A cura di  Pierpaolo Moroni-

Le teorie sui complotti italici hanno riempito pagine di libri e giornali e hanno generato molteplici dibattiti facendo emergere verità inquietanti sul ruolo svolto da organizzazioni terroristiche e mafiose, dai cosiddetti centri di potere e da coloro che avevano il compito di tutelare l’ordine e la sicurezza nel Paese.
Dal barbaro assassinio del Presidente Aldo Moro, all’abbattimento del DC9 Itavia sui cieli di Ustica. Dalla strage alla stazione di Bologna, a quella di Capaci che provocò la morte del giudice Giovanni Falcone.
Storie italiane che ancora presentano lati oscuri e angoscianti, contrassegnate da depistaggi, infiltrazioni, sparizione di prove, intrighi nazionali e internazionali e ancora troppi “segreti”.
In relazione al Caso Moro, molti si affrettarono ad additare le Brigate Rosse come l’unica organizzazione responsabile della progettazione ed esecuzione della strage.
A quasi 40 anni di distanza sono emersi altri “attori” che potrebbero aver giocato un ruolo determinante in questa tragedia.
La pista internazionale conduce oltremanica, con i britannici che, in quegli anni, tentarono di influenzare la politica estera italiana nel settore strategico dell’energia; non a caso Moro fu il primo Ministro degli Esteri occidentale a recarsi in Libia al fine di dare vita ad una “Piattaforma energetica del Mediterraneo” (svincolata dalle superpotenze del settore, come la British Petroleum).
Anche le organizzazioni criminali sembrerebbe abbiano giocato un ruolo di rilievo nella vicenda: il boss della camorra Raffaele Cutolo dichiarò di essere stato contattato da esponenti della Banda della Magliana per verificare se ci fosse interesse a liberare Moro.
Ancora l’assassinio, avvenuto due giorni dopo il sequestro, di due giovani del centro sociale Leoncavallo di Milano, ricordati come Fausto e Iaio, sembra avere qualche nesso con l’accaduto, visto che i due abitavano nella stessa via dove, dopo qualche mese dalla loro morte, verrà rinvenuto un covo delle BR. Forse un messaggio trasversale fra servizi deviati italiani, oltre che l’eliminazione di potenziali testimoni che, in un comunicato delle BR, furono definiti “compagni… assassinati dai sicari di regime”.
Poco chiara e controversa risulta essere la vicenda legata al disastro aereo di Ustica, del 1980, quando l’aereo di linea DC-9-15 dell’Itavia si squarciò in volo causando la morte di 81 persone.
Dalla tesi prevalente del missile, lanciato o per errore durante un’esercitazione o per abbattere l’aereo che trasportava Gheddafi, si è passati a considerare anche l’ipotesi dell’ordigno collocato a bordo da organizzazioni terroristiche legate ai regimi palestinesi e/o libici.
Dai pochi documenti desecretati è emerso infatti che nei mesi precedenti all’attentato si erano generate forti tensioni tra lo stato italiano e le frange più estreme dell’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) con dietro la Libia di Gheddafi.
In tale cornice, una delle tante perizie tecniche agli atti del processo sulla strage di Ustica sembrerebbe propendere proprio per la tesi dell’esplosione di un ordigno collocato a bordo del DC9.
Pochi mesi dopo una bomba venne fatta esplodere alla Stazione Centrale di Bologna, causando oltre 80 morti e più di 200 feriti.
Gli esecutori materiali individuati e condannati appartenevano in questo caso a frange dell’estrema destra italiana, ma le ipotesi circa i possibili mandanti hanno fatto emergere inquietanti collegamenti tra le tre stragi con il probabile coinvolgimento della criminalità organizzata, dei servizi segreti e del solito terrorismo internazionale.
Anche dietro la strage di Capaci del maggio del 92 sembrerebbero esserci più soggetti e interessi intrecciati: nello specifico, le carte, le testimonianze e le investigazioni, hanno fatto emergere che, insieme ai vari boss di Cosa Nostra, si mossero verosimilmente anche altre forze che utilizzarono la mafia come braccio armato per completare i loro improbi disegni.
Storie, quelle appena raccontate, intrise di sangue e dolore e macchiate da depistaggi, reticenze, collusioni e lentezze politiche e giudiziarie.
Complotti progettati e messi in scena da attori che rispondevano a logiche di potere disomogenee, ma tutti indirizzati a disorientare, destabilizzare e terrorizzare i settori sani della nostra giovane Repubblica.
Si dovrebbe parlare, più che di “organizzazioni deviate”, di gruppi che invece rispondevano a una logica ben precisa che era la “Strategia della Tensione’’, un disegno eversivo pensato per il disfacimento degli equilibri precostituiti, e quindi ad un collegamento tra il mondo dei “sovversivi”, talvolta anche legittimati ad operare, e alcuni apparati “inquinati” dello Stato.
Appare estremamente difficile, a distanza di tanti anni, smascherare i veri responsabili degli atti che hanno causato tanta distruzione e insanguinato ferocemente il nostro territorio, ma sembra altrettanto chiaro che solo se manteniamo alta l’attenzione verso tali accadimenti, desecretando i documenti, incrociando i dati dei processi e perseguendo seriamente chi cerca ancora di insabbiare la verità, si possa sperare di comprendere il sistema e il complottismo che esisteva dietro a tutte quelle agghiaccianti vicende.