A cura di Federica Vetta

 

“Maledetti bastardi, sono ancora vivo!” È questo il grido che leva Roberto Saviano contro i boss della camorra a 10 anni dalla pubblicazione di ‘Gomorra‘, libro che ha presto rivelato al suo autore la doppia faccia della sua medaglia, donandogli ammirazione incondizionata da parte di milioni di lettori ma anche astio e isolamento da parte di un altrettanto folto numero di persone. Non credo ci sia bisogno di ricordare come Saviano descriva il fenomeno della camorra in modo schietto, con un coraggio dimostrato da pochi altri prima di lui e che come lui si sono battuti nella lotta contro le mafie col mezzo più fragile ma più diretto possibile, la parola. E probabilmente è proprio questo che più ha infastidito i capiclan: non solo il coraggio con cui un loro conterraneo ha alzato la testa, ma il fatto che insieme alla sua ha fatto “alzare la testa” a milioni di persone portandole a vedere la realtà cruda e tristemente estesa del fenomeno mafioso. Ma Saviano non si accontenta. Come se non bastasse il contenuto del suo romanzo a farlo entrare nel mirino dei clan, il 23 settembre del 2006, durante una manifestazione per la legalità tenutasi a Casal di Principe, lo scrittore denunciò in piazza gli affari dei capi dei clan dei Casalesi rivolgendosi loro con toni accesi; e fu proprio a seguito delle minacce ricevute dopo questo episodio che, il 13 ottobre 2006, il Ministro dell’Interno decise di assegnargli la scorta. Così questa misura di protezione, da molti considerata un costoso beneficio inutilmente concesso allo scrittore, è valsa a fargli guadagnare ulteriore disprezzo da parte di molti suoi connazionali, gli stessi che gli danno contro per aver, a loro detta, gettato fango su Napoli, mostrando al mondo intero un’idea dell’Italia ben lontana da quella del Bel Paese. Al contrario io credo fermamente che sia opportuno prendere le distanze da questa parte d’Italia che, non solo non ci fa onore, ma condanna un autore che personalmente non esito a chiamare un eroe moderno, un sopravvissuto, come lui stesso si definisce dicendo: “Eppure, nonostante tutto, quello che mi sentirei di gridare loro in faccia è: non ci siete riusciti! Esattamente come scrissi 10 anni fa in Gomorra: Maledetti bastardi, sono ancora vivo!”