A cura di Leonardo Cappuccilli-

Con l’avvento della primavera è iniziato un periodo denso di appuntamenti per il Governo Gentiloni, in carica da ormai quattro mesi. Tra i numerosi impegni che hanno scandito l’operato dell’esecutivo vi è l’approvazione del Documento di Economia e Finanza (DEF). In sintesi, esso contiene un’analisi dell’andamento dell’economia italiana, il resoconto sullo stato di salute dei conti pubblici e gli impegni del Governo per la legge di bilancio per il triennio 2018-2020. Il DEF viene presentato ogni anno, in questo periodo, allo scopo di rendere note alla pubblica opinione – e in particolare alla Commissione Europea, che valuta i contenuti del documento – le stime del governo circa l’evoluzione delle variabili economiche fondamentali e le misure che verranno messe in campo per perseguire gli obiettivi della crescita e della stabilità finanziaria, come previsto dai trattati europei. Quest’anno, però, il Governo Gentiloni si è anche impegnato a varare una manovra di bilancio correttiva, dopo che la Commissione Juncker aveva espresso delle riserve riguardo alla finanziaria approvata dal Parlamento lo scorso dicembre, nei giorni immediatamente precedenti alle dimissioni dell’ex premier Matteo Renzi. Proprio il DEF, che dopo il via libera da parte del Consiglio dei Ministri sarà inviato alle Camere, è stato oggetto di un confronto acceso tra il Ministero dell’Economia e il Partito Democratico: alcuni tra i maggiori esponenti di quello che resta l’attore principale della maggioranza, perlopiù appartenenti all’area renziana, hanno infatti respinto l’ipotesi di inserire nella prossima legge di bilancio un aumento delle aliquote IVA in cambio di un taglio del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Tale ipotesi, ventilata dal Ministro Padoan e supportata da Confindustria (che vede nella riduzione del costo del lavoro un’opportunità per il rilancio della competitività delle imprese italiane), è stata quindi scartata, essendo le forze politiche che sostengono il Governo restie ad assumersi la responsabilità di un nuovo aumento della pressione fiscale (“La sinistra deve rottamare Dracula”, ha scritto Renzi sul suo blog). Tuttavia, come è stato sostenuto dai rappresentanti di Banca d’Italia nel corso dell’audizione congiunta davanti alle Commissioni Finanze di Camera e Senato (finalizzata proprio all’analisi dei contenuti del DEF), gli effetti sull’economia reale di un taglio al cuneo fiscale accompagnato da un aumento dell’IVA sono ancora da valutare, e non appare dunque ragionevole bocciare a priori una misura che, potenzialmente, potrebbe sostenere la ripresa del mercato del lavoro. Appare ovvio che il costo di una simile manovra si abbatterebbe interamente sui consumatori, già gravemente penalizzati dal fisco.  Ciononostante, la crisi occupazionale e il gap di competitività con gli altri Paesi esportatori sono questioni che meritano di essere affrontate con urgenza, e, finché in Italiail taglio della spesa rimarrà un tabù, bisognerà prendere in considerazione simili compromessi. Un’altra disputa tutta politica, sorta anch’essa a margine della pubblicazione dei documenti preparati dal Governo, ha riguardato l’esistenza di un fantomatico “tesoretto” da 47,5 miliardi, che il vecchio Governo avrebbe lasciato in eredità a quello attuale. In primo luogo va detto che il tesoretto non esiste: per il momento l’esecutivo si è impegnato a stanziare 3 miliardi all’anno – da qui al 2032 – per costituire un fondo per gli investimenti pubblici. E inoltre, non è chiaro come verranno reperite tali risorse, della cui futura disponibilità è perciò lecito dubitare. Passando ad esaminare i contenuti della “manovrina”, vi si trova un aumento delle accise sui tabacchi e della c.d. “tassa sulla fortuna” (l’aliquota passa dal 6% al 12%), un inasprimento della lotta all’evasione fiscale con l’estensione ai privati del sistema dello “split payment” (non accolto con favore dalle imprese poiché ne intacca la liquidità), una timida revisione della spesa e una lieve riduzione delle agevolazioni fiscali, e lo stanziamento di nuovi fondi per le aree colpite dal terremoto. Al momento sembra che siano state accantonate, invece, le promesse riguardanti il taglio dell’IRPEF e una nuova tranche di cessioni delle partecipazioni detenute dal MEF (alcune quote di Eni, Enel e Poste verranno forse girate all’ente Cassa Depositi e Prestiti): svaniscono così le speranze di un arretramento da parte dello stato rispetto all’agone economico. Il Presidente Gentiloni rivendica la continuità del proprio esecutivo rispetto a quello che lo ha preceduto, ma, almeno nel campo della politica economica, pare di assistere ad una cesura vera e propria. Infatti, dopo l’abolizione dei voucher e l’introduzione del reddito di inclusione, il Governo si prepara ad una legge di bilancio prudente sia sulle imposte, sia sulla spesa corrente, e forse più attenta al rilancio degli investimenti.  Rimangono, però, alcune questioni cruciali: mentre le previsioni sulla crescita del PIL nel 2017 restano ancorate all’ 1%, la legge sulla concorrenza è da due anni ostaggio del Parlamento, e delle riforme strutturali non resta che un vago ricordo.