dei Sindaci risiede nel fatto che se un Sindaco si dimette assieme a lui deve andare a casa tutto il consiglio comunale e si deve tornare necessariamente alle urne.

Voterò Sì nonostante i renziani.
Perché nonostante vedere di chi si sia circondato Renzi è forse la cosa che più mi ha deluso di lui (e non mi riferisco a Verdini) non riesco comunque ad individuare una classe dirigente alternativa, degna di questo nome e libera dalla categoria dello spirito che odio di più (i lacchè, ndr).

Voterò Sì perché cambiare questa Costituzione ed alleggerire il sistema è realmente una priorità.

Voterò si perché “è sempre bellissima la cicatrice che mi ricorderà di essere stato felice”.

Voterò Sì perché votare No -cari amici liberali tenetelo bene a mente- è votare Movimento 5 Stelle.