A cura di Stefano Gatti-

Se è vero che il processo di aggregazione degli Stati europei comincia principalmente come conseguenza od in risposta alla seconda guerra mondiale, è anche vero che col passare degli anni lo spettro della guerra nel vecchio continente sbiadisce sempre di più e con esso, purtroppo, il sentimento europeo. Le necessità degli uomini, d’altra parte, mutano col tempo ed allora pare necessario trovare nuovi stimoli, nuove motivazioni che giustifichino questa Unione, affinché un processo tanto lungo e difficile non crolli su se stesso. Di certo non può essere la lingua a legarci, né tanto meno i costumi, così diversi nelle diverse parti d’Europa; nemmeno la cultura, se non per quel nucleo fondamentalissimo di valori che costituiscono l’essenza stessa della cosiddetta civiltà occidentale.

Ripercorrendo il corso del pensiero filosofico, già secondo Aristotele, l’uomo è un “animale politico”, cioè è per sua natura spinto, in maniera quasi inconsapevole, ad aggregarsi e formare delle comunità. Di più, da un punto di vista più schietto e contrattualistico l’uomo sceglie di rinunciare a parte delle proprie prerogative e della propria libertà per unirsi ad altri suoi simili con un obiettivo ben preciso, quello di migliorare la propria condizione, sotto vari punti di vista. Egli non fa altro che soppesare cinicamente pro e contro della solitudine e della vita associata, optando per la via che gli garantisca maggiori benefici. In fondo la sua non è altro che una naturale e continua ricerca di felicità, benessere, sicurezza, tranquillità. Ecco che allora l’aggregazione in gruppi più o meno ampi può rimanere salda solo allorquando i benefici che essa porta con sé siano o, per meglio dire, appaiano superiori ai sacrifici che richiede. Tali ragionamenti sono stati sviluppati storicamente avendo a mente lo Stato, ma non per questo non possono essere riproposti altrettanto efficacemente anche in relazione ad una realtà sovranazionale ed ultrastatuale come l’Unione Europea.  Questa pare del tutto idonea, grazie ai principi dello Stato sociale ed alle garanzie dello Stato di diritto da essa condivisi, a garantire un elevato standard di benessere ai suoi cittadini. D’altra parte proprio questa sua dimensione, permette di fare fronte all’incombere di nuove esigenze, la risposta alle quali richiede un intervento tanto capillare quanto coordinato. Se siamo alla ricerca del welfare, questa è la via e vale la pena percorrerla.